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Intervista a Massimo Sottani

Redazione
Ultima modifica: 19 Dicembre 2018 12:29
Redazione
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Castello di Sammezzano
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Castello di SammezzanoIntervista a cura di Il Granchio in Frack

Laggiù, in mezzo ad un bosco, su di una collina, a qualche minuto di auto da Firenze, si trova un castello abbandonato la cui atmosfera è bella e spumeggiante…come Jem delle Hologram.  Per molto tempo ho provato a prendere i biglietti on-line, ma la fortuna non era dal mio lato della strada… finché un bel giorno, poco più di due anni fa, sono riuscita ad entrare nel castello. 

Ad accogliere me e il numeroso gruppo di fortunati visitatori c’era lui, Massimo Sottani, ovvero: la guida perfetta. Senza ombra di dubbio è lui il maggiore esperto di questo antico palazzo, la sua vita s’intreccia con questi luoghi che lo hanno visto nelle vesti di cameriere del ristorante, poi studioso della vita di queste mura, finanche autore di libri che ci fanno ripercorrere l’antico splendore di questo luogo.  

Uomo di spirito e d’intelligenza, Massimo ci ha portato alla scoperta di questa dimora fantasiosa e fantastica, al cui interno cultura e mistero, colori accesi e architettura, rendono il palazzo un vero e proprio capolavoro. 

Negli anni Settanta il castello di Sammezzano, con le sue quattordici camere da letto, era uno degli alberghi più in voga nella provincia di Firenze.

Castello di Sammezzano– Massimo, so che tu e il castello avete iniziato a “ballare” insieme molti anni fa e ancora la musica non si è fermata per voi. 

Proprio così, questo palazzo racchiude molti ricordi, tantissime ore dedicate allo studio della vita dei suoi proprietari, molti giorni impiegati per la sua salvaguardia e, nutro speranze per un roseo futuro, nel quale torni ad essere un luogo d’incontro per viaggiatori di tutto il mondo. Da ragazzo facevo il cameriere al ristorante del castello per pagarmi gli studi universitari e alla fine degli anni Ottanta ho tenuto il mio pranzo di nozze proprio lì, in quelle magnifiche sale decorate da stucchi bianchi che tante volte avevo percorso avanti e indietro. Dal 1994 al 2002 sono stato sindaco di Reggello.  Tra i tanti compiti e doveri istituzionali, tutelare questo castello è divenuto un piacevole, anche se impegnativo, tassello della mia vita.

Conoscendo un po’ i fiorentini suppongo che in parecchi possano aver considerato questa dimora come la casa di un folle. Alcuni potranno aver pensato che solo un pazzo potesse riempire di stucchi le pareti e i soffitti per un solo senso estetico, mi sembra quasi di sentirli: “bellino sì, ma l’è tutto gesso!

Devi sapere che Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona fu il proprietario, l’ideatore, l’ingegnere, l’architetto e  il botanico di casa sua. Perciò tutto quello che sembra il risultato di un pensiero fuori dagli schemi, non è altro che frutto di una brillante mente. Lui questa casa se la immagina, la studia, ci mette tutta la sua cultura, i suoi studi, il suo amore, i segreti della vita e le sue passioni: questa casa lo rispecchia, lui che parlava molte lingue, che si occupava di politica e che nutriva la mente con la lettura delle opere di grandi maestri. Ferdinando si può apprezzare per molte delle sue virtù e delle sue capacità ma, ciò che ammiro di più di lui, è il suo sconfinato amore per la libertà. Quella libertà dettata dal suo carattere forte e testardo che lo ha portato a scontrarsi quotidianamente con chiunque avesse a che fare con lui (credo che oggi non guasterebbero persone della sua caratura e col suo entusiasmo intellettuale). Devi sapere che tra le molte frasi all’interno del castello, la parola più ricorrente che troviamo scritta in vari punti della casa è proprio ‘Libertas’.

