Recensione di Giosetta Guerra
Casanova
La solitudine di un avventuriero.
(6 aprile 2025)
Recensione di Giosetta Guerra
Chi pensa di rivivere le stuzzicanti avventure del poliedrico Casanova rimarrà deluso.
L’opera “Casanova” di Fabrizio Sinisi, ispirata alla “Histoire de ma vie” di Giacomo Casanova, si concentra sugli ultimi giorni di vita del noto filosofo libertino del settecento, esule nel castello di Dux in Boemia. Profondamente turbato per la sua condizione di abbandono e di solitudine, l’anziano uomo di mondo si aggira nervosamente nella grande biblioteca del castello e si lagna col suo medico, che lo induce in stato di ipnosi per calmarlo e per farlo incontrare con i fantasmi del suo passato. Durante questo sonno ipnotico, Casanova ritrova un compagno di prigione, la vecchia fiamma Harriet e persino una figura femminile che gli parla della castità come chiave di una libertà autentica.
La scena, ideata da Fabio Cherstich, lasciata a sipario aperto, è immediatamente visibile all’ingresso, seppur immersa in un buio quasi totale. L’oscurità permane fino alla fine, ma ogni tanto è rischiarata da qualche bagliore, da effetti scenici e da spifferi di fumo che si diffonde nel teatro rendendo ancor più nebbiosa la visibilità. Più funzionale del fumo, a mio avviso, sarebbe stato qualche chiarore, sia perché nello stato ipnotico non si avverte il grigiore del proprio stato, sia perché il rivivere un amore, per esempio, dovrebbe portare luce e non buio.
L’atmosfera densa e opprimente, enfatizza il peso emotivo e la crisi interiore di Casanova, ma a lungo andare diventa pesante, anche perché impedisce la visione delle espressioni emotive dei personaggi.
La pièce, dalla incisività linguistica di un testo shakespeariano, ha tenuto il pubblico in religioso silenzio per circa due ore consecutive. Nel ruolo protagonista Sandro Lombardi ha delineato la figura del vecchio Casanova con una deambulazione precaria e un fraseggiare pallido e assorto. L’attore ha sostenuto con dignità e professionalità la lunga parte, interfacciandosi a turno con gli altri attori, che si sono dimostrati bravi interpreti: Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello, Betty Pedrazzi e, per la prima volta, Alessandro Ravagli. Purtroppo degli artisti è riportato solo il nome in cartellone, ma non il ruolo. E questa è una carenza del teatro di prosa, che mette in evidenza il protagonista, ma lascia nell’ombra gli altri. Il programma di sala dovrebbe avere l’elenco dei personaggi e degli interpreti, come avviene nel teatro d’opera, altrimenti gli attori sconosciuti rimarranno sempre ignoti.
La recitazione del protagonista è caratterizzata da un tono lamentoso e flebile, sicuro di sé e deciso nell’azione è invece il dottore, fresca e frizzante la ragazza innamorata e anche gli altri personaggi hanno ben espresso il loro carattere. La dizione di tutti gli attori è chiara e questo è un merito non indifferente, visto che molti attori e personaggi televisivi dimostrano di non aver mai frequentato una scuola di dizione.
Il regista Fabio Codemi ha voluto inserire una nota piccante, facendo attraversare il palcoscenico da una musicista completamente nuda, che si è posizionata sulla destra del boccascena per suonare il violoncello, ma in quel buio l’effetto non è stato poi così scioccante. I costumi, adeguati ai personaggi, sono curati da Gianluca Sbicca, il disegno luci è di Giulia Pastore, le musiche e il sound design sono firmati da Andrea Gianessi, assistenti alla regia e alla scenografia sono Andrea Lucchetta e Andrea Colombo.

