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Teatrionline > Blog > Opera > Otello ossia Il moro di Venezia
Opera

Otello ossia Il moro di Venezia

Redazione
Ultima modifica: 4 Luglio 2015 17:50
Redazione
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Dramma per musica in tre atti

di GIOACHINO ROSSINI

Libretto di Francesco Berio di Salsa

Prima rappresentazione: Napoli, Teatro del Fondo, 4 dicembre 1816

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 3 settembre 1823

Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro in collaborazione con Casa Ricordi, Milano

a cura di M. Collins

Nuova produzione

In coproduzione con la Staatsoper di Berlino

———–

Direttore MUHAI TANG

Regia JÜRGEN FLIMM

Scene JÜRGEN FLIMM da un’idea di ANSELM KIEFER

Costumi URSULA KUDRNA

Luci SEBASTIAN ALPHONS

———–

Personaggi e interpreti principali

Otello Gregory Kunde

Desdemona Olga Peretyatko

Rodrigo Juan Diego Flórez

Jago Edgardo Rocha

Elmiro Barberico Roberto Tagliavini

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Maestro del Coro BRUNO CASONI

———–

Date:

sabato 4 luglio 2015 ore 20 ~ prima rappresentazione

martedì 7 luglio 2015 ore 20 ~ turno A

venerdì 10 luglio 2015 ore 20 ~ turno E

martedì 14 luglio 2015 ore 20 ~ turno C

venerdì 17 luglio 2015 ore 20 ~ turno D

lunedì 20 luglio 2015 ore 20 ~ turno B

venerdì 24 luglio 2015 ore 20 ~ ScalAperta

———–

Prezzi: da 230,00 a 14,00 euro

Prezzi recita ScalAperta: da 115,00 a 7,00 euro

Infotel: 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

———-

Va in scena al Teatro alla Scala dal 4 al 24 luglio Otello di Gioachino Rossini, la cui ultima esecuzione nella sala del Piermarini risale al settembre del 1870. La nuova produzione scaligera schiera nei ruoli principali Gregory Kunde (Otello), Olga Peretyatko (Desdemona), Juan Diego Flórez (Rodrigo) ed Edgardo Rocha (Jago); lo spettacolo di Jürgen Flimm si sviluppa a partire da un’idea scenografica di Anselm Kiefer, l’orchestra è diretta da Muhai Tang.

Jürgen Flimm è una figura maggiore del teatro d’opera e di prosa europeo: i suoi lavori, realizzati a fianco di grandi musicisti tra cui ricorre la figura di Nikolaus Harnoncourt, sono stati rappresentati alle Opere di Vienna e Berlino, al Metropolitan e al Covent Garden. Per il Festival di Salisburgo ha firmato una nuova produzione del Ring di Wagner nel 2000, e gli spettatori scaligeri ricordano il suo Wozzeck che dopo aver debuttato nel 1997 con Sinopoli ed essere tornato con Conlon e Gatti, chiuderà la stagione 2014/2015 con la direzione di Ingo Metzmacher.

Flimm firma anche le scenografie, realizzate a partire dai bozzetti di uno dei più significativi artisti viventi, Anselm Kiefer, noto ai milanesi anche per la sua spettacolare installazione permanente I sette palazzi celesti all’Hangar Bicocca. Kiefer si è avvicinato al mondo della musica con alcune tele ispirate a Richard Wagner negli anni ‘70 per poi dedicarsi a diversi progetti scenografici tra cui la memorabile Elektra di Strauss realizzata al San Carlo di Napoli nel 2003 con la regia di Klaus Michael Gruber e la prima assoluta di Am Anfang di Jörg Widmann all’Opéra di Parigi nel 2009.

