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laVerdi: “La Scozzese”

Redazione
Ultima modifica: 15 Ottobre 2020 09:02
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Foto di Studio Hanninen
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Foto di Studio Hanninen

John Adams Tromba lontana, fanfara per orchestra

Felix Mendelssohn Ouverture op. 26 Le Ebridi

Felix Mendelssohn Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 Scozzese

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Direttore Thomas Guggeis

———

Essere a venticinque anni insignito del ruolo di Staatskapellmeister alla Staatskapelle di Berlino non è un dato da poco. Thomas Guggeis, già assistente del leggendario Daniel Barenboim, è senza dubbio una delle promesse più promettenti della sua generazione. L’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è lieta di ospitarlo all’Auditorium di Milano giovedì 5 novembre alle ore 20.30, venerdì 6 novembre alle ore 20.00, sabato 7 novembre alle ore 18.00 e domenica 8 novembre alle ore 16.00. Il giovane direttore tedesco si cimenterà in un programma incentrato sulla produzione di Felix Mendelssohn-Bartholdy, autore di cui verrà eseguita l’Ouverture Le Ebridi e la Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 Scozzese, due dei capolavori sinfonici più emblematici della produzione del grande compositore di Amburgo, tenuti insieme da un lavoro molto piu recente: Tromba Lontana, del 1986, di John Adams, un lavoro di quattro minuti che gravita su sonorità che non si allontanano mai dal mezzo-piano, e che si basa sugli interventi di due trombe poste in stereofonia. Un lavoro commissionato dalla Houston Symphony Orchestra per commemorare i 150 anni dell’indipendenza del Texas dal Messico.

Di Mendelssohn vengono suonati due lavori eseguiti per la prima volta a dieci anni di distanza l’uno dall’altro, uno nel 1832 euno nel 1842, e che sono accomunate anzitutto dal’esperienza che le ha “ispirate”: un tour che Mendelssohn effettua nel 1829 e che lo porta fino alla Scozia. Le isole Ebridi si trovano a ovest di quest’ultima, e, nell’ambito del viaggio, il compositore rimane molto colpito da una di esse (Staffa) nella quale può visitare la suggestiva Grotta di Fingal, che nient’altro è, se non la protagonista di questa splendida pagina sinfonica, l’op. 26, all’interno della quale Mendelssohn raccoglie ancora fresche le sue suggestioni sulle leggende gaeliche e i paesaggi che così tanto lo avevano colpito. L’Ouverture pare del resto essere dipinta proprio sul movimento delle onde e sugli echi della grotta che tanto impressionò il compositore di Sogno di una notte di mezza estate. Dieci anni dopo fu eseguita per la prima volta la Scozzese, ma il germe di quest’ultima, in realtà, risiede sempre proprio in quel viaggio del 1829: in questo lavoro Mendelssohn, dopo averle fatte sedimentare e avuto il tempo di assimilarle, cerca di rievocare le impressioni e le atmosfere del viaggio giovanile in modo da donare un’unità narrativa ai quattro movimenti della forma sinfonica, pretendendo infatti che i quattro movimenti fossero eseguiti senza soluzione di continuità.

“Mendelssohn e Schumann aggiungono pietre, arricchiscono di opere difensive il castello che Schubert aveva incominciato a costruire, quasi giocando; che Liszt era andato avanti a munire, spinto dalla sua natura di virtuoso e dalla sua natura di profeta; che Chopin aveva scelto a dimora per poter sorprendere, da quel recesso, l’esistenza occulta degli atomi spirituali (…)” Sembra la descrizione di una delle famose “Schattenbilder” di Otto Böhler, e in particolare una di quelle sue illustrazioni corali delle silhouette delle grandi personalità del panorama musicale dall’Ottocento fino a inizio Novecento. Invece è una bella immagine tratta dalla Storia della musica di Giulio Confalonieri, che ci fa capire il ruolo e la personalità di ciascuno dei protagonisti del romanticismo musicale. E tra essi spiccano i “lipsiensi” Schumann e Mendelssohn, il primo classe 1810 e il secondo del 1809. Personalità così diverse ma così vicine. Da una parte il romantico per eccellenza, in cui la forma spesso si muta e trasfigura a servizio di un contenuto gravoso, così carico di sentimenti contrastanti e a volte così difficilmente incanalabile nelle forme più classiche. Dall’altra l’apollineo Mendelssohn, al quale Thomas Guggeis e l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi rendono omaggio il 5, 6, 7 e 8 novembre all’Auditorium di Milano, un compositore in cui le istanze romantiche spesso sembrano incarnare una levità e una leggiadria uniche, in cui il dominio della forma e del linguaggio è tale da resistere ai duri colpi delle impressioni “esasperate” del movimento artistico e culturale a cui viene ascritto.

