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Teatrionline > Blog > Festival/Rassegna > Pistoia – Dialoghi sull’uomo (9° edizione)
Festival/Rassegna

Pistoia – Dialoghi sull’uomo (9° edizione)

Redazione
Ultima modifica: 26 Aprile 2018 14:46
Redazione
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Si terrà da venerdì 25 a domenica 27 maggio la nona edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli (www.dialoghisulluomo.it).

“Rompere le regole: creatività e cambiamento” è il tema del 2018, sul quale verteranno i 26 incontri con antropologi, filosofi, storici, scrittori e pensatori italiani e internazionali, chiamati a riflettere su cosa abbia fatto evolvere la civiltà umana, quale sia il motore che spinge costantemente l’essere umano al cambiamento e quanto sia importante rompere le regole per rinnovarsi. La creolitudine, il meticciato, gli incroci e le ibridazioni culturali sono stati da sempre occasione di forte impulso creativo: in un momento storico caratterizzato da imponenti flussi migratori e da una globalizzazione pervasiva, l’antropologia può offrire una diversa angolatura dalla quale riflettere su cosa sia oggi la creatività e quali siano le sue leve, per sopravvivere o semplicemente per vivere meglio.

Il festival è animato, fin dalla sua prima edizione, da un forte impegno culturale e civile e dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. I dialoghi sono quelli tra i relatori, quelli con il pubblico e quelli tra le diverse discipline, perché dialogare è fondamentale per meglio capire, conoscere e confrontarsi. Sono stati anni di grande riconoscimento e attenzione da parte del pubblico – di tutte le età e proveniente da tutt’Italia – che è triplicato dalla prima edizione e che nel solo 2017 è cresciuto del 38%.

In nove anni il centro storico di Pistoia ha accolto circa 250 appuntamenti culturali tra conferenze, spettacoli, incontri con relatori italiani e internazionali.

Inoltre, negli anni, al festival si sono affiancate una serie di importanti iniziative di produzione e documentazione culturale: una collana di volumi editi da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video (che sul canale Youtube dei Dialoghi ha raggiunto il mezzo milione di visualizzazioni), un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha visto la partecipazione di circa 20.000 giovani, e una serie di mostre con grandi firme della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Torna con la seconda edizione il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e la propria opera abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane. Quest’anno vede vincitore lo scrittore africano Wole Soyinka, Premio Nobel per la Letteratura 1986. Soyinka – che nell’intera sua opera ha spiegato come la vitalità e la spiritualità africane potrebbero aiutarci ad affrontare un presente sempre più difficile – è la guida perfetta per accompagnarci verso un incontro che deve avvenire, per la salvezza della nostra specie e per fronteggiare il flusso migratorio a cui assistiamo oggi. Sabato 26 maggio in piazza del Duomo una serata sulla grande letteratura: Wole Soyinka, in un dialogo con l’antropologo Marco Aime, indicherà come recuperare valori forti attraverso il riconoscimento reciproco, conoscersi e dialogare è necessario: occorre abbandonare vecchi pregiudizi e guardarsi negli occhi. Come diceva Plinio Il Vecchio: ex Africa semper aliquid novi, dall’Africa ci arriva sempre qualcosa di nuovo.

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Gli incontri

Venerdì 25

Come sempre, il festival si apre in piazza Duomo, nella grande tensostruttura allestita nel cuore della città. Inaugura i Dialoghi 2018 la conferenza di apertura dello scrittore Alessandro Baricco: Sette cose da sapere sulla insurrezione digitale (ingresso gratuito).

Vie di fuga è il titolo della conferenza dell’antropologo Adriano Favole. Nasciamo in culture e lingue che ci plasmano e ci forniscono strumenti reali e simbolici per orientarci nel mondo, tuttavia non siamo del tutto prigionieri di esse. Partendo da racconti di viaggio ed esperienze di ricerca antropologica come pellegrinaggi, migrazioni, sogni, letteratura, satira e cinema, l’antropologo indaga i modi in cui gli esseri umani rompono le regole, cercando di cambiare la propria esistenza. Il tema è affrontato da Favole anche nell’omonimo volume in uscita per il festival nella serie dei libri Dialoghi sull’uomo edita da UTET.

