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Teatrionline > Blog > Prosa > Quel “Don Giovanni” di Timi conquista Napoli
Prosa

Quel “Don Giovanni” di Timi conquista Napoli

Francesca Bianco
Ultima modifica: 30 Novembre 2013 17:05
Francesca Bianco
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Il sottotitolo “Vivere è un abuso, mai un diritto” la dice lunga sullo spettacolo che ha conquistato la platea del Teatro Bellini. Il “Don Giovanni” di Filippo Timi, prodotto da Teatro Franco Parenti e Teatro Stabile dell’Umbria, è lontano da Molière o da Mozart, è semplicemente di Timi. Rielaborato in maniera provocatoria, dissacrante, estrosa e irriverente, strizza l’occhio al pubblico e lo seduce nello sfarzo delle scene, ma soprattutto dei bellissimi costumi di Fabio Zambernardi, realizzati in collaborazione con Lawrence Steele. L’attore umbro è anche regista della pièce e continua il suo viaggio di riscrittura dei classici. Dopo Amleto tocca ora al libertino Don Giovanni, che si muove tra seduzione e inganni ma soprattutto eccessi. È proprio questa la parola chiave dello spettacolo, l’eccesso, lo sfarzo in ogni cosa. A partire dalle scene, quinte girevoli, dorate e patinate, insomma atmosfere kitsch. Magnifiche le luci di Gigi Saccomandi, candide e ammiccanti quando il seduttore si avvicina alla sua preda, tetre e inquietanti quando il libertino irride, spaventa e usurpa. A condire il tutto è la musica, una selezione che va da “Vesti la giubba” (Ridi pagliaccio) dell’inizio con un Timi strafatto che crolla su un letto a forma di croce, ai grandi classici (vedi i Queen) passando per le sigle dei cartoni animati giapponesi e una selezione di video (sempre di origine nipponica) che alterna i momenti della pièce. Accanto a Timi in questo viaggio della perdizione una straordinaria compagnia di interpreti. Dalla presenza femminile, le brave Donna Anna, Donna Elvira e Zerlina, a rappresentare diverse conquiste, fino a quella maschile rappresentata dai servi. Proprio ad una figura maschile, il servo Leporello, il libertino non vuole proprio rinunciare. Unico ad avere un accenno di indignazione per la morale distorta del padrone (“è il vizio che rende l’uomo santo”), rappresenta quella coscienza che ancora resiste in un’umanità in dissoluzione. All’appuntamento con la morte il dissacrante libertino si presenta come una pop star, ma anche questa è farsa. La morte è solo comparsa in uno spettacolo che irride e diverte fino alla fine, pieno di eccessi in tutto, a partire dalla durata (quasi tre ore di spettacolo) fino ai numerosi riferimenti cinematografici. Ma gli eccessi si sa non sempre piacciono, e sebbene il pubblico abbia apprezzato e premiato con risate ed applausi a scena aperta l’operazione pop di Timi, non sono mancati umori contrari fra la platea napoletana poco abituata a novità così estreme.

 

di e conFilippo Timi

e con Umberto Petranca, Alexandre Styker,

Marina Rocco, Elena Lietti, Lucia Mascino,

Roberto Laureri Matteo De Blasio, Fulvio Accogli

regia e scena Filippo Timi

regista Assistente Fabio Cherstich

luci Gigi Saccomandi

suono Beppe Pellicciari

costumi Fabio Zambernardi

in collaborazione con Lawrence Steele

Produzione Teatro Franco Parenti

Teatro Stabile dell’Umbria

 

 

Info: www.teatrobellini.it

 

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