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“L’affare Makropulos” a Darmstadt

Stefano L. Borgioli
Ultima modifica: 23 Marzo 2018 10:46
Stefano L. Borgioli
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Foto di Martin Sigmund
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Foto di Martin Sigmund

Emilia Marty, acclamata cantante d’opera, porta con fascino i sui 337 anni. Gli uomini che la incontrano cadono ai suoi piedi uno dopo l’altro. Qualcuno arriva perfino a uccidersi per amore. Peccato che per continuare a vivere abbia bisogno di una nuova dose del filtro magico, che suo padre preparò nel 1585 per l’imperatore Rodolfo II e che poi sperimentò su di lei, all’epoca Elina Makropulos. Per recuperare la formula della pozione, la misteriosa femme fatale deve farsi coinvolgere in una controversia legale quasi secolare fra due famiglie che si disputano un’eredità. La diva fa strage di cuori su entrambi i versanti della contesa, ma alla fine si trova costretta a confessare la sua vera natura e le sue molteplici reincarnazioni attraverso il tempo. Alla fine, annoiata e afflitta, decide di non usare più il farmaco miracoloso e si lascia morire, mentre la ricetta viene data alle fiamme. L’affare Makropulos, penultima opera di Leoš Janáček tratta dall’omonima commedia di Karel Čapek, si muove fra sviluppi fantascientifici e riflessioni sulle possibilità e gli imbarazzi, umani e sociali, creati da una possibile vita eterna.

Foto di Martin Sigmund

Questa nuova produzione dell’Opera di Darmstadt, realizzata da Eva-Maria Höckmayr e dal suo team registico, lascia in secondo piano la controversia giuridica e si gioca sulle relazioni fra i protagonisti, con al centro la diva ultra-centenaria. Il sipario si apre su uno spazio teatrale ingombro di arredi e di sipari. Lo studio legale dell’avvocato Kolenatý, dove dovrebbe svolgersi il primo atto, si vede soltanto nei video proiettati sulle superfici sceniche. I video rimandano le immagini della diva sempiterna attraverso le sue varie età e bene si accostano allo scorrere della musica, piuttosto cinematografica e rarefatta di Janacek. Il secondo atto si svolge interamente davanti a un sipario scuro e crea un certo senso di claustrofobia, risolto dallo splendore teatrale del terzo atto, con l’epifania rivelatrice e il gran finale. Tutto sommato uno spettacolo di sicuro impatto, anche se un po’ disunito attraverso lo scorrere dei tre atti. Eva-Maria Höckmayr si astiene anche dal fornire risposte conclusive. Il finale rimane aperto. Emilia Marty non muore, brucia lei stessa la ricetta magica e si allontana verso il fondo del palcoscenico.

Molto bene la parte musicale della serata. Sabina Martin, un’Emilia Marty molto convincente, restituisce bene prima il fascino luciferino e poi la stanchezza esistenziale della protagonista. Un sole freddo e morente attorno a cui ruotano come pianeti tutti gli altri protagonisti. Si destreggia bene attraverso le asperità vocali della parte e scalda la platea nei rari momenti lirici che la pièce le concede. Drammatica nella scena madre finale. Bravi per voce e gesto i signori maschi, vecchi e giovani, che subiscono il fascino della maliarda e che Julia Rösler veste tutti allo stesso modo: frac e mazzo di fiori in mano, come si addice a ogni pretendente rispettabile. Incisivo l’Albert Gregor di Thomas Piffka ed efficace l’avvocato Kolenatý di Krzysztof Szumanski. David Lee restituisce gli accenti dolenti del giovane Janek che si uccide per passione mentre il padre, portato in scena con voce e recitazione ardente da Stefan Adam, amoreggia con la Marty. Piacevolmente buffonesco il Hauk-Šendorf di Andreas Wagner, che ricorda con passione i suoi passati amori con una precedente incarnazione (stavolta in versione gitana) di Emilia Marty. Piacevole la Krista di Xiaoyi Xu. Bene anche i ruoli secondari. La Staatsorchester Darmstadt, ai comandi del Generalmusikdirektor Will Humburg, ricrea alla perfezione la partitura nervosa, a tratti minimalista, dell’opera di Janáček.

Pubblico attento e applausi calorosi per i protagonisti della serata.

***

DIE SACHE MAKROPULOS

Opera in tre atti di Leoš Janáček

Dalla commedia di Karel Čapek

Direttore: Will Humburg

Regia: Eva-Maria Höckmayr

Scene e costumi: Julia Rösler

Video (camera): Krzysztof Honowski

Video (realizzazione): Johannes Kulz

Direttore del coro: Alessandro Zuppardo

***

Cast

Emilia Marty: Sabina Martin

Jaroslav Prus: Stefan Adam

Janek, suo figlio: David Lee

Albert Gregor: Thomas Piffka

Hauk-Šendorf: Andreas Wagner

Dr. Kolenatý, un avvocato: Krzysztof Szumanski

Vítek: Michael Pegher

Krista, sua figlia: Xiaoyi Xu

Una cameriera: Anja Bildstein

Un macchinista: Nicolas Legoux

Una donna delle pulizie: Gundula Schulte

***

Le proiezioni di Emilia Marty: Katharina Susewind, Karin Klein, Véronique Weber, Gabriele Drechsel, Katharina Hintzen

Coro dello Staatstheaters Darmstadt

Staatsorchester Darmstadt

Comparse dello taatstheaters Darmstadt

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