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Teatrionline > Blog > Spettacolo > “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
Spettacolo

“Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Redazione1
Ultima modifica: 25 Marzo 2022 09:33
Redazione1
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Viaggio nei labirinti della mente e del cuore con “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini  in cartellone sabato 26 marzo alle 21 e domenica 20 marzo alle 19.30 al TsE di via Quintino Sella nel cuore di Is Mirrionis a Cagliari sotto le insegne della seconda tranche della Stagione 2021-2022 di Teatro Senza Quartiere  organizzata dal Teatro del Segno con la direzione artistica di Stefano Ledda nello spazio “ritrovato” nello storico rione del capoluogo e – dedicata al cantante lirico, regista e scrittore Gianluca Floris (recentemente scomparso) figura di spicco del panorama culturale isolano. Sotto i riflettori l’attore e regista Salvatore Della Villa nel ruolo del protagonista, un uomo in fuga dalla routine e dai problemi della vita quotidiana, amareggiato e pieno di dubbi, segnato dal fallimento del suo matrimonio e dall’indifferenza del figlio, eppure restio o forse incapace di  impegnarsi in una nuova relazione, nella convinzione che «L’Amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita».

“Il Grigio” descrive l’inatteso e sgradito incontro di questo moderno (anti)eroe con una bestiola ben decisa a imporre la propria presenza nella nuova casa, alla periferia della città: svanita l’illusione di poter ritrovare la pace e l’equilibrio interiore, prendendo le distanze dal caos del mondo e dai nodi irrisolti della sua esistenza, per ritirarsi in solitudine a riflettere e possibilmente rimettersi a lavorare, l’uomo si trova costretto a lottare con un “nemico” sconosciuto, ma certamente dotato di astuzia e forse di una certa malvagità, nel tentativo di difendere il proprio spazio e la propria dignità, riconquistando l’iniziale e necessario senso di libertà. 

Il duello comico e paradossale tra due avversari che agiscono, e reagiscono, in base ai condizionamenti della propria specie, mette in risalto le reali difficoltà del protagonista, quasi che quella strana “guerra” fatta di trappole e inganni non fosse altro che un riflesso del suo stato d’animo, dei suoi dilemmi personali e dei suoi sentimenti contraddittori, un sintomo dell’urgenza e insieme del timore di mettere ordine tra i pensieri e tracciare un bilancio, affrontare decisioni e compiere scelte irrevocabili, invece di lasciarsi semplicemente travolgere dalla circostanze e farsi trascinare dalla corrente. Il subdolo animale si nasconde, ma lascia tracce e segni inequivocabili, come un invadente coinquilino, fino quasi a trasformarsi in una ossessione: “Il Grigio” nella mise en scène di Salvatore Della Villa, che firma la regia, con musiche originali di Gianluigi Antonaci, sonorizzazione di Rocco Angilè e video di Andrea Federico – produzione Compagnia Salvatore Della Villa – mette l’accento sulla crisi del protagonista, che scopre dentro di sé una capacità di odiare, sia pure rivolta verso un fastidioso roditore, di cui è preda tra meraviglia e sgomento. 

Un uomo educato e civile, portato alla gentilezza e alla tolleranza, pur consapevole della propria vulnerabilità, cerca la propria oasi suburbana: «In quel momento volevo pensare a me. Avevo proprio bisogno di allontanarmi da tutto, di vivere un po’ più isolato… Anche col lavoro, non ce la facevo più. No, non il lavoro… tutto quello che c’è intorno… gli interessi personali, i contatti, la volgarità, i rigiri…». Quella vaga insofferenza e un crescente disgusto per quell’ambiente lo inducono a isolarsi, momentaneamente, a cercare rifugio e sollievo altrove, e «una casetta tranquilla, tutta bianca, funzionale, poco lontana dalla città» con un po’ di verde intorno sembra il luogo ideale per ritrovare se stesso nel silenzio, lontano dai riti mondani e dalle atmosfere di un’epoca priva di eleganza. Un imbarbarimento, uno scadimento progressivo che gli risulta sempre più insopportabile, e che è uno strano miscuglio tra insensibilità e ostentazione: «La volgarità degli oggetti, delle case, degli uomini, del successo, del fare, del non fare, delle parole, dei vestiti, delle facce, dei gesti, delle risate. La volgarità degli uomini politici, dei funzionari, dei giornalisti, degli intellettuali, degli attori, dei cantanti. La volgarità del mondo intero… certo, tutto dentro nella scatola, nel tubo… si, la fluorescenza… tutta la volgarità del mondo minuto per minuto». 