Sul podio Muhai Tang: nato e diplomato a Shanghai ma perfezionatosi a Monaco, Tang viene invitato per la prima volta a dirigere i Berliner Philharmoniker da Karajan nel 1984 e ricopre posizioni stabili alla Gulbenkian di Lisbona, alla Filarmonica delle Fiandre, alla Finnish Opera e alla Zürcher Kammerorchester. Tra i suoi impegni recenti ricordiamo proprio Otello di Rossini all’Opera di Zurigo nella messa in scena di Moshe Leiser e Patrice Caurier con Cecilia Bartoli, da cui è stato tratto un dvd Decca (2014).

————

Il cast

Costruito sulle possibilità di tre dei maggiori cantanti dell’epoca di Rossini, Otello presenta la distribuzione vocale consueta al Rossini degli anni napoletani, in cui una figura femminile centrale è attorniata da due o più ruoli tenorili di spiccato virtuosismo. Gregory Kunde, affermatosi tra i più validi tenori rossiniani già negli anni ’90 interpretando numerosissimi titoli tra cui anche Otello, ha successivamente ampliato il suo repertorio fino a imporsi come autorevole Otello di Verdi. Oggi ritorna alla lettura belcantistica della tragedia shakespeariana dopo essere stato un applauditissimo Enée ne Les Troyens di Berlioz diretto da Antonio Pappano l’anno scorso alla Scala (dove ha cantato anche in Stabat Mater, Don Giovanni, Don Pasquale e Armide con Riccardo Muti, La sonnambula con Maurizio Benini).

Desdemona è Olga Peretyatko, fresca vincitrice del Premio Abbiati della Critica Italiana e interprete rossiniana autorevole. Nata a San Pietroburgo, la Peretyatko si è affermata all’Opera di Amburgo e al Festival rossiniano di Pesaro prima di calcare i maggiori palcoscenici internazionali, da Salisburgo alla Scala, dove è stata protagonista l’anno scorso de “Una sposa per lo zar” di Rimskij-Korsakov diretta da Daniel Barenboim. È in uscita per Sony il suo nuovo cd interamente dedicato a Rossini.

Rossini e il suo librettista affidano un ruolo di primo piano a Rodrigo, la cui aria “Che ascolto ohimè che dici” è uno dei momenti più attesi dell’opera. Soprattutto se a cantarlo è un grande rossiniano come Juan Diego Flórez: al Piermarini ha debuttato il 7 dicembre 1996 come Chevalier Danois in Armide di Gluck diretta da Riccardo Muti, tornando subito dopo come Fenton in Falstaff, sempre con Muti, e quindi ne Il cappello di paglia di Firenze di Rota, Il barbiere di Siviglia (con Riccardo Chailly nel ’99), Nina o sia la pazza per amore di Paisiello (sempre 1999, con Riccardo Muti), La sonnambula (2001, accanto a Nathalie Dessay), L’italiana in Algeri (2003), La Cenerentola (2005), La fille du régiment (2007), La donna del lago (2011 con Roberto Abbado), Le Comte Ory (2014).

Nella parte di Jago, è il giovane uruguayano Edgardo Rocha, che ha mosso i primi passi in Italia al Festival della Valle d’Itria, al Maggio Fiorentino e all’Opera di Roma prima di debuttare all’Opernahus di Zurigo, alla Staatsoper di Vienna, agli Champs-Elysées a Parigi e ora alla Scala. Elmiro, padre di Desdemona, è il basso parmigiano Roberto Tagliavini, che alla Scala è già stato Lord Sidney ne Il viaggio a Reims, il Re in Aida e Ferrando ne Il trovatore, mentre la confidente Emilia ha la voce di Annalisa Stroppa.

