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Prosa

When the Rain Stops Falling

Redazione
Ultima modifica: 5 Febbraio 2020 14:46
Redazione
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When the Rain Stops Falling
Foto di Sveva Bellucci
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When the Rain Stops Falling
Foto di Sveva Bellucci

di Andrew Bovell

da un progetto di lacasadargilla

regia Lisa Ferlazzo Natoli

traduzione Margherita Mauro

con

Caterina Carpio – Gabrielle York (vecchia)

Marco Cavalcoli – Gabriel York

Lorenzo Frediani – Andrew Price

Tania Garribba – Elizabeth Perry in Law (vecchia)

Fortunato Leccese – Gabriel Law

Anna Mallamaci – Gabrielle York (giovane)

Emiliano Masala – Henry Law

Camilla Semino Favro – Elizabeth Perry in Law (giovane)

Francesco Villano – Joe Ryan

scene Carlo Sala

costumi Gianluca Falaschi

disegno luci Luigi Biondi

disegno del suono Alessandro Ferroni

disegno video Maddalena Parise

aiuto alla regia Margherita Mauro

assistente costumista Nika Campisi

assistente alle luci Omar Scala

assistente alla regia volontaria Caterina Dazzi

direttore tecnico Robert John Resteghini

direttore di scena Gianluca Bolla

capo elettricista Lorenzo Maugeri

fonico Pietro Tirella

sarta e attrezzista Elena Giampaoli

costumi realizzati dall’Atelier Costumi Fondazione Teatro Due

scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione

capo costruttore Gioacchino Gramolini

costruttori Marco Fieni (costruzioni in ferro), Riccardo Betti, Gianluca Bolla

scenografa decoratrice Lucia Bramati

fondale realizzato da Rinaldo Rinaldi

immagine manifesto frames video dall’opera Caelum di Daniele Spanò

grafica Marco Smacchia

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due

con il sostegno di Ambasciata d’Australia e Qantas

Durata 2 ore

——-

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio ormai adulto, che non vede da quando questo aveva sette anni: “So cosa vuole. Vuole quello che tutti i giovani uomini vogliono dai loro padri. Vuole sapere chi è. Da dove viene. Dove sia il suo posto. E per quanto ci provi non so cosa dirgli.” È questo l’inizio apparente, o forse l’epilogo, di una saga familiare che ci porta, vertiginosamente – dal 2039 al 1959, slittando nel e con il tempo – alle soglie di un diluvio torrenziale che ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Paul Thomas Anderson.

When the Rain Stops Falling è il nuovo spettacolo di Lisa Ferlazzo Natoli, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due di Parma e con il sostegno dell’Ambasciata d’Australia e della compagnia aerea Qantas.

Storia delle famiglie Law e York: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri e mogli, il testo epico di Andrew Bovell, tradotto da Margherita Mauro, è un racconto intimo e distopico che Bovell disegna con un’affascinante struttura drammaturgica, dove i diversi fili narrativi, il graduale sovrapporsi delle temporalità e l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano ‘scritti’ solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni, i desideri e gli errori.

When the Rain Stops Falling fa del viaggio nel tempo una vera e propria forma stilistica, senza usare l’espediente del flashback, ma piuttosto grazie a un’architettura narrativa nitida e complessa che si muove nello spazio e nel tempo della storia stessa. I personaggi da vecchi e da giovani entrano ed escono da un quadro all’altro, da un paesaggio all’altro, con un ritmo incalzante che l’autore introduce fin dalle prime pagine. È sul tempo stesso che ci si interroga, ‘piegandolo’ in avanti, per lasciare entrare il futuro e i suoi fantasmi; o, con improvvise ‘interferenze’, aprire il presente a squarci di passato.

——-

Note di regia di Lisa Ferlazzo Natoli e lacasadargilla

La drammaturgia ha qualcosa della scrittura classica, proprio perché gioca con codici diversi e diverse fonti, come se fosse emersa da un singolare archivio della memoria. Che ripensa la tragedia greca e i suoi miti, la forma racconto, certe figure e modi del romanzo moderno, alcuni topoi della Bibbia, fino a sfiorare la sceneggiatura. E proprio in questa stratificazione di omaggi, rimandi e affezioni, trattiene con sapienza l’agilità tutta contemporanea del teatro post-drammatico e del linguaggio cinematografico con cui i protagonisti entrano nelle vite altrui e nella propria come in un singolare sogno a occhi aperti.

