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Reading: “For a brief moment”, il primo cd del bassista e compositore Fabrizio Cucco
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Teatrionline > Blog > Musica > “For a brief moment”, il primo cd del bassista e compositore Fabrizio Cucco
Musica

“For a brief moment”, il primo cd del bassista e compositore Fabrizio Cucco

Redazione
Ultima modifica: 12 Maggio 2020 09:58
Redazione
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Fabrizio Cucco
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Fabrizio Cucco “For a Brief Moment nasce in un momento difficile, ma anche decisivo della mia vita, un periodo in cui stavo mettendo in discussione tutto, compreso me stesso. Ho sentito per la prima volta il bisogno di comporre una musica che descrivesse, se pur senza parole, le ansie, le paure ma anche lo stupore di un momento in cui mi vedevo cambiare, scoprendo cose di me che non conoscevo ancora. Così, iniziai a scrivere e in breve tempo il lavoro prese forma. Chiamai per primo Maurizio Giammarco, con cui tempo prima avevo avuto l’onore di lavorare; successivamente chiamai Roberto Gatto e Pierpaolo Principato, mio maestro e collega al Saint Louis College of Music, a cui devo l’amore per l’improvvisazione e la composizione. Avevo quindi messo su il mio progetto e di lì a poco il lavoro passò dalla sala prove allo studio di registrazione”. (Fabrizio Cucco)

———

Note di copertina a cura di Vincenzo Martorella

Le prime quattro note. Avete mai fatto caso a quanto siano importanti? A come possono orientare le nostre esperienze di ascolto? Secondo alcuni, sarebbero proprio i primi suoni percepiti a rappresentare un piccolo modello in scala dell’intera composizione, e a guidarci all’interno dei processi ispirativi del compositore e dei musicisti. Qualche anno fa, un bellissimo libro, intitolato appunto “The First Four Notes”, di Matthew Guarnieri, si interrogava sull’incipit della Nona Sinfonia di Beethoven: quei quattro suoni, così netti e così significativi, dai quali tutto origina e si sviluppa.

Ma è davvero possibile cogliere di un brano, o di un disco, o di un’opera, l’essenza profonda semplicemente ascoltandone le prime quattro note, o appena un frammento, uno spicchio sonoro?

Provate a farlo con il brano che apre questo sorprendente disco del giovane bassista Fabrizio Cucco, stella nascente del jazz italico. Four Libras, si intitola, e sin dai primi momenti, dopo una breve intro di batteria – un quieto alzar di sipario, leggero come un cenno di intesa – la musica si snoda morbida, punteggiata da due accordi: pianoforte, basso elettrico e batteria, a disegnare l’ambientazione del pezzo. Se ascoltate ciascun accordo, però, il modo in cui è poggiato sul tempo – occupa lo spazio sonoro, esprime una durata diversa – sembra quasi affondare nell’aria, come fosse un centro gravitazionale attorno al quale orbitano satelliti timbrici. Poi, dopo otto misure di intro, arriva il sassofono di Maurizio Giammarco, lirico, elegante, per esporre un tema di poche note (la prima frase ne conta quattro…): due sezioni, prima dell’inizio dei soli. Eppure c’è qualcosa di strano, di mobile: in certi passaggi sembra mancare qualcosa, come in un fulmineo attimo di spaesamento. Cos’è successo?

È successo che mentre eravamo intenti a misurare le distanze tra un accordo e l’altro, a prendere consapevolezza di quanto ricco e generoso fosse il modo di formulare, di porgere la materia sonica da parte dei quattro musicisti, ci è sfuggito il trucco, preparato da Cucco con la maestria dei grandi illusionisti: una struttura (asim)metrica mobilissima, un po’ storta, con durate dissimili, quasi smozzicata, assolutamente impossibile da notare, attratti come siamo da quel centro gravitazionale di cui dicevamo qualche riga più su. A sortilegio finito, il brano regala una nuova svolta, perché la sequenza degli assoli abbandona quel sentiero leggermente sconnesso per lanciarsi in una struttura che solo dopo qualche secondo riconosceremo come un blues minore, sebbene ingegnosamente camuffato armonicamente.

