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Teatrionline > Blog > Prosa > “Il Vicario” di Rolf Hochhuth
Prosa

“Il Vicario” di Rolf Hochhuth

Maurizio Carra
Ultima modifica: 21 Febbraio 2016 14:56
Maurizio Carra
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foto“Il Vicario” di Rolf Hochhuth, uscito in Italia per i tipi di Feltrinelli nel 1964, non mancò di suscitare polemiche per le accuse alla Chiesa sui presunti silenzi durante lo stermino degli ebrei. La polemica si elevò di tono tanto da sfociare in una vera e propria censura. “Il Vicario” venne rappresentato nel 1965 da Gian Maria Volontè e Carlo Cecchi, ma la pièce non fu portata a termine per l’arrivo delle forze dell’ordine. E da allora è calato sul “Vicario” un’inquietante cortina di silenzio. Scompare, infatti, dai cartelloni teatrali e dalle librerie fino a quando una piccola casa editrice, la Wizarts nel 2002 non decide di rieditarlo.

A questo punto però si impone una domanda. Perché il sistema editoriale, almeno quello di sinistra (allora maggioritario), non ha più ristampato “Il Vicario”? Perché il sistema teatrale sensibile ai diritti civili non l’ha più messo in scena quando i teatri di molti paesi europei hanno continuato a rappresentarlo fin dal 1963? Evidentemente, in Italia, la moral suasion (per usare un eufemismo) vaticana non ha incontrato barriere libertarie, ma sterili ipocrisie.  

Il tema della pièce non è tanto il silenzio della Chiesa sull’Olocausto, ma quello specifico di Papa Pacelli. I personaggi cardine del dramma sono il giovane gesuita Padre Riccardo (voleva informare la Chiesa dello sterminio in corso), l’ufficiale delle SS Gerstein (si schiera contro il regime nazista), il dottore (Mengele?) che incarna il male assoluto, e Pio XXII il cui silenzio sul genocidio è stato assordante. Solo un fermo intervento del Papa avrebbe, forse, avuto la forza di fermare gli eventi o sicuramente avrebbe fatto esplodere un’indignazione mondiale con tutte le prevedibili conseguenze. Padre Riccardo e Gerstein dismettono le loro divise (metafore delle ideologie) e tentano inutilmente di farsi ascoltare da vari prelati in Vaticano. Fino ad arrivare al Pontefice. Alla fine il giovane Riccardo decide, vista la totale indifferenza generale, di mettersi una stella di Davide sul petto davanti al Pontefice e di finire anche lui in un carro alla volta dei forni.

La decisione di presentare il “Vicario” dopo il tentativo abortito nel’65 lo si deve al Tieffe Teatro che nel 2007 lo portò in scena allo “Spazio Mil” di Sesto San Giovanni con il gruppo di bravissimi attori che in questi giorni lo ripropongono al Teatro Elfo Puccini. La riproposizione è di grande attualità perché si infittisco le voci di una vicina beatificazione di Pio XII.

In realtà la decisione di proclamare santo Pio XII che, inizialmente, si pensava potesse essere presa assieme a quella per Karol Wojtyla, già beatificato il 1 maggio 2011 in San Pietro è ancora sub judice, Papa Francesco infatti a domanda risponde:

«La causa di Pio XII è aperta. Io mi sono informato: ancora non c’è nessun miracolo, e se non ci sono miracoli non può andare avanti. È ferma lì. Dobbiamo aspettare la realtà, come va la realtà di quella causa, e poi pensare di prendere delle decisioni. Ma la verità è questa: non c’è nessun miracolo ed è necessario almeno uno per la beatificazione. Questo è come oggi è la causa di Pio XII. E io non posso pensare: “Lo farò beato o no?”, perché il processo è lento. Grazie».

Quindi aspettiamo il miracolo. Sarà dura per Francesco, ma prima o poi arriverà anche perché il Vescovo di Roma non è eterno e le vie del Signore sono infinite…

“Il Vicario” è presentato in forma di lettura scenica da un valentissimo gruppo di giovani, ma già affermati attori: Matteo Caccia, Marco Foschi, Enrico Roccaforti, Cinzia Spanò, Nicola Bortolotti, Giuseppe Lanino e Rosario Tedesco che ha curato l’adattamento (scegliendo le scene più rappresentative del testo) e la regia. La forza del testo e l’intensa e sofferta interpretazione degli attori hanno coinvolto razionalmente ed emotivamente un pubblico attento, numeroso e riconoscente.

NB Per questa nuova edizione alle voci degli attori si affiancheranno quelle di “testimoni” scelti tra personalità della cultura, dello spettacolo, della società civile e di studenti che alla fine della pièce si alterneranno di sera in sera nella lettura dell’intenso e struggente testo “La lettera di una ragazza ebrea di Ostia”.

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