Una qualità sempre più pervasiva, cui è difficile sottrarsi, amplificata dalla televisione, che è insieme specchio e sorgente di una civiltà in declino: «E’ per questo che uno scappa da tutto. Perché senti che ti fa male… un male fisico, allo stomaco. Ti fa male dentro, diventi più brutto, più cattivo. E non te ne accorgi, perché ormai è la tua vita, la normalità. Perché la volgarità è in tutti. La volgarità dei sarti, degli architetti. La volgarità dell’opinione, della finta correttezza, dello scoop, dell’informazione. Sparire, sparire… impossibile… Ma sì, meglio l’idiozia, il delirio… Voglio vedere fino a che punto… Aria, aria. Ho bisogno d’aria». Scritto alla fine degli Anni Ottanta, “Il Grigio” riflette la coscienza del ruolo sempre più rilevante del piccolo schermo nel determinare il gusto e influenzare l’opinione pubblica: l’innocuo elettrodomestico con le sue luci e voci ipnotiche è un potentissimo mezzo di comunicazione di massa, catalizzatore di pulsioni e bramosie, capace di anestetizzare le emozioni e intorpidire i riflessi morali e la naturale indignazione. La ribellione dello sfinito eroe si risolve in un volontario allontanamento, dove però un ostacolo insormontabile si pone fra lui e la sua agognata serenità: la furbizia del topo, refrattario a tutti i sistemi escogitati per imprigionarlo o scacciarlo, diventa un enigma quasi beckettiano, una sfida alla ragione, in un tragicomico crescendo con un finale tutto da scoprire. 

«Non sfuggirà al pubblico che ‘lui’ in scena non ha un nome, insomma, è un “Innominato” della postmoderna società urbanizzata, che probabilmente non ha nome dal momento che qualsiasi nome di uno di noi lo denominerebbe – si legge nella presentazione –. «E non sfuggirà neppure che lui non è affatto homo oeconomicus, piuttosto è homo agens, e nella vita si è sempre dato da fare per rimuovere le insoddisfazioni al meglio delle sue possibilità. Perfetto homo agens del suo tempo, agisce e subisce al contempo l’inesorabile frammentazione dei suoi giorni, dei nostri giorni; frammentazione che con l’ingresso nella nuova casa spera di risolvere, ricominciando un’altra vita e lasciandosi finalmente dietro i fallimenti e le macerie del passato. Ma a sua insaputa l’oasi felice, tinteggiata di nuovo, è subdolamente abitata. Un disturbatore è nell’oasi, è sleale e ingannatore, lo inquieta, gli toglie il sonno, lo assale… insinua il dubbio, provoca la lotta, rosicchia l’anima, rosicchia perfino le carte della sua migliore creatività. Ma tiene desta la mente».

Il protagonista 

Salvatore Della Villa, formatosi presso il Centro D di Torino con Iginio Bonazzi, ha debuttato nel 1994 al Teatro Alfieri di Torino nel “Bonaventura” di Sergio Tofano con la regia di Franco Passatore. Ha diretto e interpretato lavori di Luigi Pirandello, Anton Cechov, Guy De Maupassant, Jerome K. Jerome, Ionesco, Sergio Tofano, Giorgio Gaber, Stefano Benni, Luciano Violante, Massimo Bontempelli, William Shakespeare, Victor Hugo, Aristofane, Federico Garcia Lorca, Edmond Rostand, Antoine de Saint-Exupéry, Achille Campanile, Gianni Rodari. Ha lavorato, tra gli altri, con Riccardo Caporossi e Anna Mazzamauro. Tra i suoi lavori, oltre all’originale concerto poetico “Bestiario Salentino” da Vittorio Bodii, “Il Canzoniere della Morte” di Salvatore Toma, “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini e  “Caligola” di Albert Camus. 

I PROSSIMI APPUNTAMENTI 

La Stagione 2021-2022 di Teatro Senza Quartiere al TsE di Is Mirrionis a Cagliari prosegue fino al 9 aprile con un focus sulla nuova drammaturgia e protagonisti come Gianfranco Berardi (Premio Ubu 2019) in scena con Gabriella Casolari e l’istrionico Fabio Marceddu (Premio Ermo Colle 2021).

Fotografia del reale tra echi shakespeariani – sabato 2 aprile alle 21 – con “Amleto Take Away”, uno spettacolo di e con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, con musiche di Davide Berardi e Bruno Galeone e disegno luci di Luca Diani (produzione Compagnia Berardi Casolari – Teatro della Tosse) sulle questioni cruciali e i nodi irrisolti del presente, tra le incongruenze e le ingiustizie, gli aspetti più assurdi e grotteschi della società contemporanea, “globalizzata” ma non includente, dove sembra essersi smarrito il senso più profondo dell’umanità. 

