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Andrea Bassani, poeta angelico e terreno

Emanuele Martinuzzi
Ultima modifica: 12 Febbraio 2021 14:04
Emanuele Martinuzzi
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Foto di Daniele Ferroni

Andrea Bassani (Bergamo,1980) è un poeta angelico e terreno, un pittore materico e mistico. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: “Amore Androgeno” con disegni di Milena Bellometti (Edizioni d’arte Imedea, 2006); per Alberto Casiraghy pubblica la plaquette “Mare” con un disegno di Giacomo Pellegrini (Edizioni Pulcinoelefante, 2007); “Lechitiel” (Terra d’ulivi edizioni, 2016); Plaquette “Sia poesia”. 6 Poesie inedite e un’incisione originale dell’autore stampato tipograficamente a mano con caratteri Garamond su carta Hahnemühle (Il Ragazzo Innocuo Editore di Luciano Ragozzino, 2018.); “La castità” (Ensemble edizioni, 2018 – finalista al contro premio Carver 2019 – finalista al Premio internazionale di poesia Clemente Rebora 2019); la Plaquette “Le sfumature dell’amore” di Andrea Bassani e Giuseppe Panella con 10 chine di Andrea Bassani (Terra d’ulivi edizioni, 2018): Suoi testi sono apparsi su “Poesia”, “Nazione Indiana” e altre prestigiose riviste. Ha ricevuto due lettere di critica positiva dal Cardinale Gianfranco Ravasi. Con il poema “Lechitiel” (2016) è stato inserito nel prestigioso catalogo della Biblioteca del “Centro Pompidou” di Parigi. Partecipa a reading letterari e collabora con importanti personalità della letteratura contemporanea. Parallelo e altrettanto vissuto come espressione poetica è il suo percorso pittorico. Ha scritto di lui Bernard Tiburce (bibliotecario del Centro Pompidou di Parigi) e il Prof. Clemente Francavilla (Docente di Teoria della percezione visiva e psicologia della forma, Accademia di Belle Arti di Bari). La sua opera “Il Profeta” è stata collocata presso il Museo sacello di Sant’Egidio della Chiesa San Pasquale Baylòn di Taranto. Nel Dicembre 2017 la commissione della Rivista Internazionale “Vesalius. Journal of the International Society for the History of Medicine” sceglie il disegno “Gli occhi di Vesalius” per la copertina del Vol.XXIII, N°.2. L’opera “Gli occhi di Vesalius” è in esposizione permanente nell’Archivio Tematico Museale per la Storia delle Arti Sanitarie (ARTEMAS) del Policlinico di Bari. Nel 2017 una sua biografia e alcune poesie tratte da Lechitiel compaiono nell’antologia poetica rumena “Poezia”, tradotte dalla poetessa Eliza Macadan. Sue poesie sono state tradotte in portoghese e pubblicate sulla rivista d’arte “Cao Celeste” con sede a Lisbona. Ha ricevuto la Menzione d’onore al “Premio Rebora 2017”, presso il caffè storico “Le giubbe rosse” di Firenze. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

****

Ci puoi raccontare di cosa parla il tuo ultimo lavoro letterario?

“La castità”, ultima pubblicazione risalente al 2018, edita da Ensemble Roma, è un libro dal titolo attualissimo perché mai come in questo tempo di Covid possiamo dire di aver vissuto in castità. La castità non è un concetto legato alla sfera sessuale e basta. La scelta del titolo è puramente provocatoria e simpatica. La castità è la condizione più vera e sincera dell’essere umano. L’essere umano nel mondo, l’anima nel corpo, l’impossibilità di sapere perché siamo qui, l’incapacità di modificare le cose, il sole, la luna, la notte e il giorno, la fame e la sete, i governi, i debiti, le pandemie. Noi viviamo totalmente e perennemente in castità, ovvero nel fallimento del sogno.

C’è un altro libro a cui sei particolarmente legato, anche non tuo e perché?

