Al Teatro India il 13 e il 14 novembre
La collaborazione tra la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival e la Fondazione Teatro di Roma si rinnova al Teatro India con un passaggio di testimone tra le due istituzioni.
Debutta in prima italiana il 13 e 14 novembre, nell’ambito della settimana conclusiva del Romaeuropa Festival, Atomica, la nuova creazione di Muta Imago, che prosegue poi la programmazione fino al 23 novembre all’interno della stagione del Teatro di Roma.
Il duo artistico formato da Claudia Sorace (regista) e Riccardo Fazi (dramaturg e sound artist) continua la propria ricerca sul rapporto tra memoria, tempo e identità. Dopo il successo di Tre Sorelle e i riconoscimenti ottenuti con Ashes (Premio Ubu 2021 per il miglior progetto sonoro e miglior attore protagonista), Muta Imago torna con un nuovo lavoro che indaga la fragilità dell’essere umano di fronte al potere della tecnica e della distruzione.
Prodotto da Index (e coprodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures; Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale), Atomica nasce dal carteggio tra il filosofo tedesco Günther Anders e Claude Eatherly, il pilota dello Straight Flush, l’aereo di ricognizione che il 6 agosto 1945 diede il via libera allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Eatherly, incapace di liberarsi dal peso morale di quell’azione, precipita in un vortice di sensi di colpa, furti, tentativi di suicidio e isolamento, fino al ricovero nell’ospedale psichiatrico militare di Waco. È lì che, nel 1959, riceve una lettera da Anders: da quell’incontro epistolare prende forma un dialogo profondo sull’etica, la responsabilità e la possibilità di redenzione. Anders vede in Claude l’uomo che incarna la propria filosofia; Claude vede in Anders la possibilità di comprendere e forse di salvarsi. Dalla loro corrispondenza emerge un appello alla pace e alla coscienza umana, un tentativo disperato di far ascoltare la voce della ragione in un mondo che ha scelto di non sentire.
A ottant’anni da Hiroshima, Muta Imago rilegge quel dialogo per restituirne la potenza emotiva e filosofica, interrogando il rapporto umano e la tensione tra i due protagonisti come specchio del nostro presente. In scena Gabriele Portoghese dà corpo a un Claude tormentato e sfuggente, mentre Alessandro Berti incarna un Anders lucido e visionario, capace di restituire con intensità la complessità del pensiero e la tensione morale che lo attraversa. L’azione si svolge in un ambiente astratto e mentale, un paesaggio sospeso tra il prima e il dopo la deflagrazione, dove memoria e percezione si confondono e le colpe del passato sembrano ricadere inevitabilmente sul futuro. Sullo sfondo, un oggetto tecnologico indefinibile, dal fascino vintage e dal presagio futuristico, diventa il simbolo della riflessione sul ruolo della tecnica: un dispositivo che sembra prefigurare l’evoluzione fino alle odierne intelligenze artificiali e che richiama la luce tragica dell’esplosione atomica, racchiusa nella parola giapponese pikadon — fusione onomatopeica del lampo (pika) e del fragore (don). In questo spazio di frammenti visivi e sonori, le voci dei giapponesi sopravvissuti alla tragedia si diffondono come un mantra interiore, un coro di coscienze che attraversa il tempo e parla, ancora oggi, di tutte le colpe e di tutte le guerre.
Hanno raccontato Sorace e Fazi: «Avevamo letto un estratto del carteggio su “Lo Straniero”, la rivista diretta da Goffredo Fofi, e ci eravamo promessi di lavorarci. Poi sono passati più di dieci anni. Quando abbiamo ripreso in mano quelle lettere, ci siamo accorti che il mondo era cambiato: fino a poco tempo fa la bomba atomica sembrava un tabù, qualcosa di cui parlare solo con estrema cautela. Oggi, invece, se ne discute con leggerezza, come se fosse diventata una possibilità accettabile. Questa mutazione del linguaggio e della percezione è uno dei motori dello spettacolo»
Con la sua cifra poetica, visiva e sonora, Muta Imago prosegue la collaborazione con il musicista e compositore Lorenzo Tomio per la realizzazione delle musiche originali, con la disegnatrice luci Maria Elena Fusacchia e con la scenografa Paola Villani e costruisce insieme a Portoghese e Berti e con la consulenza letteraria di Paolo Giordano un viaggio teatrale che riflette sul potere e sui limiti dell’uomo, sulla distanza tra la nostra potenza tecnologica e la responsabilità morale che essa richiede. Negli anni Cinquanta, filosofi come Anders, Hannah Arendt e Martin Heidegger avevano denunciato il rischio di una tecnica capace di superare l’uomo che l’ha creata. Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, quel pensiero torna urgente: Atomica interroga il presente, tracciando un filo che lega la bomba di ieri alle tecnologie di oggi, la distruzione alla creazione, la colpa alla consapevolezza, l’immaginazione e la creazione al male assoluto.
Ma Atomica è prima di tutto il racconto e la storia di due uomini, del loro rapporto, della tensione che li lega, così fragile, così potente, così distruttiva e catartica, così inevitabile.
Biografie
Muta Imago è un duo artistico formato da Claudia Sorace, regista, e Riccardo Fazi, dramaturg e sound artist. La continua ricerca di forme e storie che mettano in relazione la sfera dell’immaginazione con quella della realtà presente, umana, politica e sociale, porta Muta Imago negli anni a investigare diverse forme di arti dal vivo: il teatro, la performance, il teatro musicale, la radio, con l’obiettivo di cercare sempre la forma migliore per indagare il rapporto tra l’essere umano, il suo tempo e il suo sentire. Vivendo ogni volta dell’incontro con tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei lavori.
