Con Giulio Cesare o La Notte della Repubblica, la compagnia Il Mulino di Amleto, diretta da Marco Lorenzi, ha offerto al Festival delle Colline Torinesi un’esperienza teatrale di incalzante attualità, trasformando l’antica tragedia shakespeariana in un lucido specchio sulla crisi della democrazia moderna. Lo spettacolo è una lezione di teatro politico e partecipazione civile, il cui titolo evoca volutamente la trasmissione di Sergio Zavoli, richiamando la responsabilità collettiva nelle “ore più buie” della storia. L’allestimento è radicale. Il pubblico è schierato su due tribune contrapposte, testimone e giuria in un’unica, tesa assemblea. Gli attori, in costante interazione con gli spettatori, smantellano la quarta parete, rendendo ognuno parte in causa del dramma. L’azione si svolge in un’arena mediatica dove il testo classico, pur mantenendo la potenza del linguaggio shakespeariano, viene proiettato nel presente grazie a una regia serrata e ai linguaggi tecnologici. L’uso dei media è un elemento nevralgico, curato nella progettazione regia video da PiBold / Paolo Arlenghi. Sugli schermi sospesi in sala, che restituiscono anche riprese in diretta da un ambiente esterno all’immediata visione del palco, si manifesta la dissonanza della nostra epoca. Il flusso video continuo, interlacciato al disegno sonoro di Massimiliano Bressan, alterna immagini futili e programmi TV faceti e leggeri a immagini crude e inequivocabili di conflitti e devastazione bellica. Questo montage violento e incessante espone il pubblico al meccanismo perverso della società dell’informazione: l’orrore della guerra e le crisi umanitarie sono costantemente accostate al banale intrattenimento, un flusso indistinto che ha anestetizzato e banalizzato la percezione della tragedia globale. Il culmine emotivo e partecipativo arriva durante la celebre sequenza delle orazioni. La folla, il pubblico stesso, è chiamata a spostarsi dal proprio posto per alzarsi in platea e guardare verso l’esterno, oltre lo spazio scenico convenzionale. Qui, su un podio amplificato da un microfono, si consuma il confronto dialettico. Vittorio Camarota incarna un Bruto di solida, ma fragile, statura morale, l’idealista che tenta di giustificare l’omicidio in nome della Repubblica. A fargli eco, Raffaele Musella è un Marco Antonio magnetico e sferzante, il demagogo che, con un’oratoria affilata, manipola la folla e ribalta l’esito della rivolta. Le loro performance sono magistrali nel rendere questi personaggi archetipi di un’umanità che, ieri come oggi, soccombe alla retorica del potere. La conclusione dello spettacolo è un sigillo potente e intertestuale. La tragedia romana si chiude con l’irruzione violenta e militarmente risolutiva di Marco Antonio che sfonda il portone, un gesto che, nel teatro del Mulino di Amleto, evoca chiaramente l’ingresso di Fortebraccio nel finale di Amleto. L’analogia è netta: la democrazia, come la corte di Elsinore, viene spazzata via da una forza esterna e ineluttabile, lasciando dietro di sé il silenzio e la necessità di ricostruire. Giulio Cesare o La Notte della Repubblica è, dunque, un’opera vitale e indispensabile per interrogare il nostro tempo.
Visto il 17 ottobre 2025
Ex cimitero San Pietro in Vincoli – Torino
Giulio Cesare o la Notte della Repubblica
da
William Shakespeare
adattamento drammaturgico e riscrittura
Marco Lorenzi, Lorenzo De Iacovo
progetto
Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory
regia
Marco Lorenzi
collaborazione artistica
Barbara Mazzi, Daniele Russo, Rebecca Rossetti
con
(in o.a.) Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino, Alice Spisa, Angelo Tronca
con la partecipazione in video di
Ida Marinelli, Danilo Nigrelli
regista assistente
Barbara Mazzi
assistente alla regia
Federica Gisonno
training a cura di
Rebecca Rossetti
disegno sonoro
Massimiliano Bressan
progettazione regia video
PiBold / Paolo Arlenghi
consulenza per scena e costumi
Gregorio Zurla
progettazione luci
Umberto Camponeschi
ufficio stampa
Raffaella Ilari
debutto
Festival delle Colline Torinesi – ottobre 2025