La scrittrice Simonetta Agnello Hornby e lo psicologo e giornalista Massimo Cirri dialogano sull’essere Diversamente creativi. Un confronto su un punto di vista “altro” e importantissimo, sul modo in cui ci si guarda tra persone: i forti e i fragili, gli abilissimi e quelli meno. Sappiamo che diventeremo tutti, a un certo punto, un po’ più fragili, ma resteremo portatori di diritti, resteremo cittadini. Creativi e originali, tutti diversamente creativi, magari solo sopravvivendo con dignità.

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Sabato 26

I membri del circolo di Bloomsbury – tra cui Virginia Wolf, Lytton Strachey, J.M. Keynes – hanno dimostrato il valore creativo di chi nella comunità e nell’utopia trova la forza per creare nuove forme di conoscenza e di vita. Erano giovani uomini e donne che reinventarono la loro esistenza in assoluta libertà intellettuale e sessuale rispetto ai codici esausti e inerti dell’epoca vittoriana: la loro, spiega la scrittrice Nadia Fusini, è una delle proposte più ardite dell’intero Novecento, a cui ancora oggi ispirarsi per recuperare il senso profondo della libertà individuale.

Il sociologo Alessandro Dal Lago si confronta con la videoartista Serena Giordano su Arte, potere e innovazione: il mondo dell’arte guarda da sempre agli altri poteri, in primo luogo quello politico, perché ne può ricavare risorse materiali e simboliche e, di contro, ogni tipo di potere apprezza le arti in quanto potenziali fonti di legittimazione e consenso. Tuttavia, è solo rompendo i limiti estetici e ideologici del loro tempo che gli artisti possono innovare. Oggi l’innovazione si deve probabilmente a quegli artisti che si pongono al di fuori del decoro estetico e sociale, come i graffitisti e i cosiddetti outsider.

Un percorso sulla creatività fra scienza e letteratura è quello proposto dal chimico e scrittore Marco Malvaldi, il quale sostiene che il modo di pensare di un chimico non è molto diverso da quello di un poeta. Come gli atomi sono le lettere del linguaggio della chimica, che si combinano in parole (le molecole) e in frasi (le reazioni chimiche) e riescono a spiegare un fenomeno naturale universale, così a un poeta bastano due o tre versi per muovere sentimenti profondi nel lettore.

Il centauro femmina: per un primo vocabolario di creatività è il titolo dell’incontro con lo scrittore e classicista Nicola Gardini. Attento alle metamorfosi storiche del concetto, indagando il lessico antico, Gardini ricostruisce momenti di un antico discorso sulla creatività, con esempi provenienti da poesia, filosofia, retorica e critica d’arte, ponendo le odierne definizioni di creatività nella prospettiva del divenire.

Il saggista e scrittore Marco Belpoliti propone una serie di riflessioni sulla Resilienza come atto creativo: fare di più con meno. La parola “resilienza” è apparsa nel dibattito attuale a metà Novecento grazie agli psicologi e implica non solo il resistere o il saltare indietro, ma il realizzare un atto creativo, migliorando la propria condizione di partenza.

Oggi siamo molto più numerosi, sempre più connessioni ci legano gli uni agli altri e rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto produciamo di più, scambiamo di più, viaggiamo di più, consumiamo e usiamo più energia. Di conseguenza, gli effetti collaterali indesiderati sono molteplici: inquinamento, alienazione, un pianeta surriscaldato. Per evitare la fine del mondo così come lo conosciamo, commenta l’antropologo norvegese Thomas Hylland Eriksen, al genere umano si richiede di rallentare, raffreddare e ridimensionare.

Quale empatia nella società dominata dalla paura dell’altro? È la domanda posta dalla filosofa Laura Boella: in un’epoca in cui la socialità umana si è sviluppata in forme inedite – connessione in rete, social network, circolazione planetaria di capitali, di turisti, del sapere e dell’informazione – la capacità empatica, considerata la base evolutiva dell’interazione e cooperazione sociale, si trova di fronte a nuove sfide e ad un impegno creativo per esplorare il mondo dell’”altro”.

Lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi e il critico e curatore d’arte Davide Daninos propongono una riflessione sugli studi degli artisti e scrittori. Lo studio è il luogo che da almeno settecento anni sembra accomunare il lavoro di scrittori, artisti e intellettuali: è uno spazio di cambiamento, di possibilità, privato e spesso sconosciuto. Osservarne la nascita ed evoluzione significa guardare da un punto di vista privilegiato le abitudini e il cambiamento del pensiero moderno.

Oggi stiamo assistendo a un’inversione di valori, la fiducia è stata “sfiduciata”: conta rompere le regole, cancellare il passato, ma anche il futuro. Alla “democrazia del pubblico” è subentrata una “democrazia im-mediata” che, attraverso la rete, salta e contesta ogni mediazione, ma il politologo Ilvo Diamanti avverte che è soprattutto la sfiducia a compromettere le relazioni personali e le mediazioni sociali e a indebolire il tessuto della società.

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Domenica 27

Lo storico Giovanni De Luna analizza la situazione che ha portato alla “rivoluzione” sessantottina e si interroga sul perché non ci siano più stati momenti di rivolta simili. Mezzo secolo fa, ovunque i protagonisti furono i giovani: diventati nel dopoguerra produttori, consumatori, elettori e con il ’68 militanti. A unificare la protesta giovanile fu la disobbedienza, lo scontro con regole che appartenevano al passato. Giovinezza e disobbedienza: questo il binomio su cui fondare oggi la lettura storica di quel movimento.

Nell’incontro Le età della creatività la filosofa Francesca Rigotti dimostra che ci sono miti e ossessioni del nostro tempo, legati alle età deputate o meno alla creatività, da mettere in discussione, anche alla luce dei repentini cambiamenti sociali.

Lo psicoanalista Massimo Recalcati indaga il rapporto che esiste tra la legge, la libertà, il desiderio e la creatività. Quando il peso delle regole morali spegne la vita, schiaccia il desiderio e inibisce la creatività, la psicoanalisi opera per sottrarre l’uomo da questo peso, per restituirgli la libertà del desiderio e della creatività come manifestazione del desiderio stesso.

Il paleontologo e antropologo Giorgio Manzi conduce il pubblico in un viaggio per scoprire il momento e le motivazioni che, 200 mila anni fa, hanno portato l’Homo sapiens a prevalere e diffondersi su tutto il pianeta diventando pensante e creativo.

Lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati racconta la scuola come luogo di rottura e cambiamento, seguendo la lezione di don Lorenzo Milani: una scuola con classi eterogenee, che sostiene la battaglia dell’integrazione. In un’epoca che vede adulti fragili e adolescenti difficili, la scuola può diventare il luogo di resistenza etica in un mondo frantumato e in piena trasformazione culturale, dove si può recuperare il rapporto virtuoso tra famiglia, educazione e ambiente sociale.

C’è una dimensione ritmica negli esseri umani, nei loro corpi, ma soprattutto nelle loro relazioni comunicative, spiega l’antropologo Paolo Apolito. Ma che cosa avviene quando un estraneo, uno straniero, si avvicina a noi e a questi ritmi condivisi? Lo straniero è colui che “non va a tempo”, eppure le relazioni tra estranei sono immancabili nella nostra specie, incontrarsi tra “alieni” è stato l’asse portante di tutte le storie umane.

Oggi la maggior parte della popolazione mondiale abita in città e il cambiamento e la sfida sono rappresentati dalla “città aperta”, dove i cittadini possono mettere in gioco attivamente le proprie differenze e creare un’interazione virtuosa con le forme urbane. Per costruire e abitare questa città, secondo Richard Sennett, uno dei più influenti sociologi contemporanei, occorre praticare un certo tipo di modestia: vivere uno tra molti, coinvolto in un mondo che non rispecchia soltanto se stesso.

Il ridere è una via di fuga, un modo per rompere le regole, afferma l’attore, scrittore e drammaturgo Moni Ovadia. La cultura ebraica sicuramente ha sempre messo in atto questa modalità, la risata ebraica ha origini antiche, bibliche e rappresenta forse l’unica salvezza per un popolo così martoriato: un vero e proprio cortocircuito tra ironia e ordine costituito.

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Gli spettacoli

Venerdì 25, al teatro Manzoni alle 21.15, il compositore e musicista Nicola Piovani porta in scena La musica è pericolosa – Concertato: un racconto musicale che affianca a brani inediti nuove versioni di pezzi noti e riarrangiati, per ripercorrere il suo percorso artistico, che si è intrecciato con il lavoro di importanti registi, cantanti e strumentisti in teatro, al cinema e in televisione.