Da anni il duo sta portando avanti un percorso di ricerca sulla percezione del tempo e sulle possibilità che il teatro ha di formulare nuove modalità di racconto che indaghino le caratteristiche del rapporto tra tempo, memoria e identità. Fanno parte di questa ricerca gli ultimi lavori prodotti: Tre Sorelle (2023), Ashes (2022) e Sonora Desert (2021).
Nel 2022 Muta Imago ha vinto il Premio Ubu per il miglior progetto sonoro e miglior attore protagonista (Marco Cavalcoli) per lo spettacolo Ashes; nel 2021 il progetto Radio India, co-ideato dalla compagnia, ha vinto il Premio Speciale Ubu e il Premio Rete Critica. Nel 2013 Muta Imago è arrivato finalista ai Premi Ubu con il progetto Art You Lost? Nel 2011 Claudia Sorace ha vinto il premio come migliore regia e migliore spettacolo con (a+b)3 al XXIX Fadjr Festival di Tehran. Nel 2009 Muta Imago ha vinto il Premio Speciale Ubu, il Premio della critica dell’ANCT e il premio DE.MO./Movin’UP. Nello stesso anno Claudia Sorace ha vinto il Premio Cavalierato Giovanile della Provincia di Roma e il Premio Internazionale Valeria Moriconi come “Futuro della scena”.
Dal 2018 il duo è finanziato dal Ministero della Cultura come Impresa di produzione teatrale di teatro di ricerca e di innovazione.
Nel triennio 2019–2022 Muta Imago è stato artista residente del Teatro di Roma, all’interno del progetto Oceano Indiano.
A dicembre 2023 ha inaugurato al Centre Pompidou di Parigi l’installazione Bar Luna ideata assieme alla regista Alice Rohrwacher.
Dal 2021 cura la direzione artistica di INDEX insieme a Daria Deflorian.
Gabriele Portoghese si è diplomato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e ha iniziato il suo percorso sotto la guida di Carlo Cecchi. Nel tempo ha lavorato, tra gli altri, con Andrea Baracco, Giorgio Barberio Corsetti, Giacomo Bisordi, Valerio Binasco, Ferdinando Bruni, Fabio Condemi, Fabio Cherstich e Gianluigi Toccafondo, Daria Deflorian, Giorgina Pi, Roberto Rustioni e Federica Santoro. Nel 2019 ha interpretato il ruolo di Amleto, per la regia di Valerio Binasco. Nello stesso anno, assieme a Fabio Condemi, ha curato la drammaturgia di Questo è il tempo in cui attendo la grazia (regia di Fabio Condemi). Nel 2020 interpreta il monologo Tiresias, da Kae Tempest, regia di Giorgina Pi (spettacolo vincitore di tre premi Ubu). Nel 2021, assieme a Giorgina Pi, scrive Guida Immaginaria (regia di Giorgina Pi) e con Cristiano De Fabritiis compone alcune delle musiche della Guida stessa. Nel 2023, assieme a Federica Rosellini, dirige lo spettacolo/reading Orgia, di Pier Paolo Pasolini. Per l’università di Bologna elabora X Elettra (Elettra fatta a pezzi – oratorio per Elettra) da Sofocle. All’interno della performance site-specific Termini. In una qualunque parte del pianeta, progetto di Daria Deflorian, Muta Imago e Antonio Tagliarini, idea e scrive Preghierine. Noi vogliamo essere una faccenda leggera. Nel 2024 è interprete in La vegetariana, regia di Daria Deflorian, tratto dall’omonimo romanzo di Han Kang.
Nel 2017 vince il Premio Stampa Siracusa. Nel 2021 vince il Premio Ubu come miglior interprete, il Premio Ivo Chiesa – Futuro della scena e il Premio Mariangela Melato.
Alessandro Berti è attore, regista e drammaturgo. Ha diretto dal 1996 a oggi decine di spettacoli e laboratori. Tra i suoi lavori per il teatro ricordiamo SKANKRER (1996), TERRA DI BURRO (1997), TRIONFO ANONIMO (2000), L’AGENDA DI SEATTLE (2001), IL QUARTIERE (2002), CONFINE (2006), L’ABBANDONO (2010), UN CRISTIANO (2014), LEILA DELLA TEMPESTA (2016), BLACK DICK (2018), NEGRI SENZA MEMORIA (2020), BLIND LOVE (2022), LE VACANZE (2023). Nel 2021 gli è stato assegnato il PREMIO RICCIONE PER L’INNOVAZIONE DRAMMATURGICA «Per la determinazione costante nell’affrontare le questioni più urgenti del nostro presente senza mai scindere la dimensione politica da quella intima, ma anzi rintracciando attraverso la scrittura i nessi sostanziali che legano pubblico e privato. Il suo lavoro di produzione e scavo dei materiali documentali e poetici conduce a una messa in parola mai retorica, potente nel divenire speech pungente, azione emotiva e strumento di analisi e critica della realtà» (dalla motivazione della giuria del premio Riccione 2021).
Nel 2024 è stato candidato al premio Ubu come miglior attore per la sua interpretazione nella TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K, un progetto di Fanny e Alexander e Federica Fracassi.