——–

Giovedì 5 novembre alle ore 20.30

Venerdì 6 novembre alle ore 20.00

Sabato 7 novembre alle ore 18.00

Domenica 8 novembre alle ore 16.00

Auditorium di Milano, Largo Mahler

———-

Conferenza

Il concerto di giovedì 5 novembre sarà preceduto alle ore 18.30 da una conferenza introduttiva nel foyer della balconata dell’Auditorium. Ingresso libero.

Biglietti: da euro 15,00 a euro 36,00, acquistabili presso la biglietteria di Largo Mahler.

La biglietteria di Largo Mahler è attiva dalle 10.00 alle 19.00.
Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar/dom ore 10.00/ 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, www.laverdi.org. On line su www.laverdi.org e www.vivaticket.it

———

Biografia

Thomas Guggeis direttore

Thomas Guggeis si è particolarmente distinto nel marzo del 2018, quando sostituì Christoph von Dohnányi in una nuova produzione della Salome di Strauss, per la regia di Hans Neuenfels. Ha ricevuto una unanime approvazione di pubblico e critica nel marzo del 2019, quando ha sostituito Paavo Järvi con la Staatskapelle Berlin, con la seconda Sinfonia di Sibelius. Fin dall’inizio della stagione 2018/2019, il giovane direttore è divenuto Kapellmeister della Staatsoper di Stoccarda, dove ha diretto, tra gli altri, La Bohème, Il barbiere di Siviglia, Madama Butterfly, Der Prinz von Homburg e il Der Freischütz. Oltre al suo ruolo a Stoccarda, Guggeis lavora come assistente principale di Daniel Barenboim alla Haus Unter den Linden. A Berlino ha recentemente diretto La Traviata, Katja Kabanova, Samson et Dalila and Salome. Dalla stagione 2020/2021 ricopre il ruolo di “Staatskapellmeister” alla Staatsoper di Berlino. Nell’ambito della stagione corrente dirigerà Ariadne, Der fliegende Holländer, Tannhäuser, Hänsel und Gretel e Salome. Ulteriori ingaggi lo porteranno alla Oper Frankfurt con Salome e alla Semperoper di Dresda col Der Freischütz. Inoltre dirigerà concerti al Tiroler Festspiele a Erl, allo Staatstheater di Karlsruhe e al Teatro Carlo Felice di Genova. Collaborerà con l’Orchestre National de Toulouse, la Swedish Radio Orchestra e l’Orchestre de Paris. Nel 2019/2020 ha effettuato il suo debutto con la Staatskapelle di Dresda e con la Swedish Radio Symphony Orchestra. Ha diretto concerti alla Pierre Boulez Saal di Berlino con l’Orchestra dell’accademia della Staatskapelle di Berlino. Nella stagione 2018/2019 ha diretto il Der Freischütz, Hänsel und Gretel e Die Zauberflöte alla Staatsoper di Berlino e una nuova produzione di Oberon al Theater an der Wien. Ha assistito Franz Welser-Möst in una nuova produzione del Die Liebe der Danae di Strauss, al Salzburger Festspiele del 2016, tornandoci nel 2017 nello stesso ruolo per Lear di Aribert Reimann. Nel 2016 ha assistito Cornelius Meister nella registrazione di Svatebni Košile di Dvorak, con la Radio-Symphonieorchester di Vienna. In ambito operistico ha effettuato concerti al Badische Staatstheater di Karlsruhe e alla Chamber Opera Munich. Nel febbraio del 2018 ha diretto una nuova produzione del Pelléas et Mélisande di Debussy al Theater an der Wien. Thomas Guggeis ha lavorato con i Münchener Symphoniker, la Münchener Kammerorchester, i Bad Reichenhaller Philharmoniker e la Georgian Chamber Orchestra. Il suo intenso coinvolgimento nell’ambito della musica contemporanea lo ha portato a collaborare col Boulez Ensemble, l’Ensemble Oktopus di Monaco e l’Ensemble opus21plus. Guggeis ha studiato Direzione d’orchestra e Pianoforte ai Conservatori di Monaco e Milano, con Bruno Weil, Marcus Bosch e Vittorio Parisi, e ha completato il suo percorso frequentando le masterclass di Gianandrea Noseda, Vladimir Jurowski e Alexander Liebreich.

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