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Teatro Ambra Jovinelli, Amadeus di Peter Shaffer

Redazione Roma
Ultima modifica: 13 Ottobre 2025 15:04
Redazione Roma
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Lo spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia dal 23 ottobre al 2 novembre a Roma poi in tour fino a 15 marzo 2026

Dal 23 ottobre al 2 novembre al Teatro Ambra Jovinelli di Roma poi in tour fino al 15 marzo 2026 va in scena Amadeus di Peter Shaffer, uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia con la traduzione Ferdinando Bruni e i costumi Antonio Marras.

Amadeus di Peter Shaffer, nella versione registica di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (che ha debuttato nel gennaio 2025 a Milano), torna in scena e apre la stagione del Teatro Ambra Jovinelli di Roma il 23 ottobre. La produzione del Teatro dell’Elfo prosegue il suo viaggio nelle piazze italiane fino a marzo 2026.

La storia (o meglio la leggenda) da cui prese le mosse l’autore è nota: Antonio Salieri, maturo e affermato musicista, avvelena per invidia il giovane genio Mozart. Il testo, al suo debutto al National Theatre di Londra nel 1979, ebbe un grande successo, confermato poco dopo a New York, dove ottenne numerosi riconoscomenti (tra cui i Tony Award come miglior spettacolo, miglior regia a Peter Hall e miglior attore a Ian McKellen). Ma ciò che rese universalmente celebre l’opera (e la leggenda su cui si fonda) fu il film di Miloš Forman (alla cui sceneggiatura lavorò anche Shaffer), che quarant’anni fa si aggiudicò otto premi Oscar. 

La regia di Bruni/Frongia esalta la forza del testo, che ha il ritmo, la profondità e la tensione di un classico, imprimendogli l’andamento di un capriccio allucinato e sontuoso, un sogno tragicomico che piano piano assume i contorni perturbanti di un incubo. 

Ferdinando Bruni è Salieri che, attraversando le età della vita, come un deus ex-machina evoca dal passato i personaggi della ‘sua’ storia. Accanto a lui Daniele Fedeli, l’attore-rivelazione di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte nel ruolo del giovane irriverente e sboccato Mozart. Antonio Marras firma i costumi e veste gli interpreti con sontuosi abiti di un ‘700 immaginario dagli inserti molto contemporanei. La scena è un salone, trasfigurato dalle proiezioni di una sorta di lanterna magica, nella quale si muovono musicisti, nobili e dignitari della corte di Giuseppe II: Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca e la giovane Valeria Andreanò, nel ruolo di Constanze, la moglie di Mozart.

ùDalle note di regia

La leggenda che Peter Shaffer rielabora nel suo testo forse si basa su voci e pettegolezzi dell’epoca (ma gli storici, in linea di massima, non le accreditano nessun fondamento); più probabilmente nasce da un’invenzione di Puškin che nel suo microdramma Mozart e Salieri ci racconta per la prima volta la favola.  

Antonio Salieri è, meritatamente, uno dei più famosi compositori della sua epoca, vive in una posizione di assoluto privilegio, le sue opere sono note e apprezzate, è un artista raffinato, stimato e riconosciuto. Niente e nessuno dovrebbe preoccuparlo. È arrivato a occupare questa invidiabile posizione grazie a un patto fra lui e Dio: devozione in cambio di successo. O almeno questo è quello di cui è convinto. Il primo sintomo di una follia che lo porterà a vedere nel genio di Mozart un tradimento del Creatore nei suoi confronti.

Mozart rappresenta per la sua epoca (e non solo) la modernità. Le sue idee, il suo personaggio, la sua musica sono ancora oggi fonte di meraviglia e studio. Salieri riconosce in Mozart l’unicità del genio. Dio non ha tenuto fede al patto: ora è Amadeus lo strumento che il Creatore usa per far sentire la sua voce sulla terra. E allora che sia guerra fra Antonio Salieri e il suo Dio: il campo di battaglia sarà Mozart. Inizia così un lento e meticoloso lavoro di demolizione delle possibilità di affermazione del giovane Mozart, piano piano, senza mai esporsi, fino all’annientamento, fino alla morte.

