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Giorgia Meloni ha espresso più volte la convinzione che non tutti gli artisti e i lavoratori dello spettacolo siano di sinistra, sostenendo piuttosto che esista una sorta di “egemonia di potere” della sinistra che costringe chi la pensa diversamente al silenzio o all’emarginazione.
Recentemente, nel febbraio 2026, la Premier è tornata sul tema difendendo il comico Andrea Pucci e criticando quello che definisce il “doppiopesismo” della sinistra sulla satira. In diverse occasioni ha sottolineato i seguenti punti:
- Timore del dissenso: Meloni sostiene che molti artisti con idee di destra non si espongano per paura di subire ripercussioni professionali o di essere esclusi dai “circoli intellettuali”.
- Merito vs Tessera: Ha spesso auspicato un sistema basato sul valore della persona anziché sull’affiliazione politica o sindacale.
- Gestione dei fondi: Ha criticato la passata gestione dei finanziamenti al cinema, affermando che spesso sono stati erogati a produzioni “politicamente orientate” con scarso successo di pubblico, annunciando riforme per premiare la qualità anziché l’orientamento.
- Egemonia culturale: Per la Premier, quella della sinistra non è un’egemonia culturale (basata sulle idee), ma un’occupazione di spazi e poltrone che ha creato una nazione dove chi dissente viene trattato come un “paria”.
In sintesi, la sua posizione è che il mondo dello spettacolo sia in realtà molto più pluralista di quanto appaia, ma che tale pluralismo sia soffocato da un sistema di potere consolidato.

