Per un fiorentino è Natale solo quando cominciano a riaffiorare alla mente le battute di Benvenuti in casa Gori. Quando, addobbando l’albero, ci si sofferma a guardare il puntale col sorriso sulle labbra. Quando si assiste alla scena di babbo diplomatico spiazzato dall’ingenua ribellione della figlia. Quando a tavola finiscono troppo presto i crostini e qualcuno rimane senza, quando i tortellini e’ son asciutti e i’lesso un vien bono. Alessandro Benvenuti, che ha curato il testo, insieme a Ugo Chiti, e la regia, interpreta oggi, come trent’anni fa, i dieci partecipanti a un pranzo di Natale come se ne facevano e se ne fanno ancora oggi, a Pontassieve e in tutto il fiorentino. Dal menù alle intonazioni delle voci, magistralmente caratterizzate dal Benvenuti, tutto ci fa sentire a casa, trasportandoci, attraverso un’atmosfera natalizia di realismo dialettale, in una sala da pranzo assimilabile a una qualsiasi. Di scenografia ognuno costruisce la sua, l’attore ci butta dentro il meglio e il peggio di un’appartenenza forte, di un modo di stare a’i mondo e di descriverne le immagini che è proprio solo di Firenze. Già il titolo dello spettacolo teatrale, divenuto film ma già di enorme successo come monologo, gli’è tutto un programma , giocando sul cognome dell’attore, sull’arte teatrale di intromettersi nelle situazioni e sviscerarne le particolarità, sull’eufemismo di un’esclamazione di cortesia rinnegata dal caos familiare, vero protagonista di quella che non è una vicenda, non è una narrazione storica né una rappresentazione neorealistica, astratta, sperimentale, ma un quadro, un fermo immagine, uno spaccato di vita, un momento di tradizione che non accetta catalogazioni tradizionali. I rapporti, familiari e dialettici, tra i personaggi e le loro personalità non hanno bisogno di boriose presentazioni o indigeribili spiegazioni, sono affidate alla versatilità interpretativa del Benvenuti e alla plastica adattabilità del suo timbro, che rendono chiaro e ancor più appetitoso il botta e risposta tra i Gori. Parlare di ospitalità del Teatro di Rifredi nei confronti di Alessandro Benvenuti, che presenta il suo spettacolo, insieme ad Arca Azzurra Teatro, proprio qui dove debuttò nel 1986, fa sorridere. E allora mi piace pensare che si volesse sottolineare il ritorno di un attore importante nel panorama teatrale italiano accogliendolo come un ospite speciale, uno di quegli attori che si è allontanato poche volte dal palco scenico originario e più difficile, quello del teatro, e che ne è stato riattratto ogni volta, accolto sempre con sincero affetto da un pubblico che ha seguito la sua crescita professionale, lasciandosi viziare da un’arte genuina.
Benvenuti in casa Gori
1784
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