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Le città invisibili

Redazione
Ultima modifica: 20 Settembre 2016 15:29
Redazione
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le-citta-invisibili-gruppodi Italo Calvino

regia di Ivan Vincenzo Cozzi

con Alessandro Vantini, Brunella Petrini, Alessandra Aulicino, Lidia Miceli

musiche originali di Tito Rinesi

scenografie di Cristiano Cascelli

costumi per gentile concessione di Marina Sciarelli

consulenza costumi: Marco Berrettoni Carrara.

tecnico luci/fonica: Nino Mallia

organizzazione: Isabella Moroni

———

Un connubio unico di arti, una suggestione nella suggestione che Argillateatri porta in scena il 24 settembre alle ore 20,00 al Teatro di Villa Torlonia, dove tra gli stucchi ottocenteschi rivive e si esalta lo splendore del palazzo del Kublai Kan evocato ne Le città invisibili di Italo Calvino, con la regia di Ivan Vincenzo Cozzi.

È dunque su un doppio livello scenografico che il pubblico viene condotto in un viaggio fantastico tra sogno e realtà, sulle orme di Marco Polo, al cospetto dell’imperatore tartaro Kublai Kan, alla scoperta di quei luoghi, reali ed immaginari, che compongono il grande regno del sovrano orientale. 15 città, delle 55 che compongono il romanzo, e 10 appartenenze, mantenendosi fedeli al testo: memoria, desiderio, segni, cielo, città sottili, occhi, scambi, città dei morti, città e nome, città continue, basandosi sulla loro attualità, sui significati della memoria e sulle simbologie che le rendono espressione della necessità di un nuovo dialogo fra civiltà. Un viaggio anch’esso inteso su due piani: quello fisico, che passa attraverso le nostre terre e i nostri mari, intrapreso da esseri umani alla ricerca di una nuova pace e di nuove risposte; e quello dentro noi stessi, fatto dai nostri talenti e dalle nostre speranze, che ci offre il senso del provare e del non arrendersi di fronte alle difficoltà o agli orrori.

Ogni città rappresenta qualcosa di noi: sogni, vizi, dolori, immaginario, felicità, paura. Ognuna è l’inizio ed anche la fine. Le parole fanno luce. Il dialogo immaginario fra Marco Polo e Kublai Kan, fra segreti, iperboli, prospettive ingannevoli, fragilità e vita, è punteggiato e accompagnato dalle musiche originali di Tito Rinesi, compositore e ricercatore nell’ambito della musica etnica e popolare, con oltre 40 dischi all’attivo e collaborazioni di spicco. Un profondo lavoro di ricerca sul testo, che trasforma parole e oggetti, in suoni e sonorità evocative: rumori di mercato e di carovane, cori classici e armonie contemporanee introducono e sostengono le città o i dialoghi fra Marco Polo e il Kan, chitarre di fado s’abbracciano ad accenni hip hop; ad ogni inizio un segnale (il richiamo del Muezzin alla preghiera, il canto armonico dei monaci gyuto tibetani…) provoca sospensione, mentre attorno prende forma qualcosa di nuovo, perché forse è vero, come dice il Kan (Alessandro Vantini) che “ogni città altro non è che la descrizione di una sola, unica città. Quella perfetta”.

E se ognuna delle città immaginate da Calvino nel romanzo del 1972, aveva nomi di donna, il regista affida proprie a tre donne il ruolo del mitico esploratore: tre viaggiatrici del tempo, dello spazio; dei sogni e della contemporaneità, in un mondo dove si vorrebbe far prevalere il ruolo femminile della “sciamana”, maga e curatrice, generosa come la terra che accoglie ognuno di questi luoghi nati e trasformati dall’opera e dai desideri dell’uomo: talvolta incantevoli, affascinanti; altre invivibili e labirintiche; scenari antichi e futuribili, o piuttosto contemporanei, dalle palafitte di Zenobia o i mercati di Eufemia, ai grattacieli di Despina o ai “mondezzai” che circondano Leonia. Nella lettura del regista, in scena al Teatro di Villa Torlonia il 24/09 (alla quale seguirà una settimana di repliche dal 11 al 16 ottobre al Teatro Sala Uno), una miscela di presente e futuro, di profumi di antiche spezie o di accenti metropolitani, resa possibile anche grazie ai costumi gentilmente concessi da Marina Sciarelli e alle scene di Cristiano Cascelli.

Accompagnato dalle tre viaggiatrici, interpretate da Alessandra Aulicino, Lidia Miceli e Brunella Petrini, lo spettatore viene condotto in un viaggio che è anche un percorso nella sua immaginazione, nel ricordo di attimi vissuti o nella cattura di corrispondenze con la vita quotidiana. Amara o splendente che sia, non può sottrarsi. E il racconto si snoda sotto gli occhi di un imperatore nostalgico che in quei racconti tenta di rintracciare un senso, di intuire le geometrie e i movimenti di quel “disegno tracciato dai salti spigolosi dell’alfiere, dal passo strascicato e guardingo del re dell’umile pedone, dalle alternative inesorabili d’ogni partita”. Una partita che si gioca nel giardino fantastico del Kan, appena sotto le mura oltre il mercato, dove i viaggiatori scambiano le merci, o i bivacchi dove si riposano. Anch’esso un luogo forse immaginario dove il sovrano Kublai Kan cerca di rintracciare il senso e l’identità del suo regno, cha va disfacendosi. Ma soprattutto di capire quale sia il senso e il fine del gioco stesso.

E la risposta, forse non ancora trovata, spetta ad ogni spettatore che come Marco Polo affronta il suo viaggio.

———

Informazioni 0677071899 – 3384670935 – argillateatri@gmail.com

PER GLI SPETTACOLI LA PRENOTAZIONE È OBBLIGATORIA ALLO 060608 (effettuabile da 7 giorni prima dello spettacolo).

———

Teatro DI VILLA TORLONIA

Via Lazzaro Spallanzani, 1°-Roma – Tel. 06060608.4404768

www.teatrodivillatorlonia.it – info@teatrodivillatorlonia.it

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