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Teatrionline > Blog > Prosa > L’innocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto
Prosa

L’innocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto

Redazione
Ultima modifica: 30 Marzo 2011 08:38
Redazione
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Giulio Cavalli torna sul palco del Teatro della Cooperativa con il suo nuovo spettacolo  “L’innocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto”, dopo gli esauriti con “A cento passi dal Duomo” presentato nella scorsa stagione. Martedì 5 aprile, alla prima nazionale dello spettacolo, saranno presenti Giancarlo Caselli che farà un breve intervento dal palco e Cisco (ex voce Modena City Ramblers) che eseguirà dal vivo le musiche composte per lo spettacolo. Speravamo bastasse esercitarla, la memoria, perché non ci scippassero la Storia. Oggi ci tocca smentirla. Giulio Andreotti è stato al centro della scena politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo. Sempre presente nell’Assemblea costituente e poi nel Parlamento dal 1948; la storia umana di Giulio Andreotti si lega alla storia della politica italiana. Oggi Andreotti è l’icona di un “martirio giudiziario” con oscuri fini politici che ce lo raccontano assolto. Nella sentenza si legge: «Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione». Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti avrebbe potuto essere condannato in base all’articolo 416. La storia, comunque, dice che Andreotti si è seduto al tavolo della Mafia. E come, dove, con chi e “presumibilmente perché”,  va raccontato.

Cinque praticabili, cinque diversi “spazi” ed uno schermo per dare vita attraverso il racconto e alcune immagini alle tante parti del puzzle che compongono la storia. In una scena nuda ed essenziale, dove il “posto d’onore” al centro del palco spetta ad un inginocchiatoio su cui è poggiato un impermeabile, prende forma una figura, quella di Giulio Andreotti.

Giulio Cavalli, con la duttilità funambolica che il pubblico ha imparato ad apprezzare, alterna le testimonianze, le deposizioni, gli atti giudiziari per descrivere una delle figure più controverse della politica italiana.  Molti i momenti intensi e significativi per disegnare il ritratto del potente Giulio (Andreotti)  come le parole pesanti quanto il piombo che Aldo Moro dedicò dal rifugio delle BR al suo ex compagno di partito.

Altrettanto forti i momenti in cui è lo stesso Cavalli che, indossato l’impermeabile, si inginocchia a mani giunte e – Bibbia alla mano – cita passaggi chiave delle dichiarazioni rese dallo stesso Andreotti nel corso dei procedimenti processuali.

Cavalli in questa occasione si avvale della collaborazione (come regista) di Renato Sarti, un altro artista che ha fatto del teatro civile e dell’impegno il punto di forza e di partenza del proprio lavoro teatrale e sa come maneggiare le parole. Parole che scorrono partendo dal quotidiano dei documenti, degli articoli, delle interviste e della sentenza inequivocabile (condannato ma prosciolto grazie alla prescrizione) cercando di rendere appieno lo spessore del Belzebù della politica italiana. Il tutto accompagnato dalle musiche di Stefano “Cisco” Bellotti, che alterna diverse atmosfere, tra melodie di sottofondo e intense canzoni.

Con la collaborazione drammaturgica di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli, Cavalli offre un quadro tanto emblematico quanto inquietante della realtà italiana. Alla fine, per il pubblico verrà concesso un piccolo bis, in cui dimostra come l’infiltrazione e la corruzione della malavita organizzata all’interno della politica degli anni Ottanta ha degli aspetti identici a quelli di oggi.

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