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Reading: Intervista al M° Simone Tonin
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Intervista al M° Simone Tonin

Carlo Emilio Tortarolo
Ultima modifica: 30 Aprile 2020 02:10
Carlo Emilio Tortarolo
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Simone Tonin
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Simone Tonin‘Note’ dall’isolamento – Conversazioni di Musica è un progetto che prevede sette incontri con giovani professionalità artistiche e musicali per scoprire cosa vi sia dietro all’essere musicista e i cambiamenti prima e dopo CoViD19.

In questo secondo incontro dialoghiamo con Simone Tonin, compositore, arrangiatore, fondatore e direttore musicale della Gaga Symphony Orchestra, una orchestra “symphonic-pop”, formata da orchestrali under 35, che unisce paradigmi classici alle hit pop avvicinando così i giovani ad ogni genere musicale.

La diretta originale è visibile sulla pagina di Carlo Emilio Tortarolo (Facebook&Instagram: @carloetortarolo).

****

Uno degli ultimi contenuti social dalla Gaga Symphony vedeva uniti due mondi apparentemente distanti come “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno e “Blue” degli Eiffel65, ma mai così uniti e intrecciati come in quella esecuzione. Partendo da questo esempio, che cosa vuol dire fare il compositore e cosa fare l’arrangiatore? Cosa significano per te queste due professioni?

Quando penso a questi due mestieri, parto sempre da una immagine.
Il compositore è colui che disegna un soggetto (un volto, un paesaggio…) da un foglio bianco e si occupa anche di colorarlo. Cerca un messaggio da dare e lo affida a un determinato numero di strumenti decidendo così anche quali elementi trasmettano quel messaggio. Questa si chiama orchestrazione.

L’arrangiatore, invece, prende il disegno altrui, quindi un messaggio già costruito, e decide come vuole colorarlo. Quale può essere il risultato? Come i disegni dei bambini: lo può colorare bene o male.

Subentrano a questo punto le competenze, imprescindibili dalla composizione. I due campi non sono quindi scissi, ma sono anzi due aspetti di un’unica medaglia.

Se devo essere sincero, chi avrebbe mai detto – se penso a più di dieci anni fa prima ancora dell’esistenza della Gaga Symphony – che mi sarei dedicato all’arrangiamento, visto che il mio obiettivo era diventare compositore.

È però diventata una sfida oltre che una grande fonte di conoscenza.
L’essermi trovato di fronte a una orchestra sinfonica di giovani professionisti mi ha permesso di affinare quegli aspetti della composizione direttamente sul campo e non solo sui trattati. Sperimentare subito l’efficacia di ciò che avevo scritto e nel caso anche cercare soluzioni sul momento. Un laboratorio artigianale malleabile nei quattro aspetti che caratterizzano il suono (altezza, intensità, timbro e durata)

Così l’arrangiamento ha giovato alla composizione e viceversa.
L’ultimo video ne è un esempio. Non una semplice melodia applicata a uno strumento e accompagnata dagli altri, ma la creazione di una sinergia comunicativa: una commistione.

Paradossalmente per il compositore o per l’arrangiatore avere più tempo a disposizione dovrebbe essere una benedizione. Hai notato differenze in questi ruoli fra il pre-CoViD19 e durante questi mesi di isolamento?

Credo che ci sia una differenza principale.
Prima di questo periodo, questi mestieri erano finalizzati all’esecuzione dal vivo mentre, ora, senza nessuna esecuzione di qualsiasi ensemble o orchestra in programma si hanno due strade: continuare a scrivere ma per progetti a lungo termine o dedicarsi a quel tipo di arrangiamenti da condividere sulle piattaforme social, come nel caso che citavi della Gaga Symphony.
Un lavoro completamente diverso perché esula dai problemi che avrei scrivendo per una persona fisica che ti esegue qualcosa. Lì al massimo puoi scrivere qualcosa di ineseguibile.

Quando invece si va a creare uno di quei video in cui vedi tanti musicisti che suonano assieme, al lavoro del compositore devi associarne uno notevole di montaggio per il quale servono tecnici e specialisti.

Ora non solo scrivo quello che dovrà essere mandato in cuffia al musicista, ma gli devo fornire anche un tappeto sonoro con cui intonarsi perché non ha colleghi a fianco ed essendo così scoperto devo anche metterlo a suo agio.
Questi, insieme a tanti altri, sono aspetti tecnici che il pubblico non sa: nessun prodotto di questo tipo viene fatto diversamente.
Il lavoro è quindi mutato o meglio ripensato anche perché non stiamo parlando di suono reale.
Questo metodo di composizione sta prendendo talmente piedi da essere diventato protagonista in alcuni concorsi che prevedono proprio la scrittura per questo tipo di orchestra virtuale.

La preparazione di un impianto enorme come un’orchestra richiede mesi di pianificazione e preparazione. Ci vuoi parlare di come tu e la Gaga Symphony vi siete organizzati per questi mesi e quali progetti sono saltati?

Per capire la portata della pianificazione faccio un esempio molto veloce.
Noi stavamo organizzando audizioni conoscitive per poter allargare il nostro organico di orchestrali da chiamare in caso di qualsiasi necessità.
Già fissate, con tanto di bando pubblicato, con largo anticipo, avevamo già provveduto a calendarizzare le sale e le commissioni. Un lavoro necessario perché tutto funzioni come si deve e non parlerò di tutta la logistica necessaria per ragazzi che arrivavano da ogni parte di Italia.
Chiaramente abbiamo dovuto rimandare il tutto a data da destinarsi.

