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Teatrionline > Blog > Intervista > Sergio Camellini, illustre cantore della semplicità
Intervista

Sergio Camellini, illustre cantore della semplicità

Emanuele Martinuzzi
Ultima modifica: 4 Settembre 2020 12:06
Emanuele Martinuzzi
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Sergio Camellini
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Sergio CamelliniSergio Camellini, nato a Sassuolo, è psicologo perfezionato in biopsicosessuologia e soprattutto un poeta autentico, illustre cantore della semplicità. È studioso di arte povera della civiltà contadina e dei mestieri, nonché fondatore di una casa museo sull’Appennino emiliano. Ha pubblicato un’opera sul linguaggio del corpo, un’opera omnia e quattordici libri di poesie. Come poeta, canta le piccole gioie, le fatiche del quotidiano, la natura, l’amore, i ricordi che portano a riflessioni sull’esistenza umana con dolcezza e sapienza. I suoi lavori sono stati evidenziati in quaderni di poesia e studi letterari. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti con premi nazionali ed internazionali. Fa parte dello Staff di Redazione della Rivista Culturale “Verbum Press”. Insieme con prestigiosi autori, il suo nome viene citato in prestigiosi dizionari e antologie sugli autori di poesia contemporanea. È stato incaricato per essere uno dei rappresentanti italiani della poesia contemporanea a Belgrado (Serbia) e Hyderabad (India), dove gli è stato conferito l’Award 2017. Recentemente, l’Associazione sui diritti dei bambini “Quercia in favola” di Aulla (Massa-Carrara), gli ha assegnato “La quercia d’oro alla carriera”. A Palermo, Città Capitale della Cultura 2018, il Senato Accademico di Sicilia gli ha conferito l’onorificenza di Accademico di Sicilia. Per meriti acquisiti nel settore letterario, gli sono stati assegnati ulteriori otto premi alla carriera. Alcune sue opere sono state diffuse presso istituti scolastici. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

****

Ci vuoi raccontare di cosa parla il tuo ultimo lavoro letterario?

L’ultimo libro scritto è la silloge poetica “Viandante dei sogni”. Ho inteso dar ascolto alla voce dei sogni, nella suggestione di indossare le ali dell’arte, sollevare lo sguardo verso il cielo e librarmi in volo come Icaro, verso il sole e verso la bellezza senza paura. Come un novello Ulisse alle colonne d’Ercole, varco la soglia tra finito e infinito, tra sogno e realtà.

C’è un libro a cui sei particolarmente legato anche non tuo? E perché?

Essendo diversi i libri ai quali sono particolarmente legato, desidero evidenziare il mio “Nel corpo un soffio dell’anima”. Il volume è composto di tre capitoli: Corpo e dintorni; Soffio dell’anima; Angolo della poesia. I temi trattati vogliono essere un contributo per affrontare le variegate sfaccettature dell’essere umano nel suo habitat, ritenuto dai più un bagaglio archeologico. In questo contesto, l’uomo è attore e spettatore per cercare e trovare, anche nelle difficoltà, un refolo di luce onde vedere e vivere un mondo più illuminato.

Qualche riconoscimento in particolare dei molti ricevuti, di cui vai fiero?

Gli otto premi alla carriera, la nomina ad Accademico di Sicilia e, soprattutto, l’Award per la poesia ad Hyderabad (India World Poetree Festival), in cui il libro “Il pianeta delle nuvole rosa”, dedicato al mondo femminile, fu premiato, tradotto e diffuso in tre lingue (lingua Telugu compresa, parlata nell’India centro-meridionale da 70 milioni di persone).

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società oggi?

La cultura ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle società, a maggior ragione oggi, nell’era delle tecnologie e delle continue interazioni tra i popoli del mondo. Un inciso, la cultura non dovrebbe essere solo delle “élite”, ma di tutti. Cultura e intelligenza, che fascino…il colto è l’uomo capace di “dire” cose profonde in modo semplice, l’intelligente è l’uomo capace di “fare” in modo semplice cose profonde. L’esempio d’un colto che dà un suggerimento intelligente è Albert Einstein: “Non hai veramente capito qualcosa, fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

La città in cui vivo (Modena), è certamente fonte d’ispirazione, tant’è che le ho dedicato tre liriche: “A te, Ghirlandina”; “La fontana dei due fiumi”; “Modena, l’antica”. È una città fondata nel 183 a.C., posta sulla Via Emilia, Capitale Ducale con gli Estensi, sede dell’Accademia Militare. Duomo, Torre Civica e Piazza Grande, sono inserite nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità: Unesco.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori?

“La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla” (Simonide, poeta lirico greco). In sintesi, il pittore dipinge la poesia e il poeta descrive l’opera pittorica. Dalla fine dell’ottocento a tutto il novecento, grandi scrittori come D’Annunzio, Pirandello e Moravia, si sono resi protagonisti di un fitto intreccio di parole e immagini. Come non essere d’accordo?

Parlando dei tuoi scritti, ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

A memoria ricordo una poesia dedicata alla Musa delle arti: “Canto, musica e poesia, una magia…”. Musa delle arti, facci alzare in volo, accompagnaci; ove la luce illumini le menti, accompagnaci; ove i sentimenti alberghino davvero, accompagnaci; ove l’umanità percorra quel sentiero, accompagnaci; ove i sogni accarezzino la realtà, portaci là. Per volare, come all’inizio dell’intervista, sulle ali infinite della fantasia, onde rivestire l’irreale di reale, perché il passato serva per vivere meglio il presente in proiezione futura.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

Dal “Dolce Stil Novo” (Stilnovismo) di Guido Guinizzelli, alla “folle” ed appassionante poetica di Alda Merini, attraverso il tema dell’amore di Jacques Prévert, al positivismo di Giovanni Pascoli. Per l’arte, tutti i più grandi del Rinascimento: Leonardo da Vinci, uomo d’ingegno universale; Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore poeta; Raffaello Sanzio, pittore e architetto.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Posso dire di avere un teatro per amico, abito a 150 metri dal Cinema-Teatro Michelangelo, a 900 metri dal Teatro Storchi, a 600 metri dal Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Detto questo, solitamente frequento il Cinema-Teatro Michelangelo (il cinema fa da volano al teatro), che alterna proiezioni cinematografiche a spettacoli teatrali (molto frequentati), in cui le varie compagnie di attori lanciano messaggi pregnanti, poiché il teatro è cultura, passione, divertimento, ed ha una funzione sociale indispensabile.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi diletto ad effettuare ricerche sull’arte povera della civiltà contadina e dei mestieri, vago per campi e mercatini onde trovare utensili attualmente in disuso. Ho fondato e seguo personalmente una Casa-Museo sull’Appennino emiliano; quindi, il mio futuro è già assicurato… unitamente alle poesie che sto scrivendo e alle associazioni culturali delle quali faccio parte.

Sergio Camellini è un poeta autentico, un illustre cantore della semplicità.

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