Villa Adriana riscopre il valore del suo uliveto storico
Dopo gli anni della sperimentazione, che avevano portato alla nascita del primo olio extravergine di Villa Adriana estratto da un numero limitato di alberi, adesso, a Tivoli, è stata avviata una nuova fase dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este.
Da quest’anno, infatti, il progetto diventa strutturale e coinvolge l’intero uliveto del sito UNESCO, con quasi 3.000 alberi, con l’obiettivo di dar vita a una filiera produttiva territoriale fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato e sulle competenze agricole locali.
L’iniziativa, voluta dal direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, punta a valorizzare le radici agricole e paesaggistiche delle VILLÆ tiburtine, mediante un percorso che riconosca Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore quali parti di un unico patrimonio vivo, dove tutela, conoscenza e valorizzazione si intrecciano nel segno della continuità storica: luoghi di conservazione e, al contempo, di produzione culturale, cura del paesaggio e salvaguardia della biodiversità.
Per rendere stabile questo modello, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este ha pubblicato un avviso finalizzato all’attivazione di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato, attraverso il quale mettere definitivamente a sistema l’intero comparto produttivo delle VILLÆ.
Il bando, la cui scadenza è fissata al 14 agosto ed è consultabile sul sito web dell’Istituto, è rivolto a operatori economici, enti, fondazioni, associazioni e soggetti del Terzo Settore ed è articolato in due lotti: il primo riguarda la gestione e valorizzazione dell’uliveto storico di Villa Adriana; il secondo comprende una serie di attività legate alle produzioni tradizionali e agli ecosistemi dei siti dell’Istituto, tra cui il vigneto storico di Villa d’Este, il Giardino dei Semplici del Santuario di Ercole Vincitore, l’apicoltura e la realizzazione di un orto storico a Villa Adriana ispirato ai modelli agricoli e alle colture dell’età romana.
L’uliveto di Villa Adriana si estende tra i resti della residenza imperiale come un autentico monumento verde. Ospita quasi 3.000 olivi appartenenti a nove cultivar, alcune rare, e custodisce il celebre “Albero Bello”, un esemplare di circa seicento anni riconosciuto dagli studi genetici come unico nel panorama olivicolo italiano.
Il progetto non mira soltanto a produrre un olio extravergine di qualità, ma a valorizzare il patrimonio UNESCO attraverso la cura del paesaggio, la ricerca, la didattica e il rilancio della vocazione agricola che appartiene da sempre alla storia di questi siti.
Da queste attività potranno nascere nuove produzioni legate al territorio, come olio, miele, uva, erbe officinali e derivati naturali, con l’obiettivo di coniugare tutela del patrimonio culturale, sostenibilità ambientale e sviluppo delle filiere locali.
«Il cuore di questa iniziativa è la piena valorizzazione dell’uliveto di Villa Adriana e delle altre colture che coinvolgono i tre siti – sottolinea il Direttore Alberto Samonà – ma guarda oltre, perchè il nostro scopo è di sviluppare un modello che possa coniugare sostenibilità economica, cura del paesaggio storico e sviluppo delle filiere agricole locali. Un’occasione per fare interagire il patrimonio culturale con le tradizioni del territorio e promuovere una gestione responsabile delle sue risorse».