Allo stesso modo i concerti, tutti ricalendarizzati. Ma non solo ciascun evento in sé, questo spostamento riguarda tutte le forze che girano attorno al progetto.
Quando ascolta un concerto sinfonico, il pubblico vede un prodotto finale: una orchestra di svariati elementi e un direttore. Spesso, però, ignora che dietro ad una macchina così complessa ci siano altrettanti professionisti silenziosi (marketing, comunicazione, fonici …) che purtroppo, al momento, non stanno lavorando.

Un disagio che ha investito tutti e che non riguarda solo i concerti in questi mesi, ma anche la programmazione dei prossimi perché fra fine febbraio e inizio marzo si programma già per l’inverno. Eventi che si faranno ma adesso sono a “data da destinarsi”.
E se per noi parliamo di un centinaio di persone, quando pensiamo a delle produzioni pop-rock i numeri sono ancora maggiori.

Abbiamo collaborato nel 2019 con Francesco De Gregori per la sua più recente tournée italiana. Sono state più di venti date in tutta Italia, in spazi enormi con centinaia di persone numerando solo i tecnici. Moltiplichiamo per tutti gli artisti. Abbiamo davanti a noi dei numeri veramente importanti.

La musica è il prodotto finale ma prima ci sono mille forze in gioco.

Oltre alla composizione e all’arrangiamento, chi ti segue sui social può scoprire un tuo lato organistico. In particolare per il giorno di Pasqua avete previsto la diretta streaming. Che esperienza è stata?

Hai visto la foto con la mascherina in Chiesa vero? (ride ndr)

Suono l’organo alle funzioni liturgiche da quando avevo otto anni. Un passatempo che porto nel cuore e anzi, pur non essendo un organista professionista, ha determinato un po’ quello che sono, permettendomi di improvvisare e sperimentare.

Come sappiamo le messe sono state tutte sospese per evitare gli assembramenti di persone.
Il decreto, però, non è entrato specificatamente nel merito e ha dato libertà alla Santa Sede e alle singole diocesi di intervenire come meglio credevano, arrivando così a una soluzione intermedia: le messe in streaming.
Certo i celebranti sono comunque tenuti a svolgere le messe, anche senza pubblico, ma da un punto di vista sociologico è molto interessante che un organismo secolare come la Chiesa si sia messa in gioco così coinvolgendo addirittura la tecnologia.

Cosa è successo quel giorno?
Chiesa del Settecento del mio paese, io all’organo in cantoria e un microfono panoramico posizionato a metà Chiesa per meglio bilanciare il suono dello strumento e la voce della cantante che invece era posizionata giù.
Se ad una chiesa togliamo le persone, il suono inizia a riverberare: la voce corre di più e il suono dell’organo rimbalza di parete in parete.

Anche qui sono serviti i tecnici, come dicevo prima. Sull’altare c’era un mixer e due persone distanziate con mascherina e infine il sacerdote a celebrare.
Praticamente una piccola produzione musicale.

Penso comunque che sia stata una giusta scelta soprattutto per una festività così importante per i cattolici. Spinti sicuramente da una volontà di normalità, è stata però data anche la giusta importanza al ruolo della musica nella funzione liturgica che ne è parte integrante.

Pensiamo ora al futuro. Sei impegnato anche come insegnante, una categoria che ha molto sentito il telelavoro. Quale è stata la tua esperienza e come pensi possa evolvere se il distanziamento dovesse persistere?

Penso che questa esperienza sarà molto utile in futuro.
Non perché questo distanziamento diventerà la normalità (speriamo proprio di no!), ma per il fatto che questa situazione ha permesso a tanti di reinventarsi e di confrontarsi con qualcosa che non avrebbero mai pensato di fare, tipo l’insegnamento a distanza.

Prossimamente sono certo che torneranno le lezioni e i concerti, ma quanto imparato in questi giorni rimarrà nel nostro bagaglio di competenze.
Una grande lezione che ci dice che non tutto “come ho sempre fatto, così sarà”, ma che ci ha messo in discussione.

Riguardo alla didattica, io insegno principalmente teoria, solfeggio e analisi.
Lezioni che, in realtà, da questa esperienza hanno tratto giovamento grazie ai mezzi tecnologici utilizzati, visto che una condivisione audio/video è più immediata che il passaggio attraverso i mezzi scolastici.

Le lezioni di strumento, invece, sono state pesantemente penalizzate.
Nelle lezioni di pianoforte che tengo ai bambini mi sono accorto che le mie correzioni arrivano per orecchio e non perché riesco a vedere le loro mani, che sia per problemi di webcam, di connessione o altro.

L’ascolto diventa quindi fondamentale ma per certi strumenti gravi come contrabbasso o violoncello questo non basta. I microfoni in generale sono fissati su un livello di compressione suono e quindi prendono i suoni in una fascia media. Tutto ciò che non è lì dentro, sia grave sia acuto, sparisce o viene rimodellato. Figurarsi poi con le dinamiche forti che vengono abbassate dal microfono stesso.
Difficile per i docenti poter intervenire nello studio di un allievo.

Tutte le piattaforme che utilizziamo in questi giorni sono pensate per il parlato e non per la musica. Al momento quindi questo ci manca.

Sul resto mi sono accorto come mi manchino il contatto umano con le persone e il suonare con loro. La Musica è suonare assieme, seduti vicini.

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