Insomma: dalle prime quattro note al primo minuto di musica Fabrizio Cucco, alla testa di una vera e propria All-Star band (Maurizio Giammarco, Pierpaolo Principato e Roberto Gatto) dimostra che a incarnare il massimo comun denominatore di questo disco sono l’equilibrio, la precisione armonica, il senso della misura, la capacità di sorprendere. Chi sa di astrologia, ha già riconosciuto in quelle caratteristiche i segni distintivi degli uomini nati sotto il segno della bilancia. E, infatti, le Four Libras cui il brano fa riferimento non sono le libbre, né quattro esemplari della criptovaluta di Facebook: “libra”, in questo caso, è la Bilancia, intesa come segno zodiacale. Racconta Fabrizio, infatti, che durante una pausa i quattro musicisti si sono accorti di condividere lo stesso segno, da cui, appunto, il titolo del brano.

Un rispecchiamento involontario, ma che delinea una costellazione di indizi, tracce disseminate lungo l’intero percorso di un album che non smette mai di sorprendere. Perché Cucco scrive con la sapienza di un veterano, e l’audacia di uno sperimentatore, dando forma e vita a un jazz contemporaneo, dai tratti decisi, con gli occhi al futuro e i piedi ben piantati nella più moderna delle tradizioni (un nome su tutti: Wayne Shorter). Ciascun brano, poi, compone un mosaico più ampio, dentro al quale il bassista racconta, narra, esprime storie, luoghi, idee. Ma non è – come un po’ troppo spesso si sente e si legge – una colonna sonora per film immaginari. Se è vero che non esistono fatti ma stati d’animo, quelle di Fabrizio Cucco semmai sono descrizioni di paesaggi interiori, riflessioni collaterali.

Restano ancora due aspetti da analizzare. Il primo è il Fabrizio Cucco bassista; e qui basterebbe ascoltare (davvero) le prime quattro note di Orion (un brano che racconta del suo interesse per le stelle e per i meccanismi dell’universo) per cogliere la tecnica sopraffina (un arpeggio assai complicato, in sette ottavi), il suono personalissimo capace di evadere dai clichés bassistici del nostro presente, quell’articolazione preziosa che solo i grandi hanno. Al di là della tecnica, Cucco è anche accompagnatore solido, sa essere gregario quando serve perché sa ascoltare e interagire con i suoi compagni di viaggio. Per l’appunto, Cucco dimostra di avere anche la stoffa del leader: alla testa di un formazione stellare, ha allestito e realizzato il progetto con mano sicura, avendo sempre l’esatta percezione di dove dover essere, in qualunque momento.

Infine, un cenno – anche se meriterebbero interi libri – ai formidabili compagni di viaggio. Se su Giammarco (suono e fraseggio sempre più emozionanti) e Gatto (qui in veste di accompagnatore puro, come solo i grandi batteristi sanno essere) è ormai impossibile aggiungere qualcosa, una parola in più per Pierpaolo Principato, pianista raffinatissimo, dal tocco prezioso e idee inaspettate.

Dopo le prime quattro, ora possiamo finalmente ascoltare tutte le altre note.

——–

(V. M.)

Tracks: Four Libras – The Mill intro – The Mill – Orion – For a Brief Moment – Hourglass – Downhill – Reflections

Tutte le tracce sono composte da Fabrizio Cucco (ad eccezione della traccia n. 8, opera di Thelonious Monk) ed eseguite da Fabrizio Cucco, Maurizio Giammarco, Pierpaolo Principato e Roberto Gatto.

Camilla Records – Stefano Mastruzzi Editore

presenta

FABRIZIO CUCCO – “FOR A BRIEF MOMENT” (Camilla Records, 2020)

Fabrizio Cucco basso

Maurizio Giammarco sax

Pierpaolo Principato piano

Roberto Gatto batteria

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