CeDAC
Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna
Stagione di Prosa 2024-2025
Teatro Popolare d’Arte
L’Assaggiatrice di Hitler
uno spettacolo di Sandro Mabellini
liberamente tratto da “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino
con Silvia Gallerano – Alessia Giangiuliani
e con Marlene Fuochi (fisarmonica e voce)
drammaturgia Gianfranco Pedullà e Rosella Postorino | musiche originali Francesco Giorgi
light designer Gianni Pollini | sound designer Jacopo Cerolini
scenografia Giovanna Mastantuoni | costumi Veronica Di Pietrantonio
regia Sandro Mabellini
produzione Teatro Popolare d’Arte
martedì 11 febbraio – ore 20.30 – Teatro Comunale “Akinu Congia” – Sanluri
mercoledì 12 febbraio – ore 20.30 – Teatro Massimo – Cagliari – per Il Terzo Occhio
giovedì 13 febbraio – ore 20.30 – Teatro San Giuseppe / Teatro Bocheteatro – Nuoro
venerdì 14 febbraio – ore 21 – Cine/Teatro “Olbia” – Olbia
sabato 15 febbraio – ore 21 – Teatro San Bartolomeo – Meana Sardo
La banalità del male, che s’insinua nella vita quotidiana con “L’Assaggiatrice di Hitler”, uno spettacolo di Sandro Mabellini liberamente tratto da “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, con Silvia Gallerano (già vincitrice de The Stage Award for Acting Excellence come Best Solo Performer all’Edinburgh Festival Fringe) e Alessia Giangiuliani e con Marlene Fuochi (fisarmonica e voce), con drammaturgia di Gianfranco Pedullà e Rosella Postorino e musiche originali di Francesco Giorgi, light designer Gianni Pollini e sound designer Jacopo Cerolini, scenografia di Giovanna Mastantuoni e costumi di Veronica Di Pietrantonio (produzione Teatro Popolare d’Arte) in tournée nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Prosa 2024-2025 organizzata dal CeDAC Sardegna. Ispirata a una storia vera, da cui la scrittrice Rosella Postorino ha tratto il fortunato romanzo (vincitore del Premio Campiello 2018 e del Prix Jean-Monnet 2019) la pièce narra la singolare avventura di Rosa Sauer, una giovane donna scelta insieme ad altre nove per “testare” i cibi destinati al Führer e preservare da un possibile avvelenamento il capo del Terzo Reich. «Da tempo mi trovavo in posti in cui non volevo stare… continuavo a sopravvivere ogni volta che qualcuno mi veniva portato via» – racconta Rosa Sauer –. «La capacità di adattamento è la maggiore risorsa dell’essere umano, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana».
“L’Assaggiatrice di Hitler” – in cartellone (in prima regionale) martedì 11 febbraio alle 20.30 al Teatro Comunale “Akinu Congia” di Sanluri, poi mercoledì 12 febbraio alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna “Il Terzo Occhio”, giovedì 13 febbraio alle 20.30 al Teatro San Giuseppe / Teatro Bocheteatro di Nuoro, venerdì 14 febbraio alle 21 al Cine/Teatro “Olbia” di Olbia e infine sabato 15 febbraio alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo – offre uno spaccato della Germania sotto il regime nazista. Tra le privazioni imposte dalla guerra e le feroci discriminazioni nei confronti degli ebrei, la condizione delle “assaggiatrici” risulta in qualche modo paradossalmente privilegiata, ma tutte le donne, diversissime tra loro per carattere, cultura e estrazione sociale, vivono nella consapevolezza del pericolo celato in ogni pietanza e della prossimità della morte.
per saperne di più: www.cedacsardegna.it
Viaggio nella Storia del Novecento con “L’Assaggiatrice di Hitler”, uno spettacolo di Sandro Mabellini liberamente tratto da “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, con Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani e con Marlene Fuochi (fisarmonica e voce), con drammaturgia di Gianfranco Pedullà e Rosella Postorino, musiche originali di Francesco Giorgi, light designer Gianni Pollini e sound designer Jacopo Cerolini, con scenografia di Giovanna Mastantuoni e costumi di Veronica Di Pietrantonio, per la regia di Sandro Mabellini (produzione Teatro Popolare d’Arte) in tournée nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Prosa 2024-2025 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.
Focus su un dramma esistenziale e umano vissuto in segreto, nell’intimità della propria coscienza, con la pièce in cartellone (in prima regionale) martedì 11 febbraio alle 20.30 al Teatro Comunale “Akinu Congia” di Sanluri, poi mercoledì 12 febbraio alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna “Il Terzo Occhio”, giovedì 13 febbraio alle 20.30 al Teatro San Giuseppe / Teatro Bocheteatro di Nuoro, venerdì 14 febbraio alle 21 al Cine/Teatro “Olbia” di Olbia e infine sabato 15 febbraio alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo che fa luce su un episodio (quasi) dimenticato nella Germania sotto il regime nazista e s’intreccia alla tragedia della Shoah.
