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Per un Teatro di confine

Valerio Rupo
Ultima modifica: 16 Settembre 2017 10:29
Valerio Rupo
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L’immagine a corredo di questo articolo è tratta da una fotografia del 2003 di Marc Domage, che ritrae l’artista Philippe Ramette e che il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e l’Espace Malraux, Scène Nationale de Chambéry et de la Savoie hanno scelto per rappresentare il progetto Corpo Links Cluster.

L’iniziativa transalpina si propone come progetto innovativo in materia di offerta culturale, con l’ambizione di valicare non soltanto i confini nazionali dell’arco alpino ma anche quelli meno tangibili (ma forse perfino più audaci) dell’attrattività del territorio montano nelle sue diverse declinazioni. E l’audacia del progetto, a cui si può tranquillamente attribuire l’appellativo di Teatro di confine, è valsa il sostegno dell’Unione Europea con i fondi del Programma di cooperazione Territoriale Transfrontaliera ALCOTRA 2014-2020.

Il 15 settembre 2017 il Teatro Carignano di Torino ha ospitato la presentazione italiana del progetto, dopo il successo francese del giorno prima presso il Salone d’Onore dell’Hôtel de Ville di Chambéry: un entusiasta Lamberto Vallarino Gancia (Presidente del Teatro Stabile Torino) ha condotto la conferenza stampa coordinando gli interventi di Marie-Pia Bureau (Direttrice dell’Espace Malraux), Nadine Buès (Coordinatrice Université Savoie Mont Blanc), Enrico Camanni (Vice Presidente Associazione Dislivelli) e Gigi Cristoforetti (Direttore artistico Torinodanza Festival), con la presenza dell’Assessore alla Cultura e al Turismo del Piemonte Antonella Parigi e dell’Assessore al Commercio, Lavoro e Turismo della Città di Torino Alberto Sacco. Il merito del progetto, nell’introduzione del Presidente, si misura nell’apporto di innovazione, soprattutto quando riferita a un contesto tradizionale come quello degli insediamenti montani, soprattutto in considerazione del nuovo rapporto che si intende imbastire tra arte e turismo.

La premessa fondamentale di Corpo Links Cluster è il territorio di riferimento, la cornice, il teatro: la montagna. Nadine Buès, parlando a rappresentanza dell’Université Savoie Mont Blanc, afferma che la montagna, la sua cultura e la sua attrattività turistica sono assi fondamentali della ricerca e dell’innovazione da un punto di vista economico. Lo scopo del progetto binazionale è la predisposizione del contesto montano ad ospitare l’incontro di artisti, ricercatori e atleti, cui trait d’union è la sfida che la cornice alpina, già foriera di ispirazione artistica nell’opinione di Marie-Pia Bureau, rappresenta per i suoi residenti e i suoi turisti. Una sfida che, in senso sportivo, proviene dagli ambienti incivilizzati delle montagne e che viene accolta dal corpo abnegato di sciatori, scalatori, speleologi; in senso teatrale e artistico si pone come una «messa in discussione degli equilibri», come affermato da Cristoforetti, una concezione della cultura che, attraverso il superamento dei confini (tra cultura ed economia locale, in questo caso) possa contribuire allo sviluppo sociale delle regioni montane.

Il titolo della fotografia di Philippe Ramette, Inversion de pesanteur, “inversione della gravità”, sintetizza bene gli scopi che il teatro francese e il teatro italiano si sono prefissi nell’elaborare il progetto: come un atleta, il performer attoriale mette continuamente in discussione il proprio corpo, integrandosi nell’ambiente circostante, nel tentativo di controvertire le forze che lo assoggettano. Il teatro risponde alla sfida con altrettanta abnegazione di quanto accade con lo sport, collocando sullo sfondo delle cime innevate quella civiltà di cui l’arte attoriale è stata la prima espressione.

Al progetto aderiscono altre importanti istituzioni: l’Université Savoie Mont Blanc, in collaborazione con il Dipartimento Interateneo di Scienze, progetto e politiche del Territorio dell’Università e del Politecnico di Torino, coordinerà l’adattamento dell’offerta artistica alle esigenze di un pubblico montano e ne valuterà a posteriori l’impatto culturale; l’associazione torinese Dislivelli, attiva nella ricerca sul territorio montano e nella promozione dello sweet tourism (imperniato sulla valorizzazione dei tratti distintivi delle località), assicurerà l’inserimento della rassegna montana all’interno del sistema d’impresa delle comunità alpine.

Lo sforzo congiunto delle istituzioni coinvolte nel progetto produrrà, nei prossimi tre anni, dodici incontri tra professionisti dello spettacolo e dello sport, in cui verranno elaborate sei nuove produzioni artistiche ispirate dalla e destinate alla montagna. Ad oggi, tra i partecipanti si possono nominare la circense francese Chloé Moglia; l’attore Yvain Juillard; il coreografo Piergiorgio Milano; il danzatore e funambolo Olivier Debelhoir; Stephen Thompson, danzatore, coreografo e padagogo canadese, che collaborerà con il celebre artista plastico Xavier Veilhan.

Alla fase di ricerca che vedrà impegnati questi e altri artisti in confronto diretto con atleti e sportivi seguirà un percorso di networking tra piccole e medie imprese italiane e francesi. Il risultato della misurazione di un legame diretto del mercato turistico con l’industria culturale, ovvero l’attraversamento di uno di quei confini probabilmente più audaci dei limiti nazionali, sarà oggetto di una conferenza sul tema dell’innovazione culturale nei confronti del territorio: come anticipato da Enrico Camanni, Vice Presidente dell’Associazione Dislivelli, l’approccio alle Alpi come “cerniera” tra Italia e Francia necessita di quella stessa «apertura mentale che porta al turismo sostenibile e allo sviluppo regionale».

 

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