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Teatrionline > Blog > Senza categoria > Il “sogno” di Tiezzi nel Calderon di Pasolini
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Il “sogno” di Tiezzi nel Calderon di Pasolini

Erika Di Bennardo
Ultima modifica: 21 Maggio 2016 07:23
Erika Di Bennardo
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fotoFra le sei tragedie scritte in blocco nel 1966 da Pier Paolo Pasolini forse Calderon è quella che si presta di più come tramite tra le riflessioni teatrali dell’autore e la loro messa in pratica.

Federico Tiezzi dirige questa produzione del Teatro di Roma in collaborazione con la Fondazione Teatro della Toscana e scrive per l’occasione la drammaturgia insieme a Fabrizio Sinisi e Sandro Lombardi, anche protagonista della piéce.

Lo spettacolo, fedele al testo pasoliniano, si compone di tre quadri ben delineati secondo ambientazioni, linguaggi, tematiche e personaggi differenti. A far da collante è la tematica del sogno: ricorrente da un quadro all’altro in maniera sempre più pungente e incalzante fino alla sorpresa del finale in cui Rosaura si sveglia e scopre di aver sognato una realtà collettiva, il lager, da cui non ci si può svegliare come dal resto dei “brutti sogni”, frutto inconscio della fantasia. Particolare valenza è data alla differenza tra i personaggi nei quadri, interpretati anche da attori che si susseguono di volta in volta incastonando l’interpretazione in una metrica prettamente tecnica ed efficiente.

Le scene di Gregorio Zuria, così come le luci di Gianni Pollini e i costumi di Giovanna Buzzi e Lisa Rufini contribuiscono a scandire le diverse ambientazioni sceniche, con l’abilità di lasciare dettagli riconducibili a diversi quadri che inseriscono quindi una logica di continuità intrinseca al testo affidata agli oggetti e alla capacità di osservazione degli spettatori, incollati alla poltrona per oltre due ore di spettacolo. Interessante anche la scelta di inserire in momenti cruciali per lo svolgimento della vicenda e la comprensione totale del plot drammaturgico sonorità musicali e cantate dagli stessi attori: per questo spettacolo la poesia Ahi desesperadamente di Pier Paolo Pasolini è stata appositamente musicata da Matteo d’Amico.

Il cast è ricco di grandi nomi del panorama teatrale nazionale come il già citato Sandro Lombardi (Basilio Re), la magistrale Francesca Benedetti (Dona Lupe), l’istrionico Graziano Piazza (Sigismondo, Prete), Sabrina Scuccimarra (Dona Astrea, Agostina), Debora Zuin (Rosaura), oltre ad attori più giovani come Camilla Semino Favro (Rosaura), Arianna Di Stefano (Stella), Ivan Alovisio (Manuel), Silvia Pernarella (Suora, Carmen), Lucrezia Guidone (Rosaura), Josafat Vagni (Pablo) e Andrea Volpetti (Enrique).

Uno spettacolo ben fatto, un’occasione direi quasi unica per veder in scena un testo di Pasolini riadattato e anche riattualizzato per certi versi, ma realizzato rispettando l’anima originale.

…Mentre rubavo la vita…
“La Grande Guerra degli Orsetti Gommosi”
Il lago dei cigni
Lo schiaccianoci
Enzo Salvi in “Io un attore cane”

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