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Reading: Le canzoni di Mina interpretate per la prima volta da un uomo: intervista ad Alessandro Fontana
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Teatrionline > Blog > Intervista > Le canzoni di Mina interpretate per la prima volta da un uomo: intervista ad Alessandro Fontana
Intervista

Le canzoni di Mina interpretate per la prima volta da un uomo: intervista ad Alessandro Fontana

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 3 Novembre 2014 15:36
Fabiana Raponi
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fotoSe amate Mina o se volete semplicemente scoprire la magia degli Anni Sessanta, non potrete certo lasciarvi scappare l’occasione di assistere allo spettacolo Mi sei scoppiata dentro il cuore, MINA. Le canzoni. Un’epoca. Una storia, in scena nell’atmosfera raccolta del Teatro Stanze Segrete di Roma fino al 9 novembre.

Scritto da Olga Garavelli, Mi sei scoppiata dentro il cuore, nasce da un’idea di Alessandro Fontana, protagonista assoluto dello spettacolo che propone le più celebri canzoni di Mina cantate e interpretate per la prima volta da un uomo. Mi sei scoppiata dentro il cuore è un affascinante excursus musicale, ma non solo, che racconta la carriera di Mina e il cambiamento della società italiana dagli Anni Sessanta al 1978 fra cambiamenti, boom economico e il rapimento di Aldo Moro.

Abbiamo incontrato Alessandro Fontana che ci ha parlato dello spettacolo e del suo rapporto con Mina e le sue canzoni.

Come nasce l’idea di questo spettacolo?

Parte tutto da Mina, dalla passione che ho sempre avuto per questa cantante e che mi ha accompagnato per tutta la vita. Mina però è sempre stata molto avanti, una donna un po’ fuori dalle regole, pur non accorgendosi spesso di essere un po’ avanti e allora ho pensato che potesse essere giusta per essere la guida in questo viaggio, una sorta di piccolo musical da camera, dove racconto attraverso le sue più belle canzoni sia il suo percorso artistico sia lo sviluppo dell’Italia dagli Anni Sessanta fino al 1978, anno in cui coincide il ritiro dalle scene di Mina e l’inizio degli anni di piombo. Mina è stata molto intelligente e si è ritirata prima che venisse risucchiata dal sistema e dal gossip.

L’idea “pretestuosa” dello spettacolo in realtà nasce quando cantavo La voce del silenzio (interpretata anche da Dionne Warwick e Mario Del Monaco) spesso mi richiedevano di cantarla più volte anche se pochi si rendevano conto dell’impegno, dello sforzo e dell’estensione vocale richiesta. Allora mi è venuta in mente l’idea di creare uno spettacolo dedicato a Mina per poter cantare diverse canzoni!

Quali sono le tue canzoni preferite di Mina?

Amo soprattutto quelle del periodo d’oro, ma in particolare Bugiardo e incosciente, Io e te da soli.

In generale le mie canzoni preferite ci sono quelle in cui Mina racconta delle storie. In Bugiardo e incosciente lei interpreta una donna che rinfaccia al suo uomo tutto quello che lui le ha fatto.

Le canzoni sono collocate ad hoc: le canzoni sono le estensioni di un pensiero e di uno stato d’animo che arrivano direttamente al pubblico e che consentono di uscire fuori dalla retorica come può accadere alle parole. Io tra l’altro ho studiato recitazione, canto e danza. Ho cominciato come attore, ma poi mi sono orientato sul musical che è una forma più completa. All’estero tutto è molto diverso: gli attori che fanno musical, che cantano, ballano e recitano, sono più completi.

Le canzoni di Mina interpretate per la prima volta da un uomo: una grande novità, una bella sfida.

Questo spettacolo nasce in occasione dei 70 anni di Mina (già andato in scena all’Auditorium dell’Ara Pacis ed alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma) e io sono il primo uomo ad aver interpretato le canzoni di Mina. Mi sono permesso proprio per questo motivo, non è la sfida di una donna che vuole emulare Mina, ma si tratta di un uomo che vuole omaggiare questa grande artista.

Qual è la parte più emozionante dello spettacolo?

Forse la parte più emozionante è quella in cui racconto di Aldo Moro, ma chi ha vissuto quegli anni è lieto di poterli rivivere e i ragazzi escono stupefatti, quasi invidiando che gli adulti abbiano vissuto un periodo tanto ricco di ideali, di speranze, di eventi. In realtà non c’è solo un determinato pubblico, ma è pensato per tutti.

Il tuo sogno nel cassetto?

Riuscire ad abbattere nelle teste degli addetti ai lavori i muri che dividono gli attori abili dagli attori disabili e vedere spettacoli e film con attori abili e disabili lavorare insieme. Molti pensano che disabilità faccia rima con tristezza. Non è assolutamente vero.

Io mi sto battendo per tentare di eliminare la resistenza di registi e produttori che non offrono le stesse chance agli attori disabili. Non esistono artisti abili o disabili, ma soltanto artisti bravi o non bravi: è il pubblico a decidere, ma spesso a noi disabili non viene offerta questa possibilità. Gli artisti disabili sono diventati trasparenti a meno che non vogliano davvero lottare.

Al culmine della mia carriera ho avuto una meningite molto rara che ha lasciato dei segni fisici su di me. La voce, che era sparita, è tornata e allora ho pensato che se questo dono che mi era stato dato mi era stato restituito doveva essere messo al servizio di qualcosa di più utile. Una delle ragioni per cui ho deciso di tornare sulla scene è stato proprio questo: pensando alle persone che sono state più sfortunate di me, ho ritrovato la forza di tornare sul palcoscenico e di dare voce a chi voce non ne ha.

In questo periodo sto cercando di far conoscere il Centro di Malattie Rare, realtà molto particolare all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità, in vero e proprio gioiello da mantenere e da sostenere. Solo in Italia ci sono oltre 6 milione di malattie rare e al di fuori di ogni dinamica e interesse delle casa farmaceutiche. In questi spettacoli cerco di far conoscere questa realtà: il mio mestiere diventa finalizzato a qualcosa di più profondo.

Perché si dovrebbe venire a vedere lo spettacolo?

Io mi carico delle emozioni e spero che le emozioni che io provo arrivino anche agli spettatori. Lo spettacolo è molto godibile: gli spettatori possono emozionarsi in modo positivo, lasciare per un’ora e mezza i problemi della vita di tutti i giorni, perdersi e lasciarsi andare in un viaggio vorticoso attraverso la speranza del futuro per ritrovare un pizzico di ottimismo anche oggi.

—–

In scena al teatro Stanze Segrete (via della penitenza 3, tel. 06/6872690 info@stanzesegrete.it, www.stanzesegrete.it) dal 14 ottobre al 9 novembre. Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 19. lunedì riposo. Biglietto intero 15 euro, ridotto euro 10. tessera associativa euro 3.

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