Sulla falsariga del folgorante romanzo firmato da Rosella Postorino, una delle autrici più originali e interessanti della letteratura italiana contemporanea e ispirato a una storia vera, “L’Assaggiatrice di Hitler” racconta la terribile esperienza di Rose Sauer, una giovane donna partita da Berlino per sfuggire ai bombardamenti e rifugiatasi in campagna presso i suoceri in attesa del ritorno del marito dal fronte, costretta, insieme a altre nove “colleghe” tra “volontarie” e prescelte, a condividere i cibi preparati dal cuoco personale di Adolf Hitler, in modo da scongiurare – attraverso il loro eventuale sacrificio – il pericolo di un avvelenamento ai danni del Führer. Nel suo isolamento, lontana dalla città e dalle sue abituali frequentazioni, incapace di trovare conforto nell’imprevista convivenza con i genitori dello sposo lontano, reo di averla abbandonata per obbedire a un imperioso senso del dovere, Rose analizza la sua condizione di privilegiata, o meglio condannata, coinvolta suo malgrado e quindi in qualche modo complice del potere sotto il Terzo Reich. Il compito delle “assaggiatrici”, preziose e indispensabili cavie per salvaguardare l’incolumità del cancelliere tedesco nel quartier generale di Rastenburg, l’irraggiungibile Wolfsschanze ovvero la “tana del lupo”, riflette da un lato la fragilità e la vulnerabilità dell’uomo al vertice, e il comprensibile timore di un attentato contro la sua persona dall’altro l’efficienza dei sistemi di sicurezza pensati per prevenire ogni tipo di minaccia interna e esterna.
Nel romanzo, in cui si mescolano la trascrizione fedele e la libera interpretazione degli eventi, Rosella Postorino restituisce la voce a una delle vittime silenziose e in certo qual modo casuali dell’avvento del nazionalsocialismo: una volta inserita nella lista, per Rose Sauer (così come per Margot Wölk, dalla cui toccante testimonianza, con cui l’ex segretaria ormai ultranovantenne a finalmente infranto il silenzio e lasciato riemergere quegli amari e dolorosi ricordi, la scrittrice ha tratto spunto) e per le altre donne non esiste nessuna possibilità di scelta, nessuna alternativa. Imprigionate nella morsa del destino, chi più riluttante, anche per ragioni ideologiche, chi quasi entusiasta, chi semplicemente rassegnata, le “assaggiatrici” agiscono e reagiscono in modo diverso in base alla propria personalità, alla propria cultura e sensibilità, al proprio vissuto e alla situazione individuale e familiare. La scrittrice mette abilmente in risalto le dinamiche di gruppo e le varie combinazioni, le affinità e le simpatie, una qualche forma di solidarietà, e perfino la nascita di una specie di amicizia: in quel microcosmo che in seguito a un attentato si fa ancora più soffocante e claustrofobico, dove la protagonista non si sente mai a suo agio, si instaurano relazioni complesse, tra alleanze e rivalità, e sottili giochi di potere. Tra le compagne, molte delle quali provenienti dai villaggi vicini, e che via via acquisteranno agli occhi della protagonista una fisionomia più definita, spicca Elfriede Kuhn, tanto per la sua aria sofisticata da cittadina quanto per il suo temperamento indocile, la sua sicurezza che sfiora l’arroganza, in netto contrasto con la timida Leni.
“L’Assaggiatrice di Hitler”, trasposizione teatrale, a cura di Gianfranco Pedullà e della stessa autrice, del romanzo di Rosella Postorino (già vincitore del Premio Campiello, del Premio Pozzale Luigi Russo, del Premio Rapallo, del Premio Vigevano Lucio Mastronardi, del Premio Letterario Chianti, del Premio Wondy e del Premio Sognalib(e)ro e del Prix Jean-Monnet in Francia, tradotto in più di trenta lingue e da cui è tratto anche il film Silvio Soldini, in uscita a marzo) mette in rilievo i temi fondamentali, a cominciare dalla pericolosa contiguità con il male, che contamina e invade l’esistenza della protagonista, nella lucida consapevolezza della propria arrendevolezza, della propria incapacità di reagire.
“L’Assaggiatrice di Hitler” è «uno spettacolo evocativo in cui due sole attrici interpretano – suggerendoli – tutti i personaggi della storia» – come sottolinea il regista Sandro Mabellini –, «una sorta di film in assenza di cinema» attraverso «una sintesi fra tutti i linguaggi scenici: drammaturgia del suono e della luce, corpo e voce delle attrici, musiche registrate e suonate dal vivo da una fisarmonica», dove anche «gli spettatori sono coinvolti in modo attivo, perché devono riempire con l’immaginazione il vuoto di ciò che non è mostrato in scena».
