10 – 22 novembre 2026
Dal 10 al 22 novembre al Teatro Valle
debutta in prima nazionale Memoria di ragazza, la creazione firmata dalla regista e artista visiva Silvia Costa e tratta dall’omonimo e folgorante libro della scrittrice premio Nobel Annie Ernaux. Prodotto dal Teatro di Roma, in corealizzazione con Romaeuropa Festival, lo spettacolo approda nella Capitale dopo i prestigiosi allestimenti internazionali realizzati al Residenztheater di Monaco e alla Comédie Française.
Al centro della drammaturgia si colloca il ritorno della scrittrice francese all’estate del suo diciottesimo anno, nel 1958, un episodio decisivo e doloroso della propria giovinezza, quasi un tornante biografico cruciale e segnato da un profondo smarrimento. Servendosi di taccuini d’epoca, pagine di diario, istantanee fotografiche e frammenti di memoria, l’autrice ricostruisce con estrema lucidità gli eventi di quei mesi e l’impronta indelebile che impressero sul suo cammino. Fervida sostenitrice della libertà femminile, in Mémoire de fille Ernaux ripercorre quell’estate trascorsa come animatrice in un centro estivo, segnata dalla prima esperienza sessuale vissuta con il “capo” e dal rapido smarrimento tra giudizi, umiliazioni e attese sociali.
Un esercizio di autocoscienza che, arricchito anche dalla folgorazione per Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, indaga con spietata nitidezza la sottomissione, il disprezzo e la vergogna, tanto da richiedere oltre vent’anni di elaborazione letteraria per colmare quel vuoto ineffabile avvertito dall’autrice. Pubblicato poco prima dell’emergere del movimento #MeToo, il libro si conferma a tutt’oggi un’indagine intima e al tempo stesso militante sulla potenza della memoria e sul superamento del silenzio. Su questa traccia emerge la lettura di Silvia Costa, secondo la quale «questo è il grande insegnamento di Annie Ernaux: trasformare il dolore in qualcosa di costruttivo, in una forma di conoscenza, anche se quell’episodio accaduto anni fa ci ha fatto sentire fuori posto, plasmando per sempre la nostra identità. Ernaux — cosa importantissima — non è una vittima. È lei che scrive».
Per consegnare al palcoscenico la complessa stratificazione di questa scrittura, Silvia Costa — regista, performer e a lungo collaboratrice di Romeo Castellucci — compie una scelta di raffinata cifra autoriale, firmando regia e adattamento insieme a Ewald Palmetshofer. La restituzione scenica è affidata alla sensibilità interpretativa di un terzetto d’attrici di grande esperienza — Federica Fracassi, Francesca Mazza ed Emanuela Villagrossi —, le cui tre voci incarnano rispettivamente il presente, attraverso la voce della scrittrice, e il passato, attraverso la voce della ragazza del 1958 e quella storica, che affonda nel contesto storico e sociologico del tempo, dando corpo attraverso le generazioni alla voce mentale di tante ragazze.
Rifiutando la veste di semplice esecutrice di un testo teatrale tradizionale, la regista ha scelto, inoltre, di rimanere profondamente fedele alla scrittrice affidandosi a un approccio in cui le tre attrici in scena sono chiamate a “fabbricare” la materia narrativa attraverso la propria memoria; alla compagnia è stato infatti chiesto di non impersonare letteralmente Annie Ernaux, bensì di accostarsi al libro mettendosi in gioco in prima persona, ricostruendo le vicende attraverso i propri corpi e i propri vissuti personali. Seguendo questa traiettoria, il percorso dello spettatore inizierà prima di varcare la soglia della sala: all’entrata in teatro, infatti, il pubblico troverà all’interno del programma di sala le foto, realizzate da Manuela Giusto, di alcuni oggetti personali che ciascuna attrice ha ritrovato e allestito in una composizione, in un viaggio a ritroso per ritrovare la propria “ragazza del ‘58”, oggetti muti, senza esposti senza didascalie, ma capaci di rievocare frammenti ed esperienze personali delle loro stesse vite.
La cifra stilistica di Silvia Costa, da sempre caratterizzata da un impianto visivo che abbraccia scenografia, disegno luci e costumi, cesella ogni dettaglio con precisione chirurgica per entrare in risonanza con la scrittura affilata e prismatica della Ernaux. Prende così forma sul palcoscenico del Valle l’idea di una “camera oscura” della memoria, uno spazio mentale e perturbante spalancato sulle zone d’ombra delle pulsioni umane. L’impianto artistico dello spettacolo si completa con le partiture musicali della violinista e artista visiva Ayumi Paul, il supporto alla scenografia curato da Michele Taborelli, le scene e le luci firmate dalla stessa Costa, oltre ai costumi ideati da Fabio Quaranta, e l’assistenza alla regia affidata a Jacopo Panizza.
Note di regia.
Fervida sostenitrice della libertà femminile, Annie Ernaux torna in «Mémoire de fille» sull’estate dei suoi 18 anni, alla ricerca della «ragazza del 1958» che era allora. Animatrice in un centro estivo, Annie Duchesne vive la sua prima esperienza sessuale, disastrosa, con il «capo» ventiduenne e, subito abbandonata dall’amante immaginario, disprezzata dai compagni, si getta tra le braccia di altri ragazzi. Il desiderio di liberazione si accompagna alla prova dell’umiliazione: ne conseguono periodi di amenorrea e bulimia, ma anche la presa di coscienza, dopo la lettura de “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir, del suo rapporto con la sottomissione. «Aver ricevuto le chiavi per comprendere la vergogna non dà il potere di cancellarla», dice l’autrice che ha impiegato più di vent’anni per scrivere su ciò che per lei è rimasto «un vuoto ineffabile». Scritto in parte in terza persona, è al tempo stesso biografico, psicologico e sociale.
Regista, performer e collaboratrice di Romeo Castellucci per quindici anni, Silvia Costa affida a un trio di attrici l’universalità di questo racconto intimo che aveva già affrontato al Residenztheater di Monaco e alla Comedie Française. La particolarità del suo teatro consiste nel dispiegare un linguaggio visivo che accompagna e sostiene da vicino il testo, dedicandosi in questo caso alla precisione “al bisturi” della scrittura di Annie Ernaux, che ne costituisce la forza. Per questo spettacolo Silvia Costa immagina una scenografia che riprende l’idea di una «camera oscura», cara all’autrice, e sviluppa all’interno del palcoscenico un tempo della memoria, aperto all’ignoto delle pulsioni umane. Attraverso corpi, gesti, oggetti e frammenti di memoria, passato e presente si intrecciano in un’esplorazione teatrale del desiderio, della vergogna, dell’identità e della possibilità di trasformare la sofferenza in una forma di conoscenza.
FONDAZIONE TEATRO DI ROMA _ www.teatrodiroma.net
TEATRO VALLE_ Via del Teatro Valle, 21 Roma
Biglietteria: tel. 06.684.000.31/314 _ email biglietteria@teatrodiroma.net
Biglietti: intero 40 € – ridotto 22 € – TDR CARD VALLE: 5 spettacoli a scelta 75€ (cinque spettacoli diversi tra quelli in cartellone, con la possibilità di selezionare il posto e il giorno della recita)
Orari spettacolo: martedì, giovedì, venerdì ore 20 I mercoledì e sabato ore 19 I domenica ore 17
Durata spettacolo: 75 minuti