E così, mentre una scena succede all’altra con l’immediatezza del montaggio parallelo e i dettagli della storia si ripetono solo apparentemente sempre uguali, a poco a poco – per stratificazione, variazione e accumulo – si svela, come in un thriller, una fabula oscura in cui i figli pagano per le colpe dei padri e le madri lasciano andare i figli perché hanno “così tanto da dire” da non avere “nemmeno il coraggio di cominciare”.

Matrimoni spezzati e morti accidentali. Verità taciute o sottintese. L’eco spietato delle scelte.

When the Rain Stops Falling è un grande viaggio genealogico sul linguaggio come lascito e sulla conoscenza, sull’abbandono e sul ‘lasciare andare’ di cui Bovell gestisce i diversi piani narrativi e le sequenze temporali anche grazie a motivi ricorrenti – pattern riconoscibili e incantevoli: la pioggia incessante, un cappello perduto che passa di mano in mano, la zuppa di pesce, il passato che si materializza in forma di valigia, una vestaglia rossa, un pesce che cade dal cielo.

Grazie alla sua formidabile architettura drammaturgica When the Rain Stops Falling investiga la mortalità e la famiglia, la memoria e le eredità che riceviamo, mostrando come i segreti, le verità taciute, le omissioni, non cancellano ciò di cui non si parla, che invece resta e resiste come un lascito tramandato di generazione in generazione, una forma di segreta e inevitabile predestinazione, un ‘guasto’ di famiglia o un ‘dono’ inaspettato. Come il cielo australe e il rosso fuoco del deserto. E racconta, magicamente, che il tempo inteso come meteorologia influenza le nostre vite e di fatto cambia la Storia, e suggerisce come la Storia stia già cambiando il presente con un’ombra lunga sull’avvenire. Per spingere lo sguardo fino a un futuro vicino, alla vigilia di una piccola apocalisse, di cui la pioggia perpetua è la prima conseguenza. Un’apocalisse climatica e quindi storica – vero e proprio tema sotterraneo del racconto: piove nelle stanze e nei parchi, nelle parole stesse dei personaggi, nevica in anni senza estate, quasi a ricordarci che “il tempo andrà avanti senza di noi e sarà come se non fossimo mai esistiti”.

E non sono affatto casuali le ‘splendide’ annate che Bovell sceglie per incastrare il proprio racconto nella Storia, punteggiandole con indizi e notazioni solo apparentemente fatte en passant. 1959/1969 – 1988 – 2013 – 2039: dal ‘boom’ degli anni ’50, oltre il sessantotto, i carrarmati su Praga e lo sbarco sulla Luna, fino al cuore dell’Inghilterra thatcheriana. In un oggi appena passato e sull’orlo di un futuro prossimo e pure anteriore – in cui i libri già raccontano del “Il declino e la caduta dell’impero americano 1975 – 2015”.

Ricordandoci che, fuori campo, la Storia agisce, opera, ci chiama e risuona nello spazio privato delle nostre vite.

Disegnato con il meccanismo quasi perfetto di un bomba a orologeria, When the Rain Stops Falling ha una natura ibrida, stratificata e mobile, che passa da falsi duetti a monologhi che rivelano la propria natura di un dialogo serrato con il passato, fino a sfiorare l’analisi transazionale e, sempre come una pre-cognizione, un movimento di natura tellurica nell’agire dei personaggi. Alla regia e agli interpreti, chiede immediatamente di farsi fuori, o meglio lasciarsi ‘fare’ dalle scene, dalla partitura, dalla curva delle relazioni e dalle singole parole. Assecondarle e averne millimetrica cura. E grazie a questo lasciar emergere incidenti, associazioni e distrazioni; quelle che potremmo chiamare ‘interferenze’: echi di frasi già dette da chi ci ha preceduto, la presenza del proprio passato o del futuro mentre stiamo letteralmente vivendo.

