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Finale di partita

Redazione
Ultima modifica: 3 Ottobre 2018 16:20
Redazione
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Finale di partita
Foto di Manuela Giusto
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Finale di partita
Foto di Manuela Giusto

Glauco Mauri e Roberto Sturno, diretti da Andrea Baracco, tornano a Beckett con Finale di partita, testo cardine e paradigmatico del Novecento, in scena al Piccolo Teatro Grassi, dal 23 ottobre al 4 novembre.

Lo spettacolo è parte del Progetto Beckett- Kurtág, in collaborazione con il Teatro alla Scala e il  Festival Milano Musica.

Una stanza-rifugio post-atomico, nuda, senza mobili, dove la luce penetra grigiastra, e dove, come in una pseudopartita a scacchi, si muovono i suoi personaggi: Hamm, cieco e su una sedia a rotelle; i suoi genitori, Nagg e Nell, senza gambe e chiusi in due contenitori per la spazzatura; il suo servitore, Clov, che non può sedersi mai. Hamm e Clov per sopravvivere hanno bisogno l’uno dell’altro: solo Clov può dar da mangiare ad Ham, e solo Ham possiede le chiavi della dispensa.

Scritto da Beckett nel 1956, Finale di partita andò in scena, in francese, in prima mondiale, al Royal Court di Londra nell’aprile del 1957 insieme all’atto unico Atto senza parole, e poi, nello stesso mese e con la stessa Compagnia, a Parigi allo Studio des Champs-Élisées. In Italia fu messo in scena per la prima volta l’anno successivo da Andrea Camilleri. Come in molti suoi lavori Beckett, Premio Nobel per la Letteratura del 1969, in Finale di partita offre un ritratto della condizione umana segnata dalla sofferenza e dall’assurdità dell’ “essere”, dei limiti e delle possibilità della libertà individuale, della solitudine di ciascuno di fronte al mondo.

Nella vita della nostra Compagnia, Beckett è stato un amato compagno di viaggio. In diverse stagioni teatrali abbiamo interpretato, oltre a un beckettiano Don Giovanni di Molière, dieci suoi atti unici, anche tra i meno noti. Non abbiamo, per varie difficoltà, mai potuto affrontare Aspettando Godot, ma anni fa con Roberto Sturno decidemmo di portare sulla scena Finale di partita. Abbiamo cominciato a provare con grande entusiasmo… ma poi ci siamo arresi. Ci siamo sentiti immaturi e forse non pronti per affrontare un così poetico, tragico e farsesco aspetto della vita.

La tragedia del vivere che diventa farsa – la farsa del vivere che diventa tragedia.

Un ossimoro dove convivono una risata e un arido pianto, una disperazione senza speranza e un insopprimibile sentimento di pietà per l’uomo. Dopo Finale di partita, Beckett ha creato i suoi due ultimi capolavori: L’ultimo nastro di Krapp e Giorni felici dove la disperazione dei due personaggi si vela di una poetica, pudica tenerezza. Quanta umanità. Per me Beckett è questo.

Quando nel 1961 interpretai per la prima volta in Italia L’ultimo nastro di Krapp e Atto senza parole alcuni critici mi rimproverarono di aver reso poco beckettiani i due personaggi togliendogli quel qualcosa di meccanico e geometrico che, secondo loro, era un segno indispensabile del “teatro dell’assurdo” di Beckett. Ma io ho sempre considerato Beckett non uno scrittore del teatro dell’assurdo ma un grande poeta della difficoltà del vivere dell’uomo. Glauco Mauri

Un regista non può non diffidare di Beckett, artefice di gabbie talmente costrittive da lasciare scarsa libertà di intervento o invenzione ad una messa in scena meticolosamente imposta dalla pagina. Detto questo, le opere di Beckett ti entrano nel sangue, ti assalgono quando meno te lo aspetti, non fanno alcuna distinzione tra sonno e veglia, ti si piazzano davanti e si insinuano lentamente o alla spedita velocità di un’allucinazione.[…]

Parlare di Beckett significa parlare dell’insensatezza della condizione umana, della insondabilità dell’universo e dell’umano, del tentativo di esprimere l’inesprimibile, insomma di molti grandi temi (anche se lo stesso autore mette in guardia: “il mio lavoro è questione di suoni fondamentali – dice – se qualcuno vuole farsi venire il mal di testa con i significati reconditi, faccia pure. E si prepari un’aspirina”), ma più di tutto significa parlare di teatro, di personaggi che si fissano nella memoria, vivi e palpitanti.

Andrea Baracco

——–

Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – M1 Cordusio), dal 23 ottobre al 4 novembre 2018

Finale di partita

di Samuel Beckett

regia Andrea Baracco

con Glauco Mauri Roberto Sturno

e con Marcella Favilla, Mauro Mandolini

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

musiche Giacomo Vezzani

produzione Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno

——–

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

Durata: 75 minuti senza intervallo

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

Prezzo progetto speciale Beckett – Kurtág 20 euro

(per i possessori di tagliando d’ingresso per Samuel Beckett:

Fin de partie, Teatro alla Scala o per i concerti di Milano Musica).

——–

Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org

News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

In occasione delle recite di Finale di partita, il Piccolo Teatro organizza, al Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2) due incontri e una proiezione per approfondire i temi dello spettacolo e l’autore.

——–

Gli incontri fanno parte del “Progetto Beckett-Kurtág” realizzato in collaborazione con il Teatro alla Scala e il  Festival Milano Musica.

Mercoledì 24 ottobre 2018, ore 17
Finale di partita – Incontro con Glauco Mauri e Andrea Baracco
Coordina Anna Piletti.

Venerdì 26 ottobre 2018, ore 17
Proiezione di Giorni felici (80’, 1982)
di Samuel Beckett, regia di Giorgio Strehler, con Giulia Lazzarini

Mercoledì 31 ottobre 2018, ore 17
“Rien n’est plus drôle que le malheur”.
Il tragico e l’umorismo nella drammaturgia di Samuel Beckett
Incontro con Anna Maria Cascetta.

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