Il testo Shaffer inizia a Vienna nel 1823, Antonio Salieri, vecchio, dimenticato e prossimo alla morte, ripercorre la vicenda del suo tragico rapporto con Mozart – Ama-deus, colui che ama Dio e che da Dio è amato – conclusasi con la morte del giovane e geniale compositore trent’anni prima. Peter Shaffer inventa un ‘capriccio’ allucinato e potente, sicuramente non un testo ‘storico’, ma un apologo sull’invidia,  con un capovolgimento finale che sposta il senso della leggenda creata da Puskin: è ovvio che Salieri, mediocre anche nella cattiveria, non ha avvelenato Mozart, la sua malvagità non è arrivata fino a questo punto, ma farà qualsiasi cosa perché tutti lo credano, in modo che il suo nome possa essere legato in eterno a quello del salisburghese e che questo delitto non commesso gli conceda l’immortalità.

Dalla Rassegna stampa

L’Elfo di Milano ha scelto proprio Amadeus di Shaffer per una produzione più pop che infatti sta raccogliendo un grande successo di pubblico. Buona parte del merito è di Ferdinando Bruni: attore storico della compagnia, è uno spregevole Salieri che si ama da subito. Giubba lunga decorata, pantaloni al ginocchio, tutto “stile Settecento” (abiti di Antonio Marras, un lusso che si fa notare), Bruni passa dalla vecchiaia al lungo flashback delle sue malefatte verso Mozart senza mai strafare, e solo cambiando timbro di voce e toni padroneggia la scena con autorità, sapienza, divertimento. Uno spasso. 

Anna Bandettini, la Repubblica

Amadeus, di Peter Shaffer, realizzato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, è spettacolo esemplare. Un Bruni in stato di grazia, nei panni del musicista Salieri; una regia dalla pienezza e levità mozartiana, ove ogni elemento concorre a creare ciò che deve essere una regia, un incanto che pare naturale, che rapisce lo spettatore e lo porta nell’azione senza che questi se ne accorga. Amadeus manifesta una impeccabile coesione: il protagonista è tale, protagonista ma non solista come accade a volte anche con attori eccellenti. Qui ogni interprete è perfetto, non solo l’indimenticabile Salieri Bruni, e l’eccellente Daniele Fedeli, un puer, un Mozart giovanilmente ingenuo e animato, non posseduto, dal genio che gli è stato dato in dono. (…)

Roberto Mussapi, l’Avvenire

L’allestimento non cerca facili risposte e forzate attualizzazioni, ma immerge lo spettatore in un giocoso Settecento à la Sofia Coppola, dove sono i ritmi e i toni (e non le immagini) a restituire una temperatura contemporanea. Come accade nelle migliori produzioni cinematografiche, ma ben più raramente a teatro, una simile scelta estetica − che gioca in bilico tra maschera e caricatura − necessita di una particolare cura nei costumi; ed è per questo felicissima, in Amadeus, la collaborazione con lo stilista Antonio Marras, che inonda il palco di parrucche, corpetti e sbuffi, senza tuttavia perdere di misura e di gusto. Protagonista assoluto è Bruni/Salieri, che ripercorre a ritroso la propria vicenda esistenziale come in una dolorosa confessione, trasformando in un istante corpo e voce dalla vecchiaia alla giovinezza. Al gioioso divertissement di un ruolo da grande attore − con gustosi ammiccamenti al pubblico e pieno controllo dei ritmi − Bruni alterna brani di vibrante partitura tragica, cupe come le pagine di Puskin. All’altro polo del conflitto, Daniele Fedeli disegna un Mozart superficiale e infantilmente addolorato che, con ogni suo gesto, nutre inconsapevole la famelica belva dell’invidia nel cuore di Salieri. (…) Alberto Arbasino, in Grazie per le magnifiche rose, lamentava l’assenza, in Italia, di un «teatro divertente e mozartiano», cioè uno spettacolo di alto intrattenimento per «una solida borghesia cosmopolita». L’aggettivo, nel caso di Amadeus, risuona perfetto e limpido come le note del compositore viennese.

Maddalena Giovannelli, Il sole 24 ore

Orari spettacolo:

  • giovedì 23, sabato 25, martedì 28, venerdì 31 ottobre, sabato 1 novembre ore 21:00
  • sabato 25 ottobre ore 16:30
  • venerdì 24, mercoledì 29, giovedì 30 ottobre ore 19:30
  • domenica 26 ottobre e domenica 2 novembre ore 17:00

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