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Reading: “Ferite a morte” di Serena Dandini
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Teatrionline > Blog > Prosa > “Ferite a morte” di Serena Dandini
Prosa

“Ferite a morte” di Serena Dandini

Francesca Bianco
Ultima modifica: 3 Dicembre 2015 13:25
Francesca Bianco
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Foto di Mauro Ricchetti
Foto di Mauro Ricchetti

Il pubblico del teatro Bellini di Napoli si è commosso, ha applaudito e forse si è soffermato a riflettere un po’ di più su quella che è ormai considerata un’emergenza culturale: il femminicidio. L’occasione è lo spettacolo “Ferite a morte” (un po’ di Napoli nel titolo, ricorda infatti il capolavoro di La Capria “Ferito a morte”) che racconta un aldilà al femminile. Un paradiso di donne maltrattate, umiliate e uccise dai propri compagni di vita, mariti, amanti, fidanzati, oppure “ex”. “Ferite a morte” è una raccolta di storie, ispirate all’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che fa della cronaca e delle indagini giornalistiche la propria matrice narrativa.

Storie di donne che Serena Dandini, con la collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del CNR, ha raccolto e messo in scena. Prima in forma di reading, affidati ad attrici e a donne illustri della società civile, e poi come un vero e proprio spettacolo, rappresentato sui palchi italiani e all’estero, a New York, Washington, Ginevra, Bruxelles, Londra, Parigi, Lisbona, Tblisi, Città del Messico, Tunisi e Istanbul. Tre donne in scena, un affiatato terzetto di attrici formato dalle bravissime Lella Costa, Orsetta de’ Rossi e Rita Pelusio che si alternano sul palco per dare voce a tantissime donne morte e giunte in un paradiso nero dove non contano né la religione, né la nazionalità, né tanto meno l’età. Si è accomunate da un unico destino: essere state uccise dal proprio uomo.

E quel “avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo mai accorti” del monologo di apertura dice già tutto di quanto la violenza sia consumata ogni giorno tra le mura domestiche e sia l’unica arma che uomini “malati” usano per sentirsi superiori alle proprie compagne. C’è la donna in carriera che ha “superato” economicamente il compagno e riceve in cambio veleno, critiche e colpi all’autostima, violenza verbale e poi fisica. C’è la sposa cadavere che sognava “Luigi di Varese” ma è stata sgozzata dal padre e dal fratello, poi sepolta sotto un melograno. E ci sono anche le vittime collaterali, testimoni scomodi della follia altrui. E ancora donne a cui è stata dedicata un’edicola votiva in ricordo mentre l’ex fidanzato assassino è ancora in circolazione, o donne sepolte in fondo ad un pozzo in attesa di essere trovate dalla scientifica. Tanti dialetti, tante parlate anche straniere, si alternano in scena, a ricordare che la violenza non conosce confini. Su due schermi scorrono immagini evocative mentre la musica accompagna i momenti più drammatici. Pochi oggetti ma significativi, un paio di scarpe con il tacco, una camicia da notte con brillantini, ricordo della luna di miele e del primo ceffone.

Uno spettacolo dai toni grotteschi, leggeri ed ironici pur parlando di violenza e di fatti di cronaca che colpiscono come un pugno allo stomaco. In un continuo contrasto tra i racconti drammatici ed un linguaggio leggero le attrici in scena ci raccontano pagine di cronaca troppo spesso dimenticate. Spettacolo bello quanto necessario.

———–

Con

Lella Costa

Orsetta de’ Rossi Rita Pelusio

Messinscena a cura di Serena Dandini

Aiuto regia Francesco Brandi

 

Polvere – Dialogo tra uomo e donna
Canti orfici / Visioni
L’ora buia. Manzoni. Testori. La speranza
Stanze: Uno
Servo per due (One Man, Two Guvnors)

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