Nell'unico concerto italiano del più grande sassofonista tenore vivente con il pianista Faraò, il contrabbassista Coleman e il batterista Blake
Per circa un’ora e mezza la “mitezza” – tanto auspicata dal direttore artistico e ideatrice di Armonie d’arte festival Chiara Giordano contro i conflitti sparsi per il mondo che portano inquietudine e dolore – ha preso il sopravvento sugli spettatori che si sono lasciati letteralmente avvolgere dalle sonorità del quartetto guidato dal sempre grande Joe Lovano. Il più grande sassofonista tenore al mondo vivente è stato possibile così vederlo e, soprattutto, ascoltarlo all’orto botanico di Soverato (Catanzaro) – unica data estiva in Italia – aprendo nel migliore dei modi la XXVI edizione di una rassegna “non soltanto” musicale che “riempie” di contenuti e di “bellezza” l’estate calabrese.
Lovano al centro del palco ha reso una serata già speciale, del tutto incantevole. È stato un’abile regista di un concerto che ha lasciato gli spettatori a bocca aperta a più riprese. L’artista americano di chiare origini italiane (i suoi provenivano dal Messinese) più volte si è “staccato” dal gruppo dando “spazio” ai suoi compagni di viaggio. Oltretutto, affiancato da mostri sacri quali Antonio Faraò al pianoforte, Ira Coleman al contrabbasso e Jonathan Blake alla batteria.

Lovano in ambito jazzistico è un’autorità, non ha rivali, con quel timbro particolare con cui si contraddistingue nel panorama jazzistico mondiale. Egli s’è aggiudicato, tra le altre cose, un Grammy Award e numerose menzioni da parte del pubblico che lo ha sempre apprezzato oltre ai tanti critici musicali. Lovano dagli anni ’70 in poi ha collaborato, tra gli altri, con musicisti del calibro di Jack McFuff, Michael Brecker, Woody Herman, John Scofield e Dave Liebman.
Coleman, dal canto suo, si è formato al Berklee Collere of Music ha lavorato con artisti del livello di Dee Dee Bridgewater, John Esposito, Herbie Hancock, Sting tanto per citarne qualcuno. Ed anche ha una gran bella carriera musicale alle spalle; nato a Roma dopo aver studiato al conservatorio “Giuseppe Verdi” ha ottenuto la vittoria nella categoria “Nuovi talenti italiani”, stilata dalla rivista “Musica Jazz”; contestualmente, percorre una carriera internazionale che lo porterà a incidere con molti dei più importanti musicisti jazz europei e statunitensi.

Ed infine, e non per ultimo, il batterista Blake è stato uno spettacolo nello spettacolo. Ha fatto due assoli con il suo strumento da lasciare col fiato sospeso il pubblico per diversi minuti. Figlio del violinista jazz John Blake junior ha iniziato a suonare la batteria giovanissimo maturando la sua prima esperienza a Philadelphia, sua città natale, nel “Lovett Hines Youth Ensemble”. Dopo essersi diplomato alla George Washington High School, ha studiato jazz alla William Paterson University con Rufus Reid, John Riley, Steve Wilson e Horacee Arnold. Nel ‘98 vince a Parigi il primo premio del concorso “Martial Solal”. Alla fine il pubblico ha richiesto fortemente un bis con un applauso convinto ed ininterrotto che Lovano ha concesso assieme a Faraò in un improvvisato quanto soddisfacente duetto. Bello veramente! Peccato per chi non c’è stato!