«“Amleto Take Away” è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro ‘contro temporaneo’ – sottolineano Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari –. «Punto di partenza sono, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva». La pièce – che è valsa a Gianfranco Berardi il Premio Ubu 2019 come miglior attore – rappresenta «una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa». Il confronto con un mondo dove «Tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud. Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili…».

In questo percorso «s’inserisce, un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale, l’“Amleto” di Shakespeare, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza… è un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande… È consapevole ma perdente, un numero nove ma con la maglia dell’Inter e di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà».

Infine – sabato 9 aprile alle 21 – spazio a “F.M. e il suo doppio” del Teatro dallarmadio, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Fabio Marceddu, che firma la regia a quattro mani con Antonello Murgia mentre elementi scenici e costumi sono di Paoletta Dessì: un travolgente e sorprendente monologo per una riflessione sull’evoluzione culturale e sociale, vista «con lo sguardo di un adolescente inquieto, alla ricerca del suo “Ego stabile”». Vincitore del XX Palio Ermo Colle (2021) e del Premio del Pubblico alle Voci dell’anima (2016), lo spettacolo, presentato anche all’INSCENA Festival di New York (2018), rappresenta una sorta di “autobiografia” d’artista, con il racconto di una vita tra la passione teatrale e la ricerca di un’identità: un tragicomico one-man-show in cui il protagonista si mette a nudo svelando le molteplici sfaccettature della sua personalità, fra talento istrionico e vis comica, sfogliando l’album dei ricordi personali e familiari e ripercorrendo le tappe della sua carriera. «Partire dal proprio vissuto, e ritrovarsi a leggere quel che si è fatto, per arrivare dove si è arrivati» in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, significa trasferire sulla scena una trasfigurazione del proprio vissuto, riscrivere la propria storia per guardarsi allo specchio e riconoscersi ma anche prendere le distanze da un’immagine che in realtà è una proiezione di sé. 

«“F.M.” è il racconto di una vita, di una porzione di vita, dove il motore è il teatro. L’amore per il teatro, la necessità di fare teatro, la difficoltà di essere attori, alla periferia di un Paese dove è già difficile fare questo mestiere nella Capitale» – si legge nelle note -. «“F.M.” è Fabio Marceddu, ma è anche maschile e femminile, è anche Frequenze Medie, perché la verità sta nel mezzo, ed è anche fra Martino, il grido d’allarme intimato al frate che dorme invece di suonare le campane.

E prima che la campana suoni, come recita l’incipit: “Visto che ci stanno togliendo il futuro volgo lo sguardo al passato”».

IL CONCORSO  – Prosegue “Veni, Vidi… Scrissi”, il concorso per aspiranti critici teatrali indetto dal Teatro del Segno e inaugurato con l’anteprima dedicata agli “Amori da Palcoscenico”: in palio biglietti omaggio per gli spettacoli in cartellone oltre a un abbonamento (per due persone) alla prossima Stagione di Teatro Senza Quartiere 2022-2023 per il vincitore / la vincitrice designato/a a insindacabile giudizio della giuria presieduta dalla giornalista Maria Paola Masala (già firma del quotidiano “L’Unione Sarda”) mentre la migliore recensione sarà pubblicata sul portale SardegnaEventi24.it . «Un’idea nata» – spiega il direttore artistico Stefano Ledda – «con l’intento di avvicinare e coinvolgere il pubblico e in particolare i più giovani, ma non solo, nel meraviglioso gioco del teatro, sollecitando uno sguardo critico e uno studio attento sui contenuti e sull’estetica teatrale». 

BIGLIETTO SOSPESO – Continua anche l’iniziativa del “biglietto sospeso”, ispirata alla tradizione partenopea del “caffè sospeso”, che permette a chi lo desideri di offrire la visione di uno spettacolo a chi non potrebbe permettersi il costo dell’ingresso e nel contempo sostenere il progetto “Teatro Senza Quartiere / per un quartiere senza teatro” 2017-2026, per un’idea di cultura sostenibile e di solidarietà nel segno della bellezza, nella convinzione che il teatro uno spezio fisico e metafisico di confronto fondamentale per lo sviluppo armonioso della comunità. 

