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Reading: Teatro dell’Opera di Roma, “La bohème” di Puccini vista da Àlex Ollé
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Teatrionline > Blog > Featured > Teatro dell’Opera di Roma, “La bohème” di Puccini vista da Àlex Ollé
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Teatro dell’Opera di Roma, “La bohème” di Puccini vista da Àlex Ollé

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 8 Giugno 2018 15:46
Fabiana Raponi
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Foto di Virginio Levrio
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Foto di Virginio Levrio

Dimenticate Parigi, le soffitte e gli artisti squattrinati: La Bohème di Puccini secondo Àlex Ollé da La Fura dels Baus, in scena al Teatro dell’Opera di Roma dal 13 giugno (alle 20) in una prima dedicata al 50esimo anniversario della scomparsa del Maestro Tullio Serafin, è lontanissima dalla tradizione.

Dopo la visionaria e incantevole Madama Butterfly in salsa yankee vista nel 2015 (e replicata con successo) alle Terme di Caracalla e Il trovatore di Verdi ambientato in una guerra atemporale, stavolta Ollé, anima della Fura, rivisita un’altra opera celeberrima, e la ammanta di una contemporaneità tale, mai tralasciata nei suoi lavori, da lasciare forse perplessi i più tradizionalisti davanti al nuovo allestimento romano realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Torino.

Lo sguardo di Ollé però è sincero e spietato che elimina Parigi dall’opera partendo da una consapevolezza quasi scontata.

“Dal debutto dell’opera di Puccini son passati 120 anni e il mondo di oggi assomiglia poco alla romantica Parigi dell’Ottocento – esordisce il regista spiegando l’idea del suo allestimento da cui Parigi scompare – Le città, soprattutto le grandi metropoli del XXI secolo, sono ormai diventate entità inaccessibili nelle quali il mondo della bohème (…) si diluisce nel sottomondo sociologico delle periferie, spesso degradate e, quasi sempre, abitate dalla grande diversità culturale scaturita dal fenomeno contemporaneo della migrazione intercontinentale”.

Insomma la Parigi di Bohème non esiste più, tanto da essere rimpiazzata dalla periferia di una grande e indefinita metropoli di oggi di qualsiasi luogo del mondo, ricreata dalle scene claustrofobiche, un agglomerato scuro con innumerevoli finestre, di Alfons Flores e illuminate da Urs Schönebaum con i costumi di Lluc Castells.

“Cosa dire di Bohème che non è stato ancora detto? Trasmette energia, vivacità: tutti siamo stati giovani e ciascuno si sente rappresentato in quest’opera che racconta la brama di vivere con la morte di Mimì che diventa la metafora della fine della gioventù, l’impatto con la realtà e il dolore che sanciscono il passaggio all’età adulta” continua il regista giustificando la sua visione contemporanea dell’opera ambientata in una periferia qualsiasi da cui restano immutate “la giovinezza, la brama di vivere, la vocazione artistica, i sogni di gloria, il desiderio imperativo di felicità immediata, l’attrazione dell’amore come esplosione simultanea dello spirito e della carne”.

La Fura torna all’Opera per la quinta volta con una Bohème contemporanea (molto diversa da quella diretta da Davide Livermore in scena nell’estate 2015 alle Terme di Caracalla), ma sul podio si registra il debutto del Maestro Henrik Nánási (che si alternerà alla direzione con Pietro Rizzo) e che tornerà al Costanzi per Il Flauto Magico a ottobre dopo la stagione estiva delle Terme di Caracalla.

“Sono contento di lavorare con un Orchestra per cui La Bohème è di repertorio e con un cast giovane ed entusiasta, ottimi cantanti e ottimi attori – spiega Nánási, ungherese, classe 1975, attuale Direttore Principale e Vice Direttore Principale dello Staatstheater Gärtnerplatz di Monaco – Arrivo da opere scure, l’Elektra e la Salome, ed è bellissimo dirigere un’opera così luminosa e leggera con una musica molto coinvolgente, una specie di droga che non si riesce a smettere di suonare”.

Merito anche del perfetto bilanciamento da un punto di vista drammaturgico, musicale e orchestrale raggiunto da Puccini che ha “alternato momenti leggeri e drammatici come nell’ultima scena, la più bella – sottolinea Nánási a ridosso del suo debutto romano – quando i ragazzi scherzano, arriva Musetta che annuncia l’arrivo di Mimì: Puccini crea un taglio drammatico e tutto cambia e finisce l’età degli scherzi”.

Undici repliche (e l’anteprima giovani del 12 giugno alle 19) coinvolgono ben tre cast, “eterogenei e multietnici come è facile che accada in una metropoli contemporanea” sottolinea il direttore artistico Alessio Vlad, che si alterneranno nel corso delle serate.

Anita Hartig, una delle migliori Mimì in circolazione (già a Torino), si alternerà nel ruolo con Vittoria Yeo (14, 17, 20, 22, 24) e Louise Kwong (16, 21) dal Progetto “Fabbrica” del Teatro, nel ruolo di Rodolfo, Giorgio Berrugi si alternerà con Ivan Ayon–Rivas (14, 16, 20, 22, 24).

Di lusso e del richiesto physique du rôle le Musetta di Olga Kulchynska e di Valentina Naforniță (14, 16, 20, 22, 24), Massimo Cavalletti e Alessandro Luongo (14, 16, 20, 22, 24) si alterneranno nel ruolo di Marcello, Simone Del Savio ed Enrico Marabelli (14, 16, 20, 22, 24) saranno Schaunard, Antonio di Matteo e Gabriele Sagona (14, 16, 20, 22, 24) saranno Colline accanto al Coro del Teatro dell’Opera di Roma con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro.

Appuntamento con la Lezione di Opera curata dal Maestro Giovanni Bietti lunedì 11 ogni alle 20 al Costanzi, prima del debutto del 13 giugno che apre un periodo movimentato del Teatro con l’inaugurazione della stagione estiva alle Terme di Caracalla con il primo Extra, Bjork, seguito da Paolo Conte e la sua orchestra ed Ennio Morricone. Info su operaroma.it.

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