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Teatrionline > Blog > Prosa > Ugo Pagliai in Falstaff e le allegre comari di Windsor
Prosa

Ugo Pagliai in Falstaff e le allegre comari di Windsor

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 30 Luglio 2012 18:11
Fabiana Raponi
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Sbruffone, esuberante, simpatico, indolente e perennemente a corto di denaro. È Sir John Falstaff, uno degli intramontabili personaggi creati da William Shakespeare, interpretato da Ugo Pagliai in Falstaff e le allegri comari di Windsor in scena al Silvano Toti Globe Theatre di Roma fino al 5 agosto. La tradizione vuole che la celebre commedia fu scritta da Shakespeare in soli 14 giorni “quasi di getto” e in questo nuovo gradevolissimo allestimento il regista Riccardo Cavallo rispetta in pieno la duplice natura e il doppio filone del testo: emerge chiaramente non solo la vera ironica e comica, ma anche l’aspetto più malinconico incarnato fin da subito da Falstaff nell’incipit, quando il soldato è quasi abbandonato su una sedia dell’Osteria della Giarrettiera mentre tutti lo cercano. Tutta la commedia è contraddistinta da una certa duplicità di aspetti, tra cui anche l’aspetto realistico della provincia inglese del Cinquecento e le beffe e le situazioni tipiche del mondo boccaccesco che richiamano il Decamerone. La vicenda si sviluppa seguendo due storie in parallelo che s’intrecciano, da una parte Falstaff che fa contemporaneamente la corte alla signora Ford (Claudia Balboni) e alla signora Page Franca D’Amato) per spillar loro denaro e dall’altra la storia della giovane e volitiva Anna Page che i genitori vogliono assolutamente maritare. Ovviamente con risultati imprevedibili in ogni caso. Il realismo e la quotidianità del periodo storico sono stati trasferiti in una traduzione (di Filippo Ottoni) ricca di inflessioni dialettali (Falstaff-Pagliai è spiccatamente toscano o la signora Quickley-Paila Pavese è palesemente sgrammaticata con notevoli problemi con i congiuntivi). Di certo l’allestimento vuole giocare sulla comicità insita della commedia: Falstaff è un Don Giovanni da strapazzo con la borsa del denaro perennemente a secco, ma il regista sceglie anche soluzioni tipiche della slapstick comedies soprattutto nella vicenda legata alle nozze di Anna Page. La latente vena malinconica sulla consapevolezza della perdita della giovinezza, sul tempus fugit esplodono soprattutto nel finale con l’umiliazione di Falstaff davanti a tutti che pronuncia la fatidica frase “Che cosa sareste tutti voi senza di me? Fantasmi”. Grande mattatore è Ugo Pagliai che disegna un Falstaff sbruffone e alla deriva, malinconico e irresistibile, una simpatica canaglia, dotato di latente mestizia mosso da un miraggio di gaudiosa e breve felicità. Sul palco un cast affiatato di ottimi comprimari e caratteristi, volti cari del Globe (da Roberto Della Casa a Nicola D’Eramo). La scenografia di Oreste Baldini è leggiadra e oltre a sfruttare il palco naturale del Globe propone strutture di legno intagliate e intarsiate per la taverna e per gli esterni mentre nel finale nel bosco gli alberi si illuminano con tanto di tendaggi dipinti di stelle naif. In perfetto stile storico i costumi di Susanna Proietti. Eterogenea anche la scelta musicale, una miscellanea che va dal Falstaff verdiano a celebri arie, dalla Carmen, al Barbiere di Siviglia di Rossini, dall’Ouverture delle Nozze di Figaro al Don Giovanni di Mozart scelte soprattutto nei momenti di raccordo o di maggiore confusione sul palco, fino allo sfizioso numero di Gerolamo Alchieri nei panni del Dottor Caius. Dopo l’apertura con i Fool, comici in Shakespeare, il Sogno di una notte di mezza estate (ripreso sempre con grande successo) e il Falstaff, la stagione prosegue con Giulio Cesare interpretato da Giorgio Albertazzi che debutterà il 9 agosto.

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