“Antropolaroid” di Tindaro Granata è ma un’esperienza profondamente umana e viscerale, un vero e proprio viaggio nell’anima della Sicilia e, per estensione, nell’essenza della memoria collettiva e individuale. Granata, con una sincerità disarmante, ci porta per mano nella sua storia, in un monologo che è un inno alle radici e alla forza dei legami familiari. L’artista, che si definisce non con una formazione accademica ma attraverso un percorso di vita eclettico – dal geometra al meccanico artigliere su una nave militare, dal commesso al cameriere a Roma – trova la sua vera vocazione teatrale nel 2002 con Massimo Ranieri. Questa traiettoria non convenzionale si riflette nella genuinità e nella potenza della sua narrazione. “Antropolaroid” nasce da un bisogno profondo: non voler perdere il mondo raccontato dai suoi nonni, una forma di ringraziamento per l’amore ricevuto e un modo per dare voce a un teatro che nasca dalle sue radici e si nutra di esseri umani. Il cuore pulsante di “Antropolaroid” è l’intento di rielaborare la tradizione del Cunto, un’arte orale trasmessa inconsapevolmente dai suoi nonni contadini. L’approccio di Granata è tutt’altro che accademico; egli si riappropria del Cunto in modo istintivo, proprio come facevano i suoi antenati, che utilizzavano il racconto non come tecnica antica ma per addormentarlo o per un’ora dimenticare la loro solitudine. Questo conferisce allo spettacolo una “grezza poesia popolare”, un’autenticità che trascende le convenzioni teatrali. La performance è un assolo di straordinario successo, come testimoniato dal Premio ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro nel 2011. Granata, da solo in scena, dà vita a una moltitudine di personaggi e voci, alternandoli e facendoli rispondere, creando dialoghi e situazioni con la sola forza del suo corpo, senza artifici scenografici. È una capacità di trasformazione “straordinaria”, che gli permette di passare attraverso i decenni, interpretando uomini e donne, a ogni età, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari e paure. Il pubblico viene catturato da questo “ritmo avvolgente” che tesse un’epopea familiare in un siciliano di grande immediatezza e comprensibilità. La motivazione del Premio ANCT coglie perfettamente l’essenza dello spettacolo, definendolo “di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa”, ma allo stesso tempo capace di offrire, amaramente, l’occasione di ridere grazie alla caratterizzazione dei personaggi. Il titolo stesso, “Antropolaroid”, è un connubio geniale tra ricerca antropologica e scatto fotografico, tra la memoria trattenuta nell’immagine e il racconto tramandato. È uno spettacolo ad “alta condensazione e intelligenza teatrali”, che rielabora con grande sensibilità frammenti della storia dello stesso Granata. “Antropolaroid” è un monito e una speranza. Il futuro, per Granata, deve partire dal nostro passato, custode di gioie e dolori, e in esso si cela tutta la nostra vita. Questo spettacolo non mira a recuperare una tradizione in modo filologico, ma a carpire il segreto del racconto stesso come parte di un codice comune, un DNA propriamente siciliano che si trasmette di generazione in generazione. “Antropolaroid” è una creazione teatrale colma di emozioni, per la concretezza e l’universalità della narrazione, che arriva dritto al cuore, facendoci riflettere sul valore inestimabile delle nostre origini e sulla forza intrinseca che possiamo trarre da esse.
Visto il 7 maggio 2025
Off Topic – Torino
Antropolaroid
di e con Tindaro Granata
Elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
Tecnico audio/luci Matteo Magni
Organizzazione/Distribuzione Paola A. Binetti
Produzione Proxima Res

