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Teatrionline > Blog > Featured > Teatro Vittoria, Paolo Triestino racconta “Ben Hur – una storia di ordinaria periferia”
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Teatro Vittoria, Paolo Triestino racconta “Ben Hur – una storia di ordinaria periferia”

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 22 Ottobre 2018 13:34
Fabiana Raponi
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Paolo Triestino
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Paolo TriestinoNumeri da record, 400 repliche in 200 città e 150mila spettatori, in tutta Italia quelli di Ben Hur – una storia di ordinaria periferia, piccolo, grande cult teatrale con la straordinaria coppia Paolo Triestino- Nicola Pistoia affiancati da Elisabetta De Vito che torna in scena al Teatro Vittoria di Roma dal 23 ottobre al 4 novembre.

Sarà una ripresa che celebra i successi di uno spettacolo amatissimo da critica e pubblico: il testo di Gianni Clementi (alla terza collaborazione con Triestino-Pistoia anche con Grisù, Giuseppe e Maria e Fausto e gli sciacalli) è diventato nell’arco di pochi anni un cult che riesce ogni volta a coinvolgere il pubblico bilanciando mix inarrivabile di risate, pensieri, emozione e cattiveria.
Uno spettacolo che mantiene replica dopo replica uno “stato di grazia” assicurato dai tempi perfetti del trio di attori diretti dallo stesso
Nicola Pistoia per raccontare una storia divertente, ma velenosamente amara come nella migliore tradizione della commedia all’italiana, fra attualità, immigrazione, sfruttamento, speranze e meschinità regalati da tre personaggi indimenticabili sullo sfondo della periferia romana.

La vita piatta e grigia di due fratelli, Sergio, Nicola Pistoia, ex stunt-man che sbarca il lunario facendo il centurione, e Maria, Elisabetta De Vito, che arrotonda lavorando in una chat erotica telefonica, subisce un repentino cambiamento con l’arrivo dell’altro, Milan-Paolo Triestino, ingegnere bielorusso clandestino arrivato in Italia con la speranza di un futuro migliore rivitalizzando la vita dei due fratelli e portando loro il benessere…

Abbiamo chiacchierato con Paolo Triestino del successo formidabile di questo spettacolo in vista del ritorno dello spettacolo in scena, martedì sera a Roma.

Buongiorno Paolo, con oltre 150.000 spettatori per 400 repliche in 210 città raggiunte, Ben Hur è diventato nell’arco degli anni un vero e proprio cult teatrale. Raccontaci la genesi di questo testo: ve lo sareste aspettato successo così longevo?

Ahahah… bella domanda. No, non ce lo aspettavamo! Sentivamo che qualcosa di speciale stava accadendo, ma non ci immaginavamo di certo un successo così. Siamo riusciti addirittura ad approdare sul grande schermo, e la cosa rarissima è stata che gli interpreti siamo rimasti noi. In genere ci si piega alle leggi del mercato, che pretendono nomi di cartello.

Quali sono, secondo te in Ben Hur, gli aspetti che riescono a coinvolgere ogni volta il pubblico? E che cosa c’è di tanto speciale nei testi di Gianni Clementi?

Il successo in parte rimane sempre un mistero. Puoi immaginarti tante cose, puoi mixare gli ingredienti che ritieni giusti, ma poi la polverina magica chissà da dove arriva! A posteriori, forse la capacità del testo di farti cambiare atmosfera in poche battute, di far ridere senza dimenticarsi la cattiveria, per poi stemperarsi nell’emozione. Gianni ha la sapienza degli antichi teatranti, quelli che sanno scrivere per il teatro. Inoltre, la sua scrittura è spesso (ma non solo) un omaggio alla grande stagione della commedia all’italiana, ai vari Risi, Monicelli…

Lo spettacolo torna in scena al Teatro Vittoria: dopo tante repliche, come affronti il tuo personaggio? Non hai timore di “usurarlo”?

Bè, il rischio c’è sempre, certo. Ma in realtà poi accade molto raramente di perdere le motivazioni.. ad ogni replica puoi scoprire un angolino ancora inesplorato. E poi c’è il pubblico che cambia ogni sera, e che ti costringe spesso a piccoli equilibrismi per essere in sintonia con la platea.

Nel 2013 avete realizzato anche il film: quali differenze ci sono nel portare questo testo teatrale sul grande schermo?

Mah… direi soprattutto la mancanza di coraggio. Il film per lunghi tratti è di altissimo livello, ma in alcuni passaggi si è voluto rendere la storia più “politicamente corretta”. Credo sia stata RAICINEMA (che ha sostenuto il progetto insieme a Flavia Parnasi che ha creduto fortemente nel progetto) a volere dei cambiamenti, soprattutto sul finale. Spesso si ha la presunzione di credere di sapere cosa voglia il pubblico, ma credo sia un errore. Ritengo a volte sia più utile sapere cosa vuoi tu!

Condividi ancora una volta il palco con Nicola Pistoia, ma anche con Elisabetta De Vito: parlaci del vostro sodalizio e del vostro rapporto, come si è evoluto in questi anni?

Nicola è amico e splendido compagno di scena. Condividiamo il palco da ormai quasi 20 anni e ci conosciamo come le nostre tasche. Siamo di formazione estremamente diversa, ma ritengo che questo non sia un limite, anzi! Direi che siamo davvero complementari. Con Betta è stato amore artistico a prima vista, ed è gioia recitare con lei. Poi ci sono gli alti e bassi, come in ogni famiglia che si rispetti. Ma se la base, come si usa dire, si supera tutto. E si  è più forti.

Quale dovrebbe essere la funzione del teatro anche in questo particolare momento?

Fino a poco tempo fa avrei risposto “provare a rendere migliore quella parte infinitesimale di mondo che ti circonda”. La penso ancora così, ma sento che il pubblico ha sempre più voglia di divertirsi, di pensare ad altro. E allora il massimo che puoi permetterti è far ridere con intelligenza, regalando pensieri da portarsi via. Noi almeno ci proviamo. Ecco!

Ben Hur torna un scena dal 23 ottobre al 4 novembre al Teatro Vittoria (Piazza Santa Maria Liberatrice, 10 a Testaccio), biglietti da 12 a 28 euro (promozioni e riduzioni contattando il teatro), info: 06 5740170 – 06 5740598, www.teatrovittoria.it.

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