Castello di Sammezzano– Ricordo che durante la visita, ti fermavi ad indicarci dei simboli nascosti in mezzo a tutte quelle elaborate decorazioni, ad esempio ricordo il melograno, l’ottagono, la chiave e l’occhio onnisciente. È un segno piuttosto chiaro di un linguaggio esoterico o mi sbaglio? 

Per capire appieno il pensiero di un uomo, bisognerebbe conoscere e studiare la sua biblioteca. I documenti che leggeva e ai quali attingeva o prendeva ispirazione.

Come spiego nel mio libro ‘La villa di Sammezzano. Un’Alhambra toscana’ scritto a sei mani con Carlo e Matteo Cresti, ci sono delle frasi e dei dettagli che ci riconducono a Dante, Ariosto, Tasso, Aristotele e molti altri filosofi, scrittori e pensatori. Una frase invece che non è riconducibile a nessun altro se non allo stesso Panciatichi è: ‘ladri, esattori, puttane e sensali tengono in mano l’Italia e la divorano’, sempre attuale non trovi?”

– Massimo, se permetti, prendo in prestito le tue parole scritte sul volume ‘Sammezzano e il sogno d’Oriente’: “…Sammezzano è il risultato di tutti i talenti e le ambizioni di Ferdinando. È stato il suo sogno e la sua vita. Ha impiegato oltre quarant’anni per realizzare questa unica grande opera. Quindi è davvero la rappresentazione di lui e del suo modo di vedere il mondo. Non capita quasi mai una così perfetta coincidenza tra una persona e quello che ha realizzato nella sua vita…Quanti hanno avuto un simile privilegio?…

Devo dire, in effetti, che visitare Sammezzano è come fare un viaggio nel viaggio, attraversando le diverse sale si ha quasi la sensazione di essere trasportati in una dimensione diversa, in un luogo dal sapore orientale dove i colori delle vetrate e gli stucchi di pizzo, ti regalano ogni volta una scenografia vibrante e suggestiva. Si ha quasi la sensazione di conoscere una persona, di carpirne i segreti e di scorgerne le passioni.

Castello di Sammezzano– Mi piacerebbe consigliare a tutti di andare a visitare il castello ma, purtroppo, è parecchio che non sento parlare di date disponibili.

Hai ragione, sono ormai due anni che non si può più accedere. Il castello è una proprietà privata e sino ad ora ci è stato permesso di organizzare queste visite previo accordi. Da quando è tornata più volte all’asta però, le visite sono state interrotte. Esiste un comitato che cerca di tutelare questo patrimonio fiorentino (il Comitato FPXA Sammezzano) e che si impegna nel farlo conoscere in tutto il Paese. Chi è riuscito a varcare la soglia del portone del castello, come te, deve ritenersi veramente fortunato. Ad oggi nessuno sa, se e quando saranno possibili altre visite. Io confido che i nuovi proprietari riescano a dare il giusto lustro e la giusta importanza ad un luogo assolutamente unico sul territorio italiano.  

– Massimo ricordo con molto piacere la visita al castello perché riuscisti a trasmettere la passione per la vita e per l’arte con grande entusiasmo, ricordo anche che spalancavamo tutti la bocca innanzi a tanto astruso splendore. Ci hai catapultato in un mondo sconosciuto senza mai farci sentire disorientati, spero che in futuro molti altri possano perdersi tra le mura di questo castello e che ci sia tu lì a guidarli come un bravo padrone di casa. Massimo son curiosa, per te che hai accompagnato migliaia di curiosi in questa visita fuori dal comune, che cos’è il viaggio? 

Il viaggio è una delle cose più belle delle vita. Viaggio con i piedi ma sopratutto con la testa. Viaggiare è rimanere curiosi; è pensare a quel ‘qualcosa’ di bello che può nascondersi dietro l’angolo.

————  Contatti:www.sammezzano.orginfo@sammezzano.orgFb: Sammezzano – Comitato FPXA 1813-2013 

 

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