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Teatrionline > Blog > Altro > Marco Travaglio in “Perché no”
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Marco Travaglio in “Perché no”

Antonella Parisi
Ultima modifica: 25 Novembre 2016 17:49
Antonella Parisi
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fotoTutte le bugie del Referenzum

UNO SPETTACOLO CONTRO IL SILENZIO DELLE TV

Con Marco Travaglio e Giorgia Salari

Lo spettacolo è prodotto dalla Società Editoriale il Fatto S.p.A.

——

L’Auditorium straripante attende l’inizio dello spettacolo.

Sipario aperto. La scena si presenta vuota: due sedie al centro del palco. Un assistente entra di soppiatto per posizionare accanto ad una delle due sedie una lattina di coca cola. Sarà pubblicità o un vezzo del giornalista, la sua coperta di Linus?

Entra Marco Travaglio accolto da un lunghissimo applauso, l’entusiasmo quasi si tocca. È un personaggio televisivo molto conosciuto e in sala si è sparsa la voce che il breve ritardo con cui si comincia è dovuto al collegamento in diretta con Lilly Gruber e il suo programma quotidiano “Otto e mezzo”. Per la proprietà transitiva siamo tutti in televisione.

Il pubblico è provinciale in questa piccola metropoli assurta ai clamori della notorietà grazie al comico Maurizio Crozza e alle sue imitazioni-parodie iperboliche.

Ma si sa, la provincia italiana è un po’ così!

È sorprendente Marco Travaglio, istrionico anche un po’ gigionesco, attrae il pubblico come una calamita, lo ipnotizza come un suonatore di piffero raccontando la sua verità di cronaca non ancora diventata storia.

“Cari amici, siccome detesto il vittimismo non sto qui a raccontarvi le infinite difficoltà che abbiamo incontrato con Giorgia Salari in questo meraviglioso tour del recital “Perché No”, che ci ha portato in 50 città d’Italia in poco più di tre mesi. Ciò che conta è che le sale erano sempre pienissime, anche se i giornali non ne parlavano, le tv ancora meno, ed era difficile far sapere ai cittadini che eravamo lì.

A Salerno non ho mai potuto mettere piede ed è quasi inutile che vi spieghi il perché: De Luca e i suoi giannizzeri non voleva, ma stavolta ci siamo.”

In mano il copione, anzi non un copione inteso nel gergo teatrale, ma la relazione scritta di ciò che racconta in scena. Carattere piccolo, compatto, copioso e verboso: ma non viene letto perché Travaglio va a memoria o a braccio, il suo ritmo della sua voce è costante, senza cedimenti, colorito da espressioni e sfumature da vero oratore. Con estrema lucidità percorre decenni di storia politica italiana. Solo quando deve citare uno degli articoli modificati dalla proposta di riforma costituzionale, prende il copione e legge.

Il pubblico lo segue divertito ed interessato e lo interrompe con continui e ripetuti applausi.

Lo spettacolo non ha intervallo ma idealmente può dividersi in tre tempi. Nel secondo entra Giorgia Solari interpretando la bionda MEB (così la chiamavano i suoi compagni di scuola) Maria Elena Boschi, molto somigliante nel fisico e nelle espressioni.

Marco Travaglio dopo aver chiesto inutilmente per mesi un confronto in tv con la ministra Maria Elena Boschi, ha deciso di portare in scena le ragioni del No contrapposte a quelle del Sì con l’attrice Giorgia Salari nei panni della Boschi (con le frasi testuali della ministra delle Riforme). Così ciascuno potrà confrontarle e farsi un’idea per saperne di più.

Teatro-Lezione, Teatro-Racconto, Teatro di Narrazione o piuttosto Teatro di Giornalismo, assecondando la voglia di Teatro che negli ultimi tempi ha colpito alcuni giornalisti e che sembra contagiosa ed epidemica, ognuno con un diverso modo di stare sul palco ma tutti accomunati da un profondo desiderio di raccontare per condividere.

Ricordiamo (solo per citarne alcuni) “All you need is love“, lo spettacolo di Federico Rampini, il noto giornalista e scrittore corrispondente da New York ed editorialista di Repubblica, che ha provato a raccontare la crisi economica, e a immaginare un futuro migliore, attraverso le canzoni dei Beatles.

E ancora Il sogno di un’Italia – 1984-2004 Vent’anni senza andare mai a tempo di Andrea Scanzi, ben conosciuto ed apprezzato giornalista con Giulio Casale, eclettico e appassionato musicista, che analizza quella stagione in cui la generazione dei quarantenni sognava di rivoluzionare l’Italia ed ha invece fallito. iniziano a chiedersi come sia stato possibile sopportare vent’anni di Berlusconi, poi riflettono sull’arrivo di Renzi interrogandosi sul motivo per cui in Italia la norma è eccezione e l’anomalia immorale è spesso regola

Il teatro è generoso ed accoglie tutti sulle sue tavole di legno. Gli attori non sono gelosi ed applaudono quanti vogliono utilizzarlo per lanciare il proprio messaggio al mondo.

Marco Travaglio è davvero una sorpresa, anche se non inaspettata, per la capacità di reggere il palco per due ore circa con inarrestabile fermezza e simpatia.

Un professore così renderebbe la scuola più viva e gli studenti più interessati

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