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Teatrionline > Blog > Senza categoria > “Evolushow 2.0” di Enrico Brignano
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“Evolushow 2.0” di Enrico Brignano

Tiziana Iannuzzi
Ultima modifica: 15 Marzo 2016 17:00
Tiziana Iannuzzi
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fotoE se affrontassimo i problemi ridendo? Quanto potrebbe essere utile e, allo stesso tempo, liberatorio leggere in chiave comica la crisi che sta vivendo il nostro mondo? Non mi riferisco solo alla crisi economica, ma ad ogni forma di “disagio”: sociale, affettivo, religioso, politico, giovanile. I protagonisti dello show di Enrico Brignano siamo noi, e subito ce ne rendiamo conto; basta giraci intorno, appena accomodati nelle poltrone di velluto, per vedere spettatori impegnati a salutare, ad alzare la mano, a cercarsi nel video proiettato proprio di fronte a loro, sul fondo del palco, in un’immagine speculare della sala del teatro. Siamo virtualmente sul palcoscenico ancor prima che lo spettacolo inizi e continueremo ad esserci durante le due ore e mezza successive. “Evolushow 2.0” infatti parla di noi; racconta la nostra società, i nostri costumi, le nostre abitudini; rivela i problemi, le impasse, le solitudini di oggi, ma lo fa con la leggerezza e la simpatia a cui Brignano ci ha abituato da anni. Non ci si stanca, né di ascoltare né di ridere.

In un turbinio di parole, di danze e di musica, gli spettatori attraversano tutte le epoche storiche e si lasciano trasportare nelle caverne dell’età paleolitica, per sapere che molte delle scoperte dell’uomo sono avvenute per caso, nella jungla per conoscere il “metodo bonobbo”, nelle chiese o nelle aule di pluricattedrati per dare risposta a domande esistenziali sulla natura del Creato. È un viaggio fatto di salti temporali e dei più svariati argomenti quello in cui Brignano ci conduce, ma è soprattutto un viaggio fatto di complicità. L’attore romano infatti riesce ad ottenere qualcosa di moto importante: il favore e la partecipazione del pubblico. Gli spettatori, vivendo personalmente quanto si racconta sul paco, si lasciano andare, si divertono, lo acclamano; lo sentono come voce (la propria voce) che finalmente dice il giusto, senza mezzi termini. E un riscatto, sebbene minimo perché affidato esclusivamente alla parola, c’è. Il pubblico rivede con consapevolezza le difficoltà che il nostro mondo sta affrontando, senza dover necessariamente farsi prendere dallo sconforto, ma piuttosto sentendosi parte di un tutto; è uno spettacolo che rende complici e questo si coglie in sala: il senso di appartenenza comune ad un’epoca distratta, falsa, che pecca di faciloneria e narcisismo, che risolve tutto virtualmente. Le abilità amatorie, politiche, teologiche, finanziarie, che un tempo abbiamo tentato di coltivare, oggi sono perse; oggi, come evidenzia giustamente lo show, il primo ministro si preoccupa di fare selfie, di andare in televisione dalla D’Urso, di “dare 80 euro con una mano e prendersene 100 con l’altra”, la Chiesa, nascondendosi dietro una valanga di mea culpa, si batte sul petto per ogni cosa ma non sembra così tormentata perché non paga le tasse, le banche riescono mettere in difficoltà i loro clienti anche nelle operazioni più semplici facendoli sentire impigliati nelle loro reti, fatte di termini sconosciuti e di rinvii. È l’oggi che si dipana davanti agli occhi degli spettatori; lo show di Brignano è attualissimo – tocca perfino temi ancora scottanti come l’omosessualità e le unioni civili, l’utero in affitto o l’immigrazione – ma non è banale e pesante, non è soltanto volutamente distruttivo, proprio perché ridere è la miglior medicina e forse aiuta anche a ricordare meglio.

E proprio domandandoci con Brignano se “ci siamo evoluti o siamo solo diventati più grandi” o se l’umanità è servita veramente a qualcosa in questo universo, diventiamo più consapevoli non di quello che abbiamo fatto finora, ma piuttosto di cosa potremmo fare per rendere il mondo un posto migliore.

Ad aiutarci a guardare alla nostra società da un punto di vista oggettivo c’è lo showman che, con battute spassosissime e con coinvolgente simpatia, spazia dal Big Bang alla teoria evoluzionistica di Darwin, dall’amore reale a quello virtuale, dalle superstizioni alla fede più assoluta e ceca, fino ad arrivare ad un futuro ipotetico in cui gli italiani sbarcheranno su Marte.

Un’attenzione particolare nello spettacolo è rivolta alla condizione in cui si trova l’uomo contemporaneo, schiavo della tecnologia e incapace di comunicare se non virtualmente. Siamo ormai tutti dipendenti da un pc, dai cellulari, dai tablet, dalle app. “Siamo la generazione che si applica di meno ma che ha più applicazioni”, viviamo attaccati ai display da quando apriamo gli occhi al mattino fino a che non torniamo a dormire, non usiamo whatsapp “ci facciamo di whatsapp”, abbiamo ormai sviluppato una dipendenza preoccupante e smettiamo di accorgerci di ciò che accade intorno a noi. Quanto può essere pericoloso tutto ciò? A cosa potrebbe portare? Brignano esagera e fa ridere, ma fa anche pensare, e tanto.

Inutile riscrivere qui alcune delle gag più divertenti perché lo show va ammirato e goduto in ogni suo passaggio; riprendendole si perderebbe la bellezza e la comicità del momento, da vivere assolutamente di persona per assaporare appieno la bravura dell’attore romano.

 

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