La pièce racconta una vicenda emblematica del clima di un’epoca, in cui un incarico speciale e non esente da rischi unisce con un filo invisibile le vite delle assaggiatrici a quella del Führer. «Quando le SS ordinarono di mangiare la giovane Rosa non pensò a nulla, se non solo alla fame vissuta per tutto il periodo della guerra e divorò veracemente tutto ciò che le venne messo nel piatto» – prosegue il regista –. «Sì, perché ogni pasto poteva essere l’ultimo, ogni boccone avrebbe potuto essere letale: dopo aver consumato il cibo Rosa e le altre assaggiatrici rimasero per un’ora all’interno della mensa sorvegliate speciali dalle guardie, che ne osservarono scrupolosamente i comportamenti, per accertarsi che il cibo rivolto ad Hitler non fosse avvelenato».
Uno strano rituale, in cui le donne rappresentano gli elementi sacrificabili, le vittime predestinate in caso di un tentativo di uccidere il capo del Terzo Reich. «Rosa sapeva che ogni giorno avrebbe potuto non tornare a casa, non era felice, ma non riusciva ad opporsi; per lei quel cibo, anche se potenzialmente avvelenato, era sopravvivenza» – ricorda Sandro Mabellini –. «All’interno della mensa dove le assaggiatrici consumavano i pasti, il tempo passava e i giorni diventavano mesi; tra le giovani si crearono rapporti d’amicizia, patti segreti ed alleanze. Rosa si scoprì ancora più fragile e bisognosa dell’approvazione delle compagne, che l’avevano soprannominata la “Straniera di Berlino”». E prosegue, ricordando lo strano e ambiguo legame che si instaura tra Rose e il nuovo comandante, Albert Ziegler in «un clima di terrore e ingiustizia» in cui inaspettatamente fiorisce qualcosa che in qualche modo somiglia all’amore. » – afferma Sandro Mabellini –. «Rosa diceva: “da tempo mi trovavo in posti in cui non volevo stare, e accondiscendevo, e non mi ribellavo, e continuavo a sopravvivere ogni volta che qualcuno mi veniva portato via. La capacità di adattamento è la maggiore risorsa dell’essere umano, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana”. Questo descrive tutto il conflitto interiore che la protagonista viveva ogni singolo giorno: era il male che soccombeva al bene o era la fame che soccombeva al male?».
Sotto i riflettori Silvia Gallerano, affermata attrice di teatro e cinema, autrice e regista, diplomata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, già vincitrice de The Stage Award for Acting Excellence come Best Solo Performer all’Edinburgh Festival Fringe per il provocatorio e pluripremiato “La Merda” di Cristian Ceresoli (dopo la Menzione Speciale al Premio Scenario 2003 con “Assola. Elogio della solitudine”), al cinema è coprotagonista di “Riccardo va all’inferno” di Roberta Torre e “Asino Vola” di Paolo Tripodi e Marcello Fonte, collabora con Marco Tullio Giordana (“Nome di donna”), Valerio Mastandrea (“Ride”) e Silvio Soldini (“Giorni e Nuvole” e “Il comandante e la cicogna”), con Gianni Di Gregorio (“Lontano lontano”) e Ludovico Di Martino ( “La Belva” e “I Viaggiatori”) e per le serie tv “Il Miracolo” di Niccolò Ammaniti, “Chiamami ancora amore” per Indigo Film e Rai e “Bang Bang Bab” con la regia di Michele Alhaique (The Apartment e Amazon Prime). E Alessia Giangiuliani, diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, dopo l’Ecole des Maîtres con Pippo Delbono, prosegue la sua carriera d’attrice diretta da Carmelo Rifici in “Tre Sorelle”, “Giro di Vite”, “Cinque capitoli per una condanna”, “Chie-chan e io”, “Buio”, interpreta “Fedra” al Teatro Greco di Siracusa, collabora con registi come Leo Muscato, Mauro Avogadro, Gigi Proietti, JeanPierre Vincent, AntonioSyxty, Lorenzo Loris, Sabrina Sinatti, Sandro Mabellini, Silvio Peroni, Fabio Bussotti e Maurizio Panici.
Il regista
Sandro Mabellini vive e lavora fra l’Italia e il Belgio; dopo il diploma come attore alla Scuola di Teatro di Bologna, si perfeziona come regista con Luca Ronconi al Centro Teatrale Santa Cristina; come performer con la Societas di Romeo Castellucci e come attore con Ariane Mnouckine e il Théâtre du Soleil. Si specializza come regista sugli autori contemporanei, tra cui Wajdi Mouawad, Joël Pommerat, Pascal Rambert, Jon Fosse, Davide Carnevali, Martin Crimp, Patrick Marber, Philip Ridley, Dennis Kelly.
Vince il Premio di produzione al Napoli Teatro Festival con “Tu (non) sei il tuo lavoro” di Rosella Postorino, e con “Casa di bambola” di Emanuele Aldrovandi; vince inoltre il Premio di produzione ai Teatri del Sacro con “Stava la madre” di Angela Dematté. Dirige Francesco Scianna e Lucia Mascino ne “Il gabbiano” di Martin Crimp; Valentina Lodovini in “Tutta casa, letto e chiesa” di Dario Fo e Franca Rame; e Alessandro Benvenuti e Chiara Caselli ne “I Separabili” di Fabrice Melquiot.

