recensione
Il ritorno in scena dello storico musical Hair
Si è appena conclusa la tournée teatrale di HAIR The Tribal Love – Rock Musical, che ha fatto tappa al Teatro Europauditorium di Bologna l’ultimo weekend di gennaio. Uno spettacolo prodotto da MTS Entertainment prima della pandemia ma rinnovato del tutto con un cast di giovani talentiselezionati tra più di 300 perfomer provenienti da tutta Italia. L’esperienza comincia entrando in sala: sipario aperto e luci soffuse, gli attori girano liberamente in platea fra gli spettatori che prendono posto, striscioni con messaggi di pace attorniano la galleria. Ancor prima dell’inizio del musical si è già così nel mood dell’epoca, immersi in quell’era dell’Acquario della controcultura hippie della fine degli anni ’60. Privo o quasi di scenografia, sul palcoscenico si susseguono iconiche canzoni come Aquarius, Hair, I got life, Let the sunshine eseguite da una band dal vivo dietro il palco che accompagna i performer che costituiscono un ensemble semplicemente sublime. Sembra un unico corpo dotato di un’energia speciale, quasi contagiosa, dal quale di volta in volta si stacca qualcuno per fare emergere un personaggio/una vicenda, per poi tornare nuovamente nel gruppo. Sicuramente la forza di questo adattamento sta tutta qua, visto che il palco è quasi del tutto vuoto, nessun effetto speciale o grande sorpresa. La storia di un gruppo di ragazzi di New York che vivono fra sesso, droga, amore libero e privi di regole/obblighi sociali viene raccontata così agli spettatori attraverso le canzoni (quasi tutte in italiano tranne le più famose, eseguite fortunatamente nella versione originale inglese) e il rifiuto della guerra, fino al triste epilogo finale. Rispetto al più famoso film del 1979 di Miloš Forman, la trama del musical è più asciutta e semplice, incentrata meno sui singoli personaggi e più sulla descrizione dell’insensatezza che fu la guerra americana nel Vietnam e sulle conseguenze che comportò per un’intera generazione di ragazzi molto giovani. Il musical HAIR risale addirittura al 1967, ma i suoi messaggi e i suoi inni contro ogni forma di guerra e violenza sono più che mai attuali ai nostri giorni, come sottolinea giustamente uno dei performer alla fine del musical, dopo i numerosi e scroscianti applausi che hanno salutato la
compagnia.
Erika Di Bennardo

