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Teatrionline > Blog > Prosa > Silenzio stampa – noi che la mafia non la sentiamo nemmeno di striscio
Prosa

Silenzio stampa – noi che la mafia non la sentiamo nemmeno di striscio

Redazione
Ultima modifica: 23 Gennaio 2014 20:07
Redazione
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“Silenzio stampa – noi che la mafia non la sentiamo nemmeno di striscio” è il titolo dello spettacolo teatrale che alcuni ragazzi del Liceo Classico Alighieri di Ravenna porteranno in scena il 25 gennaio a Napoli, all’interno del progetto “Le Nuove Resistenze”. Il progetto nasce da un’idea di collaborazione tra il Nuovo Teatro Sanità di Napoli e la casa editrice Caracò di Bologna, che hanno coinvolto il Gruppo dello Zuccherificio per allargare l’iniziativa alla città di Ravenna. L’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ravenna ha appoggiato l’iniziativa finanziando le spese di viaggio degli studenti. “Le Nuove Resistenze” è un progetto di formazione, didattica e teatro civile contro le mafie e si pone come obiettivo la costruzione di una nuova coscienza civile attraverso le scuole, i teatri, l’editoria e il giornalismo per promuovere la cultura del contrasto alle mafie e del rispetto delle regole che caratterizzano la convivenza democratica. Protagonisti del progetto “Le Nuove Resistenze” sono le nuove generazioni: studenti dell’Istituto tecnico commerciale Geatano Salvemini di Casalecchio di Reno, studenti del Liceo Classico Dante Alighieri di Ravenna e i ragazzi del quartiere Sanità che seguono le attività del Nuovo Teatro Sanità.

Molti dei ragazzi del Liceo Classico di Ravenna hanno già provato l’esperienza e l’emozione del palco, alcuni di loro sono stati tra i protagonisti del progetto “Voci nel Deserto”, format di Teatro Civico che richiama voci lontane sorprendentemente sempre attuali, che il Gruppo dello zuccherificio ha portato all’interno della scuola per due anni. Un gruppo di giovani attori collaudato che mostra carattere e volontà di esprimere il disagio della convivenza con la mafia. Non solo interpreti di personaggi verosimili ma portatori consapevoli dei messaggi contenuti nel testo teatrale. La sceneggiatura originale è di Lorenzo Carpinelli che ha trasposto le informazioni contenute nel dossier “Le mafie in Emilia Romagna” della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, realizzato in collaborazione con Gaetano Alessi (premio Pippo Fava 2012) ed al quale il Gruppo dello Zuccherificio ha contribuito.

Lo spettacolo teatrale dei ragazzi di Ravenna racconta ed esplora a fondo, denuncia gli stereotipi, rivela verità scomode: storie poco conosciute, che rischiano di essere tenute a distanza se ascoltate attraverso le parole di una debole cronaca giornalistica. L’azione teatrale dona empatia alle vicende messe in scena e fa comprendere allo spettatore quanto la mafia abbia fondamenta ben piazzate anche nel nord “pulito”; fa sgranare increduli gli occhi di chi si chiede come certe cose possano accadere e chi le stia favorendo; fa calare il silenzio su chi ha compreso solo adesso che la mafia approfitta di tutti noi, calpestando diritti e dignità. Anche chi conosce queste storie si rende conto che possono essere di straordinario valore educativo perchè raccontate con tale intensità da ragazzi prossimi ai 20 anni, che si immedesimano in personaggi spesso loro coetanei ai quali la mafia strappa quotidianamente pezzi di vita, deformandola e segnandola indelebilmente. Non dobbiamo scordare mai le parole di Antonino Capponnetto “la mafia teme  la scuola più che la giustizia”: questo messaggio non è rivolto solo alle istituzioni, ai dirigenti scolastici e agli insegnanti, ma a tutti i soggetti che influenzano la capacità dei giovani di intendere e volere essere cittadini.

Durante questo lungo periodo di stanchezza dell’informazione di massa, nella sua forma e sostanza, l’indifferenza spalleggia le mafie nelle infiltrazioni al nord e la crisi dell’impegno e della partecipazione non genera gli anticorpi adeguati per sviluppare una cultura della legalità diffusa. Quando però sono le nuove generazioni a caricarsi della responsabilità della lotta alla mafia possiamo sostenere con più fiducia, usando le parole di Giovanni Falcone, che “la mafia, in quanto fenomeno umano, ha un principio, una sua evoluzione e una sua fine”.

 

 

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