IL PROGETTO

Il TsE – spazio “ritrovato” e palcoscenico aperto alla città – è il fulcro di un progetto pluriennale di “teatro sociale”, nato con l’idea di offrire un’alternativa e un’opportunità agli abitanti del quartiere e in particolare alle giovani generazioni: un riuscito “esperimento” culturale, capace di intercettare e valorizzare risorse e talenti e insieme di rispondere a istanze e problemi, affrontando argomenti delicati e complessi come il gioco d’azzardo patologico e il fenomeno sempre più diffuso delle truffe ai danni degli anziani. L’arte della rappresentazione come sintesi del reale e proiezione dell’immaginario, capace di dar corpo ai sogni (e agli incubi) del mondo contemporaneo, con un palcoscenico “pulsante” di emozioni trasfigurate in parole, suoni e visioni e un luogo d’incontro e confronto parte integrante della vita culturale e sociale della comunità.  

Tra le incertezze del presente, ma guardando al futuro: il progetto pluriennale “TEATRO SENZA QUARTIERE/ per un quartiere senza teatro” proseguirà per un altro quinquennio, in virtù della proroga della convenzione che affida lo storico cineteatro parrocchiale di Sant’Eusebio, ora divenuto TsE, al Teatro del Segno fino al 2026. Un teatro “abitato” che pure nei mesi scorsi, sempre nel rispetto delle regole e delle distanze, con uso di mascherine e sanificazioni, ha ospitato prove e allestimenti, rigorosamente “a porte chiuse”, e la nascita della nuova creazione del Teatro Tages.

La Stagione di “Teatro Senza Quartiere” 2021-2022 si inserisce nel progetto pluriennale “TEATRO SENZA QUARTIERE/ per un quartiere senza teatro” 2017-2026 a cura del Teatro del Segno con la direzione artistica di Stefano Ledda – in collaborazione con la Parrocchia di Sant’Eusebio di Cagliari e con il patrocinio e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura, Spettacolo del Comune di Cagliari, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna e del MiC / Ministero della Cultura e con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Fondamentale l’apporto di partner e sponsor privati, a partire dal main sponsor TECNOCASA di Roberto Cabras che sostiene l’intero progetto quinquennale, come dell’azienda Fratelli Argiolas carpenteria metallica, grazie alla quale sono stati realizzati alcuni degli adeguamenti tecnici del palcoscenico e del teatro e il partner tecnico DUBS Organizzazione Tecnica per lo Spettacolo di Bruno Usai.

Il progetto “TEATRO SENZA QUARTIERE/ per un quartiere senza teatro” 2017-2026 vede in prima fila, accanto al Teatro del Segno, l’Accademia Internazionale della Luce, il Teatro Tages, il Comitato Casa del Quartiere, Teatro impossibile, la Compagnia Salvatore Della Villa, l’Associazione Culturale Musicale – Orchestra da Camera “Johann Nepomuk Wendt”, la Compagnia dei Ragazzini di Cagliari diretta da Monica Zuncheddu, l’Associazione Culturale CORDATA F.O.R. e il CeDAC (Centro Diffusione Attività Culturali) che organizza il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

La compagnia: 

Fondato il 12 Gennaio 2009, il Teatro del Segno / Laboratorio di Produzione Teatrale nasce dall’esigenza dei suoi fondatori e del direttore artistico Stefano Ledda, di dirigere in maniera più spiccata la propria produzione artistica e la propria attività didattica verso il teatro sociale e verso interventi mirati alla diffusione della cultura teatrale. 

Il Teatro del Segno è una compagnia professionale di produzione, un gruppo aperto ai diversi aspetti dell’espressività che ricerca attraverso la sperimentazione di percorsi creativi diversi, il segno scenico indispensabile alla comunicazione dell’emozione e del senso.

Il Teatro del Segno cura progetti come “Rovinarsi è un Gioco” e “Senza Fiato” e organizza, oltre alla Stagione di “Teatro Senza Quartiere” e alla rassegna “Teatro e Marmellata” al TsE, il Festival “Percorsi Teatrali” a Santu Lussurgiu e il Festival “Palcoscenici d’Estate” ad Allai, nell’ambito di Intersezioni / rete di festival senza rete a cura di Fed.It.Art. Sardegna.

INFO & PREZZI :

biglietti: intero € 13,00 – ridotto* € 10,00 – ridotto studenti € 7,00

(*) riduzioni per residenti quartiere Is Mirrionis / under 25 / over 65 / abbonati CeDAC

Card x 3 spettacoli a scelta € 30,00

Card x 2: acquistando 2 abbonamenti a prezzo intero, si può richiedere

1 abbonamento omaggio alla Stagione di Teatro Ragazzi Teatro e Marmellata ’22

per informazioni: biglietteria.teatrotse@gmail.com – M. 392.9779211 (anche whatsapp)

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