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Teatrionline > Blog > Prosa > Teatro Vittoria, L’inizio del buio
ProsaRoma

Teatro Vittoria, L’inizio del buio

Redazione Roma
Ultima modifica: 27 Settembre 2022 15:48
Redazione Roma
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Il Teatro Vittoria, ospita in prima romana, dal 4 al 9 ottobre, L’inizio del buio, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Walter Veltroni. L‘adattamento teatrale è di Sara Valerio anche co-protagonista insieme a Giancarlo Fares. La regia è di Peppino Mazzotta.  L’incontro di due storie fortemente radicate nella memoria degli italiani che, caso ha voluto, si sono svolte negli stessi giorni: la vicenda di Alfredino Rampi e quella di Roberto Peci.
La mano di Veltroni guida un racconto emozionante e coinvolgente a due voci che chiede di riflettere sull’ingresso prepotente della televisione nelle nostre vite.
Lo spettacolo ripercorre i momenti delle due storie, con la volontà di risvegliare la memoria emotiva collettiva e trarre insegnamenti dall’esperienza comune: un’occasione per emozionarsi e riflettere condividendo, essenza primaria del fare teatro.
Il 10 giugno 1981 Roberto trova pistole puntate, cade in un bagagliaio e non lo vede nessuno. Alfredino trova un buco nel terreno, cade e non lo vede nessuno.
Una diretta televisiva di tre giorni che racconta i tentativi si salvare Alfredino e il circo mediatico che genera l’evento. Cinquantaquattro giorni di prigionia documentati da video. Due innocenti sotto l’occhio della telecamera. Due pubbliche solitudini date in pasto al pubblico. La televisione si trasforma e modifica il linguaggio con cui dialoga con gli italiani chiusi nelle proprie case.

Note di regia:
Si pensa sempre dopo. Quando tutto è finito. Nel dopo c’è tempo e spazio per riflettere. Mentre le cose accadono abbiamo la vista corta. Il durante manca della giusta distanza.
Ma il dopo arriva quando ormai è tardi. È un tempo spento in cui si può solo pensare a cosa è stato, sforzarsi di capire perché è stato esattamente così e rammaricarsi del fatto che forse avrebbe potuto essere diversamente, se solo avessimo saputo prima, quello che dopo, ci è sembrato così chiaro.
Dopo si può solo raccontare. Il racconto è un modo per ripercorrere, ricostruire, ricordare; serve a mettere in ordine gli eventi, stabilendo connessioni tra cause ed effetti, nella speranza, forse vana, di poter arrivare più lucidi e consapevoli all’appuntamento con il prossimo incidente, la prossima emergenza.

Non tutti gli anni sono uguali. Alcuni restano, altri scompaiono. Alcuni passano in fretta altri sembrano non finire mai. Un anno può risultare degno di essere ricordato o da dimenticare. Dipende da cosa ci è capitato di bello o di brutto.
Tra gli anni significativi ci sono quelli che si impongono al ricordo per un avvenimento che ha segnato la vita di tutti. Ma anche quelli che ognuno ricorda per un fatto particolare che ha segnato solo la propria esistenza senza coinvolgere la collettività. Dei secondi non si può parlare che con pochi, perché ai molti non interessano. Dei primi invece possiamo condividere ogni singola emo-zione con la certezza di trovare sempre nell’interlocutore lo specchio accogliente che ce la restituisce riflessa.
Poi c’è il 1981. Un anno eretico, che ricordiamo non perché hanno attentato alla vita di un presidente o di un papa, ma perché una tragedia, che ha colpito qualcuno che neanche conoscevamo, ci ha travolto come se fosse accaduta a noi in prima persona. Il dolore di un prossimo del tutto anonimo ci è sembrato fosse il nostro dolore.
Di papa ce n’è uno solo e quello che gli succede, per quanto tragico, non può accadere a tutti. Ma di figli e di fratelli ce ne sono tanti, tanti in ogni famiglia, e se uno di loro si perde allora vuol dire che si possono perdere tutti.
Alfredo Rampi e Roberto Peci, attraversando un supplizio immeritato, senza saperlo si sono scoperti migliaia di padri, di madri di fratelli e sorelle.
Nel giugno del 1981 l’esperienza privata, invece di ripiegare su sé stessa, rimanendo nei confini protetti dell’intimo, si espande fino a coincidere con quella di un’intera comunità. Il 1981 è il primo anno di una nuova era. Anche se chi, in quell’inizio d’estate afoso di 40 anni fa, rimase incollato al televisore per ore a seguire gli sviluppi di un salvataggio e di un rapimento, non poteva neppure immaginarlo. Non poteva sapere di essere il prototipo del nuovo cittadino. Non poteva immaginare che quel momento rappresentava una linea di demarcazione tra un prima e un dopo, un punto di non ritorno.
Per la prima volta il dolore privato diventava esperienza pubblica, materiale mediatico da spolpare fino a scarnificarlo.
Ma il dopo non è stato quello della riflessione, della comprensione e della rettifica; è stato il dopo militante dei media sciacalli, dell’uso e dell’abuso pubblico della sofferenza privata, della fine del pudore, giustiziato nella pubblica piazza in nome dell’ostentazione oscena senza se e senza ma.
Dal 4 al 9 ottobre 2022 (h 21.00, mercoledì 5 h 17.00, domenica 9 h 17.30)
TEATRO VITTORIA – ATTORI & TECNICI Piazza S. Maria Liberatrice 10, Roma (Testaccio)
Botteghino: 06 5740170 – 06 5740598
Vendita on-line e info: www.teatrovittoria.it
Come arrivare: Metro: Piramide; Tram: 3; Bus: 23, 30, 75, 83, 170, 280, 716, 781.

Biglietti (prevendita inclusa):
• intero: platea € 30, galleria € 24
• ridotto (under 35/over 65): platea € 21, galleria € 16
• ridotto under 18: platea € 15, galleria € 13
Il progetto del Teatro Vittoria è sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2022 sullo Spettacolo dal Vivo

 

L’INIZIO DEL BUIO
ispirato all’omonimo romanzo di Walter Veltroni
adattamento teatrale di Sara Valerio
regia di
Peppino Mazzotta
con
Sara Valerio e Giancarlo Fares
Produzione La Pirandelliana

Teatro dell’Opera, aspettando Peter Grimes
Forte di Exilles – Tre spettacoli per raccontare la montagna
Teatro Parioli, Il Figlio
Teatro Brancaccio, Nello Daniele in concerto
Saverio Marconi alle prese con le “Variazioni enigmatiche” di Schmitt

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