Sabato 26, al teatro Manzoni alle 21.30, l’attore Fabrizio Gifuni legge Pier Paolo Pasolini, dando voce non solo a testi che ne testimoniano l’impegno intellettuale e la visione antropologica che aveva della società contemporanea, ma anche ad alcune delle sue poesie più evocative, a testimonianza di quanto la sua vita, la sua opera e la sua stessa morte costituiscano ormai un unico corpo poetico, in cui è difficile separare un aspetto dall’altro.

Ogni giornata sarà conclusa al teatro Bolognini da una proiezione cinematografica, una mini-rassegna dedicata al ’68 e alla rottura che ha rappresentato, con introduzione dell’antropologo Marco Aime. Si parte con I pugni in tasca per la regia di Marco Bellocchio, che ha anticipato il rifiuto della cultura borghese e la rivolta generazionale sessantottina (venerdì 25, ore 22.30); segue Hair, con la regia di Miloš Forman, meravigliosa testimonianza del movimento hippy (sabato 26, ore 22.30); in ultimo Qualcosa nell’aria del regista Olivier Assayas, straordinario ritratto di una generazione negli anni immediatamente successivi al maggio del ’68 francese (domenica 27, ore 20).

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La mostra

Per il quinto anno i Dialoghi propongono una mostra fotografica, che completa le riflessioni del festival con contenuti visivi: “Dove nascono le idee. Luoghi e volti del pensiero nelle foto Magnum”. Curata da Giulia Cogoli e Davide Daninos, organizzata in collaborazione con Magnum Photos e Contrasto, l’esposizione presenta 40 scatti di importanti fotografi che conducono il visitatore negli studi di grandi artisti e pensatori – tra i quali: Francis Bacon, Constantin Brancusi, Giorgio de Chirico, Albert Einstein, Alberto Giacometti, Ernest Hemingway, Frida Kahlo, Primo Levi, Giorgio Morandi e Pablo Picasso – per osservare il luogo in cui non solo le idee nascono, ma dove trovano anche i giusti strumenti per diventare tangibili.

Dal 25 maggio al 1 luglio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, con ingresso libero (catalogo Contrasto).

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I volontari

Fondamentale, come ogni anno, sarà il contributo degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia e degli studenti universitari, la cui partecipazione negli anni è stata sempre crescente e appassionata: sono circa 3000 i ragazzi che dal 2010 a oggi hanno collaborato con i Dialoghi. A loro si uniscono i giovani volontari del festival di Cagliari Leggendo metropolitano e del festival di Livorno Il senso del ridicolo grazie al progetto di scambio culturale Gulliver, i ragazzi migranti ospiti della cooperativa Arké di Pistoia, i volontari della biblioteca San Giorgio.

Per la prima volta saranno presenti alcuni ragazzi dell’Associazione Albergo Etico di Asti Italia Onlus, pioniera nei progetti di autonomia personale e professionale di ragazzi con sindrome di Down e con disabilità intellettiva che condivideranno l’esperienza del festival con alcuni ragazzi pistoiesi con disabilità simili per poter realizzare anche a Pistoia esperienze di autonomia e inclusione sociale.

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Biglietti in vendita dal 27 aprile (€ 3,00 incontri e proiezioni cinematografiche – € 7,00 spettacoli) presso La Torre, via Tomba di Catilina, 5/7, Pistoia, e sul sito www.dialoghisulluomo.it.

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Informazioni e programma: www.dialoghisulluomo.it

Una nuova App del festival, scaricabile gratuitamente da Playstore e Appstore, rende immediatamente disponibili informazioni logistiche su incontri, relatori e biglietti, permette di creare una propria lista di eventi da seguire e consente di essere aggiornati in tempo reale su eventuali cambiamenti del programma o altre importanti news sul festival.

Sarà possibile interagire con il festival attraverso i social network:

Facebook @festivaldialoghisulluomo

Twitter @DialoghiPistoia

Instagram pistoia_dialoghisulluomo

Youtube Pistoia – Dialoghi sull’uomo

L’hashtag del festival è #Dialoghi2018

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