Tutto sembra accadere in uno stesso ambiente, l’interno di un appartamento, il lungo tavolo da pranzo, dove si raccolgono e si ritrovano le generazioni e gli stessi personaggi in momenti diversi della loro vita, letteralmente uno accanto all’altro durante un pasto silenzioso che ha qualcosa di biblico. Un tavolo lungo e cavo, vuoto al centro, come se si fosse eroso nel corso degli anni e tutte le eredità taciute fossero lì in quello squarcio fra le estremità delle vite dei personaggi. Un tavolo-mondo e nove sedie, una cucina economica, pochi oggetti, piatti, qualche ombrello, una valigia, e il grande pesce caduto dal cielo. E dietro, la superficie d’intonaco della parete, un intonaco antico ma ancora fresco, come se l’ultima mano fosse stata stesa da poco. Come se gli slittamenti temporali si fossero letteralmente trasferiti alle pareti stesse. Superficie compatta o traslucida a seconda dell’illuminazione, capace di dissolversi in una materia liquida e trasparente che sembra essersi impregnata della pioggia incessante che scandisce lo spettacolo. E su questo fondale-muro, che chiude la scena e la getta in avanti come in una visione ravvicinata, la proiezione dell’albero genealogico che – come uno scheletro luminescente – ci ricorda che il punto centrale del discorso non è tanto scoprire la ‘vera storia’ di una famiglia, ma è la famiglia stessa. E in questa compressione, all’orlo del proscenio, gli altri luoghi del testo – un parco, un cimitero, una spiaggia dal manto stellato, il Coorong, regione “stretta tra terra e mare” –, luoghi disegnati quasi solamente dai toni caldi e freddi delle luci e dai paesaggi sonori, elementi che allargano la visione, aprendo lo spazio all’irruzione di quel fuori campo che il cinema ha saputo così sapientemente portare in scena. Una partitura complessa, sonora e visiva, che accompagna i personaggi – e lo spettatore – dentro e fuori dal tempo, all’interno di ogni sua piega.

——-

Andrew Bovell nasce a Perth in Australia nel 1962. Si laurea in lettere all’University of Western Australia e poi si diploma in Dramatic Arts al Victorian College of the Arts. È autore di numerosi testi teatrali, tra i quali Distant Lights from Dark Places (1994), Scenes from a Separation (1995), Who’s Afraid of the Working Class (1998), Confidentially Yours (1998) e Fever (2002).

Bovell alterna con successo l’attività di sceneggiatore cinematografico a quella di drammaturgo: dalla sua commedia Speaking in Tongues è stato tratto nel 2001 il film Lantana, diretto da Ray Lawrence e sceneggiato da Bovell stesso, da Who’s Afraid of the Working Class è stato tratto il film Blessed (2009), Bovell è inoltre co-autore della sceneggiatura del film Striclty Ballroom (1992) diretto da Baz Luhrmann e di Head On (1998). Le sue opere per il teatro sono state premiate più volte con il prestigioso Awgie Award. Rappresentate sui palcoscenici di tutti i paesi di lingua inglese, le sue opere teatrali si stanno affermando anche nel resto del mondo. When the Rain Stops Falling, uscito nel 2008, vince il Queensland Premier’s Literary Award e il Victorian Premier’s Literary Award e, nel 2009, il Victorian Green Room Award per Who’s Afraid of the Working Class vince lo Stage Award, e l’Awgie Awards per The Secret River come Best New Australian Work. When the Rain Stops Falling ha debuttato al Lincoln Center Theatre di New York nel 2010.

———

lacasadargilla è formata da Lisa Ferlazzo Natoli – autrice e regista –, Alice Palazzi – attrice e coordinatrice di progetti –, Maddalena Parise – ideatrice di progetti e artista visiva. Collabora stabilmente con lacasadargilla Alessandro Ferroni, disegnatore del suono e documentarista.

lacasadargilla realizza spettacoli, istallazioni, radiodrammi, progetti speciali, attività di formazione. Dal 2009 porta avanti il progetto giovani Granai. È prodotta da istituzioni nazionali e internazionali.

Fra le scritture originali: La casa d’argilla (2006-08); Il Libro delle Domande (2007); Foto di gruppo in un interno (2009); fra i lavori da testi teatrali e romanzi: Jakob von Gunten (2011-12); Katzelmacher (2009) Lear di Edward Bond (2015-17); fra i progetti speciali: Ascesa e rovina della città di Mahagonny (2008-09); Art you lost? 1000 persone per un’opera d’arte (2012-14); Linee di Confine (2015-17); IF /Invasioni (dal) Futuro (Estate Romana 2014-16; 2017-19).

Il progetto teatrale-multimediale Les Adieux! Parole salvate dalle fiamme (Romaeuropa Festival 2017) e nel giugno 2018 Game di Brad Birch (Harold Pinter Price) ha debuttato in prima mondiale presso il Ta’ Qali Stadium di Malta (produzione Teatru Malta-Unifaun Theatre).

Il testo di When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell è pubblicato nella collana LINEA di ERT Fondazione e Luca Sossella Editore.

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