I libri a cui sono particolarmente legato sono sostanzialmente due: il primo per affetto e il secondo per grandezza. “La carne degli angeli” di Alda Merini lo amo perché è stata la mia prima lettura poetica, quella che mi ha spinto alla conoscenza della poesia. Il secondo, che io considero il vangelo del poeta, è “il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa: un libro che mi ha cambiato la vita, nel senso che in quel libro ho trovato tutto ciò che è il dramma del vivere dell’uomo sensibile, ovvero dell’artista, ovvero del poeta.

Poesia e pittura, spirito e materia. Come vivi questa tua dicotomia? L’arte e la poesia per te sono espressioni culturali o qualcosa in più, forme spirituali?

Non esiste alcuna distanza tra poesia e pittura, tra spirito e materia. La materia ha bisogno dello spirito per avere vita e lo spirito ha bisogno della materia per toccare l’umanità. La poesia è pittura e la pittura è poesia, giacché il poeta non scrive quello che pensa ma scrive quello che vede, pensando. La pennellata e il segno sono la stessa cosa. Una pagina scritta è un quadro e un quadro dipinto è una pagina scritta.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi, anche in questo difficile momento?

La cultura è fondamentale sempre e lo è sempre stata. Bisogna stabilire che cosa si intende per cultura. Se si parla di cultura spirituale si parla d’amore, si parla di conoscenza della propria interiorità, si parla di conoscenza dell’invisibile, si parla di studio dell’invisibile, quindi si parla di trasformazione, quindi si parla di evoluzione. Abbiamo sempre bisogno di cultura ma non sappiamo ancora che cosa intendere per cultura. Ecco perché non ci siamo ancora evoluti e viviamo ogni dramma e ogni cataclisma nella disperazione. Il dramma è dentro di noi, nella non conoscenza delle realtà invisibili a cui apparteniamo e i motivi del nostro transito terrestre.

Quale rapporto hai con Pistoia, la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Pistoia mi sta molto simpatica, ma non ci frequentiamo. Le architetture, le bellezze urbanistiche e le penombre dei vicoli sono sicuramente affascinanti, ma più potente ai miei occhi sono i volti delle città interiori che visito nelle persone, portandomi talvolta qualcosa a casa, come fonte di ispirazione profonda e duratura.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori? Chi scrive o fa arte lo vedi più come un creativo solitario o il frutto di un contesto collettivo?

Le comunità artistiche che ho conosciuto si sono rivelate salotti da chiacchiericcio: tante strette di mano e coltelli nella schiena. La poesia, quando è in gruppo, scappa sugli alberi. Il percorso artistico è come il percorso spirituale: si può fare insieme, ma è un percorso individuale. Poi i santi e i geni possono anche incontrarsi e creare un partito, ma restano entità di importanza individuale.

Parlando dei tuoi scritti, ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

Tempo fa ne ricordavo qualcuno, ma ora sono troppo stanco.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

I riferimenti artistici, letterari o no che siano, si possono identificare all’inizio del percorso artistico. Forse a tale domanda ti avrei risposto meglio dieci anni fa. Ora non mi interessa più risalire a questo, ho la mia personalità artistica, il mio marchio, che ovviamente si è costruito su nozioni, ricordi, innamoramenti, letture, riferimenti che si manifestano sistematicamente qua e là, perché mi costituiscono.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere qual è il tuo rapporto con il teatro?

Amo il teatro perché amo la vita, perché amo le storie dell’uomo, le sue commedie, i suoi melodrammi, le sue tragedie e le sue parodie. Il teatro è ovunque. Come si può definire il teatro? È certamente un’occasione incredibile, la chiesa degli artisti, un luogo sicuro. Ecco: il teatro è un luogo sicuro, un posto in cui stare bene. Io ci vivrei in un teatro: sarebbe la mia casa perfetta. Mi auguro e prego ogni giorno che i teatri di tutto il mondo possano riaprire al più presto con grande affluenza e partecipazione sociale. Non possiamo rinunciare al teatro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non sposarmi.

Andrea Bassani è un poeta angelico e terreno, un pittore materico e mistico.

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