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Reading: L’heure espagnole e L’enfant et les sortilèges di Ravel al Teatro dell’Opera di Roma
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Teatrionline > Blog > Opera > L’heure espagnole e L’enfant et les sortilèges di Ravel al Teatro dell’Opera di Roma
Opera

L’heure espagnole e L’enfant et les sortilèges di Ravel al Teatro dell’Opera di Roma

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 3 Febbraio 2014 19:27
Fabiana Raponi
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fotoIl divertimento malizioso de L’heure espagnole e il surrealismo onirico de L’enfant et les sortilèges: è una gioia per gli occhi e le orecchie il dittico di Maurice Ravel in scena al Teatro dell’Opera di Roma accolto con successo dal pubblico dopo l’annullamento della prima dello spettacolo, causa sciopero, lo scorso 30 gennaio.

Sul podio il maestro Charles Dutoit, uno dei maggiori interpreti di Ravel, che torna a Roma dopo il Samson et Dalila dello scorso anno, e che dirige con maestria sottile e sofisticata la complessa orchestrazione musicale (senza neppure un’aria) facendo emergere ogni prezioso dettaglio in simbiosi con l’Orchestra.

Il delizioso allestimento (del 2012) che arriva a Roma segna la collaborazione del teatro capitolino il prestigioso Festival di Glyndebourne, in Inghilterra e segna il debutto romano del francese Laurent Pelly che ha curato la regia e i costumi.

Ne L’heure espagnole (1907) la scena (di Caroline Ginet) a vista presenta una lunga tenda patchwork che si apre svelando un’altissima parete fra cui spiccano abiti, vasi e naturalmente orologi (anche nella lavatrice) che s’illuminano a scandire il tempo nella caotica casa bottega dell’orologio Torquemada (François Piolino) che presto esce di casa. Ma la giovane e disinvolta moglie Concepciòn (Stéphanie d’Oustrac), sottoveste rosa e vestaglia fiorata, non intende rimanere fedele al marito tentando di barcamenarsi fra improbabili avventori-amanti, il poeta Gonzalve (Benjamin Hulett) e il ricco signore don Inigo (Andrea Concetti) che nasconde negli ingranaggi degli orologi che fa spostare in continuazione dal muscoloso e paziente Ramiro (Jean-Luc Ballestra), salvo poi scegliere proprio lui come amante.

La regia di Pelly è dinamica, spassosa e divertente tesa a esaltare i toni scanzonati e piccanti del classico vaudeville riportato ai nostri giorni: dispone di tutti i personaggi trattandoli come burattini in un e rendendoli ingranaggi perfetti di un perfetto gioco sincronizzato ricreando un’ambientazione un po’ Anni Settanta dai colori vivaci e invadenti riecheggiata anche dal costume un po’ hippie (pantaloni a zampa e sciarpetta color albicocca, capelli al vento) del poeta romantico.

E dopo la maliziosa girandola amorosa ecco il meraviglioso incanto de L’enfant et les sortilèges (1924), inno all’infanzia e alla fantasia che Pelly traduce come parabola della crudeltà e della redenzione dei bambini.

La scena di Barbara de Limburg si apre su un bambino (Khatouna Gadelia) lasciando immedesimare il pubblico dal suo punto di vista nella realtà: costretto a fare i compiti è piccolo rispetto agli oggetti che lo circondano, una sedia, un tavolo enormi di dimensioni spropositate.

Ma è un bambino di certo non troppo innocente e decisamente capriccioso quello che nel testo scritto da Colette si ribella ai suoi doveri e viene lasciato in punizione nella sua cameretta.

Capriccioso e indispettito comincia a distruggere tutto quando cominciano i sortilegi: tutti gli oggetti prendono vita e si animano lamentandosi dei suoi soprusi. Ecco allora sfilare sotto i suoi occhi la Poltrona mimetizzata (Andrea Concetti), il Fuoco (Kathleen Kim), la Teiera (François Piolino), il Pipistrello (Julie Pasturaud), la Gatta (Stéphanie d’Oustrac), il Fuoco (Kathleen Kim), la Teiera (François Piolino), l’Aritmetica e la carta da parati… in un turbinio di magia.

In giardino con la luna, gli alberi e gli animali, il bambino spaventato (e perché no?) pentito lascia riemergere la sua dolcezza e la sua bontà curando la ferita dello scoiattolo facendosi perdonare e tornando fra le braccia della madre.

L’atmosfera magica e onirica, a tratti da incubo dispettoso, emerge in tutta la sua efficacia grazie anche al contrasto delle diverse dimensioni fra oggetti e personaggi.

Incantevoli i costumi fiabeschi che spaziano in ogni dove, dallo stile settecentesco dei personaggi della carta da parati, agli alberi, ai pipistrelli, al fuoco svolazzante, alla gatta, alla civetta, per restituire un’atmosfera di fervida e vivida fantasia dove il regista può sbizzarrire il suo estro.

Bravi gli interpreti, ciascuno assolutamente speciale nel suo personaggio, per un dittico bellissimo, all’insegna della leggerezza e della dolcezza, un piccolo gioiellino da non perdere per riscoprire la sofisticata musica di Ravel esaltata dalla raffinata direzione di Dutoit. Le ultime due repliche vanno in scena martedì 4 febbraio (ore 20) e giovedì 6 febbraio (ore 20).

Tosca di Giacomo Puccini
“La vedova allegra” e “Cin Cin Là”
Terme di Caracalla, l’Aida di Denis Krief apre la stagione d’opera
Aida
“La Mandragola” di Nicolò Machiavelli

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