Al Teatro Argentina di Roma, fino al 23 febbraio 2025
Una co-produzione Teatro Nazionale di Roma, Teatro Biondo di Palermo e Teatro Stabile di Catania porta in scena una riduzione teatrale, di grande impatto spettacolare, di Guerra e Pace, l’opera miliare di Lev Tolstoj, firmata da Gianni Garrera insieme con Luca De Fusco, anche regista, che narra delle vicende private di due famiglie dell’alta nobiltà russa, i Bolkonskij e i Rostov, vissute sullo sfondo della Russia zarista durante le guerre napoleoniche.
Il primo atto ci porta nel maestoso salotto di Anna Pavlovna Scherer dove si riuniscono i nobili e gli intellettuali di San Pietroburgo. Pamela Villoresi è una Annette convincente, calibrata ed elegante che anima vivaci discussioni su Napoleone, lo zar Alessandro, la Prussia e la guerra imminente, conclude accordi per conto della famiglia reale e, all’occorenza, organizza matrimoni di convenienza.
La guerra difensiva della Russia contro l’esercito francese affascina giovani aristocratici, come il principe Andrej Bolkonskij (Raffaele Esposito). Può sembrare annoiato, un po’ arrogante e un po’ troppo convinto della propria superiorità, ma sotto quella facciata languida batte un cuore appassionato. Questo Andrej, lacerato dal dubbio e speranzoso che la gloria conquistata sul campo di battaglia possa dare un senso alla sua vita, perde il cuore quando meno se lo aspetta.
Poi c’è l’impulsiva Natasha Rostova (Mersilia Sokoli), l’eroina che Tolstoj presenta per la prima volta come una ragazzina di 13 anni, non è un’eroina romantica, si innamora di chiunque ed è desiderosa di ingoiare tutta la vita in grandi esplosioni di fame.
La vitalità di Natasha scorre attraverso Guerra e pace come l’altra eroina di guerra, Rossella O’Hara: si rifiuta di lasciarsi abbattere dai momenti difficili, ma invece si eleva e combatte tra la sua anima russa e la mentalità europea della società in cui si muove quando si tratta di tenere alto lo spirito sbiadito della sua famiglia e di affrontare i suoi complicati sentimenti per Andreij, con una ritrovata maturità. Natasha è allo stesso tempo attraente e imperfetta e le è permesso di commettere errori, come nella sua relazione travagliata con il doppiogiochista Anatòlij Kuragin (Giacinto Palmarini).

Infine, una rivelazione. Pierre (Francesco Biscione) con le sue convinzioni politiche, il suo amore per le feste, il suo filosofare senza fine. Pierre non è un eroe tradizionale come Andrei, non afferra la vita come Natasha, ma ha qualcosa in più, una fermezza nel profondo nonostante i suoi tentennamenti verso l’età adulta.
Eppure, qual è l’idea principale di Guerra e pace? L’idea principale è la ricerca. Le interpretazioni sono di un calibro eccezionale e fanno emergere tutta l’umanità dei personaggi di Tolstoj, i quali sono in continua ricerca: alla ricerca di Dio, dell’amore, della gloria, del significato della vita e di un futuro che a ben guardare, nel complesso non così dissimile dal presente.
Ci sono momenti dello spettacolo in cui il tono è più da Inghilterra dickensiana che da Russia. La messa in scena è inebriante: i balli e i codici di abbigliamento della vita di corte sono travolgenti nella visione poetica di Marta Crisolini Malatesta (scene e costumi). L’ambientazione di Alessandro Papa e di Gigi Saccomandi (creazioni video e disegno luci), si compone di quadri teatrali che si fondono l’uno nell’altro come su un set cinematografico.
Ed è la scenografia, quindi, un cardine della piéce che amplifica la performance, ben accompagnata da una regia efficace e da un adattamento agilmente costruito. Un teatro-immagine che fa delle costruzioni e degli effetti visivi un punto focale, dando nerbo e ritmo serrato alla narrazione, enfatizza le tematiche profonde e universali trattate nell’epica opera dello scrittore russo, riuscendo a svelare perché la sua forza, la sua visione e la sua umanità la rendono parte integrante della cultura europea.
Roberta Daniele