—————

L’opera

Otello, su libretto di Francesco Berio di Salsa, presentato per la prima volta al Teatro del Fondo il 18 gennaio 1817, è la seconda opera napoletana di Rossini, facendo seguito a Elisabetta, regina d’Inghilterra che fu commissionata al pesarese da Domenico Barbaja per il Teatro di San Carlo. Il cast della prima comprendeva il grande soprano Isabella Colbran (che Rossini avrebbe sposato nel 1822 e sulle cui caratteristiche vocali gli studiosi si esercitano da decenni) e nelle parti maschili i due leggendari tenori che dominavano le scene in quegli anni: il bergamasco Andrea Nozzari, baritenore dal timbro brunito per cui Rossini scrisse 9 ruoli da protagonista (Leicester nell’Elisabetta, Otello, Rinaldo in Armida, Osiride nel Mosé, Agorante in Ricciardo e Zoraide, Pirro in Ermione, Rodrigo ne La donna del lago, Paolo Erisso nel Maometto e Antenore in Zelmira), e il napoletano Giovanni David, sulle cui qualità vocali sono ritagliate anche le parti di Ricciardo in Ricciardo e Zoraide, Oreste in Ermione, Uberto ne La donna del lago e Ilo in Zelmira. La Colbran fu ispiratrice e prima interprete delle eroine femminili di tutte le opere sopra citate. Tra il 1815 e il 1822 Rossini scrive dunque per una compagnia ricorrente, in cui accanto alla protagonista femminile svettano diverse voci di tenore fortemente caratterizzate, e per un’orchestra di grandi possibilità come quella di Napoli.

A Napoli Rossini attraversa una fase di maggiore libertà nella scelta delle fonti e degli argomenti, che al mondo classico e antico accostano ora paesaggi nordici e nuove sensibilità romantiche accogliendo tra i testi ispiratori Shakespeare (appunto Otello, che accoglie anche alcuni versi di Dante) ma anche Walter Scott (La donna del lago). È tuttavia la struttura stessa dell’opera a giovarsi delle nuove possibilità offerte da Napoli: la concatenazione di numeri che compone il finale di Otello costituisce una scena unica di notevole complessità: ritroveremo la stessa forma nel grande finale di Ermione. Nel contempo la scrittura orchestrale si fa più ricca, fino ad accogliere echi beethoveniani (lo si era già visto nella scena del carcere dell’Elisabetta).

Tante novità erano destinate a sorprendere e a colpire letterati e musicisti, a cominciare da Byron scandalizzato dalle modifiche apportate da Berio e Rossini alla drammaturgia shakespeariana. Stendhal ebbe reazioni contrastanti, rimproverando compositore e librettista di non aver saputo mostrare abbastanza l’amore tra Otello e Desdemona, in modo da giustificare la successiva esplosione della gelosia, ma addossando in ultima analisi la responsabilità sul poeta: “Nell’Otello, – scrive nella Vita di Rossini – elettrizzati dai canti meravigliosi, trasportati dalla bellezza incomparabile del soggetto, rifacciamo noi stessi il libretto”. Un libretto che oggi pare certo debole dal punto di vista letterario, ma almeno lineare dal punto di vista drammaturgico.

Anche Schubert interviene su Otello scrivendo all’amico Anselm Hüttenbrenner, compositore e pianista: “Non puoi negargli un genio straordinario: l’orchestrazione è spesso estremamente originale e anche le parti vocali, a parte le solite galoppate italiane e alcune reminiscenze di Tancredi”. Più tardi, ormai soppiantato sulle scene dall’omologo verdiano, l’Otello di Rossini diviene una bandiera di posizioni antiromantiche di stampo nicciano (ma già Schopenhauer scriveva: “quando si è abituati a sentire Rossini qualunque altra musica diventa pesante”) e neoclassicista, comunque accomunate da una visione semplicistica del pesarese, ridotto ai termini di un razionalismo cinico, settecentista e magari volterriano (proprio lui, notoriamente devotissimo). “Rossini – scrive Alberto Savinio nella sua Scatola Sonora – di cui mai il fiato dell’anima appanna la gelida tersità”; mentre il fratello, Giorgio de Chirico, lo proponeva come antidoto ai turgori del corrispettivo verdiano. Occorrerà la “Rossini Renaissance” degli anni ‘70 e ‘80 (ma la prima incisione discografica risale al 1960, con Virginia Zeani) per collocare Otello nel contesto specifico degli anni napoletani e nel percorso complessivo del compositore, e restituire all’ascoltatore la complessità e singolarità di un’opera straordinaria.

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