Martedì 24 febbraio ore 21,00
Al Teatro del Sentino va in scena “Pazza” – Un dramma carico di umanità e suspense interpretato da grande cast con Vanessa Gravina e Nicola Rignanese – Martedì 24 febbraio ore 21,00
Crimine originato dalla pazzia o violenta reazione di una donna costretta a vivere una condizione che le ha
inferto sofferenze e disperazione? E’ il dilemma su cui si sviluppa una vicenda umana di grande impatto
emotivo che verrà rappresentata al Teatro del Sentino martedì 24 febbraio alle ore 21,00.
Pazza, questo il titolo del dramma nato dalla fertile penna dello scrittore, drammaturgo e sceneggiatore
statunitense Tom Topor, portato in scena per la prima volta a Broadway nel 1980 e successivamente
riproposto dallo stesso autore in una riuscitissima versione cinematografica che ebbe quale grande
protagonista l’attrice Barbara Streisand.
Figura centrale della rappresentazione Vanessa Gravina, artista di grande valore, raffinata e particolarmente
versatile. Magistrale la sua interpretazione nel ruolo di una squillo di lusso accusata dell’omicidio di un
anziano cliente. Non meno incisiva quella di un altro artista di talento, Nicola Rignanese, nei panni
dell’avvocato d’ufficio chiamato a difenderla, che ha la capacità di comprenderne il segreto e la sofferenza.
Ma tutto il cast – completato da Fabrizio Coniglio, che ha curato anche adattamento e regia, Massimo Rigo,
Gloria Sapio e Maurizio Zacchigna – dà vita ad una prestazione attoriale maiuscola. Sei attori capaci di
interagire in grande sintonia, ciascuno perfettamente calato nel proprio personaggio, e di coinvolgere
emotivamente lo spettatore nell’esposizione di una vicenda familiare carica di drammaticità, umanità e
suspense. Dunque, un’opera teatrale intensa la cui trama è ispirata ad un dramma giudiziario che scava nei
segreti di una famiglia borghese e che induce lo spettatore a riflessioni profonde su tematiche più che mai
attuali.
Per il delitto di cui è accusata, Claudia rischia venticinque anni di carcere. Pur di salvarla, la sua ricca
famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare
in un istituto psichiatrico dal quale potrà uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato
dai genitori e viene così affidata ad un avvocato d’ufficio, il quale intuisce – dietro il contegno ostico
dell’indesiderata cliente – un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa a
prescindere da ogni possibile cavillo giudiziario, solo svelando dolorosamente, con disperata causticità, lo
scabroso entroterra familiare dai toni freudiani nel quale è maturata la sua squallida scelta di vita, e le
intollerabili richieste del cliente che scatenarono la sua micidiale reazione di difesa.
Un dramma che, purtroppo, trova spesso riscontro ai nostri giorni e che si consuma dove nessuno se lo
immagina, in un contesto dall’apparente normalità di una famiglia perbene. Un contesto che può essere
magari quello in cui vivono le persone della porta accanto e che, anche per questo, “trascina” lo spettatore
dentro la vicenda, sollecitandolo a prendere coscienza del problema della violenza sulle donne…e a tornare
a casa con qualche consapevolezza in più.
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