Film documentario di Alessandro Preziosi
Shakespeare, Beckett, Pistoletto
. Il dramma esistenziale di un classico del teatro in un contesto di arte contemporanea, in forma di docufilm.
Alessandro Preziosi e Tommaso Mattei hanno condensato in Aspettando Re Lear la perenne complessità dei rapporti tra padri e figli con il dramma dell’attesa e della speranza, nel destino tragico di tutti i personaggi. L’attesa, contrariamente all’Aspettando Godot di Beckett, non è qui astrattamente vana, ma volta alla ricerca della maturità umana ed emotiva, necessario sviluppo del confronto tra un padre e la figlia più amata e pur rinnegata in un momento di esaltazione del proprio potere regale e paterno. Essere uomo, prima di essere padre e re.
Questo è l’anelito del Lear nella regia di Alessandro Preziosi.
E Pistoletto? “Io facevo le prove al Chiostro del Bramante, dove lui aveva una sua personale, e mi sono imbattuto nell’enorme segno dell’infinito. Ci siamo incrociati un paio di volte, alla terza, ci siamo fermati e lui mi ha offerto di utilizzare le sue opere… è stata per me una grande responsabilità”.
Mentre si riflette sui bisogni primari dell’uomo, sull’esercizio del potere, sulla follia e sull’eredità etica che si lascia ai discendenti, la macchina da presa si sposta dietro le quinte per seguire la vicenda nel suo evolversi, dalle prove al debutto, con l’attore che si rivolge allo spettatore. Le riprese seguono gli attori nelle calli e nei canali di Venezia, labirinto fisico oltre che mentale, e in grandi labirinti di siepi, in una soggettiva che propone la realtà della vita oltre che della rappresentazione, dal Chiostro del Bramante a Roma all’Arsenale di Venezia fino alla prima al Teatro Goldoni.
E mentre gli attori studiano e riflettono, i loro personaggi li accompagnano sui vaporetti veneziani, esprimendo la propria evoluzione emotiva ed umana. Ogni attore interpreta più di un ruolo, in un dedalo di incomprensioni reciproche e solitarie visioni, intersecando riprese in studio con riprese all’aperto che mettono alla prova l’attenzione dello spettatore.
Il protagonista della storia principale, Lear, e di quella secondaria, Gloucester, sono due uomini, padri che commettono errori per scarsa lungimiranza, soffrendo e facendo soffrire i loro figli, rispettivamente Cordelia ed Edgar, tuttavia intraprendono con loro un viaggio verso la consapevolezza.
Fa da cornice agli accadimenti una scenografia dal linguaggio contemporaneo, elementi dell’Arte Povera del maestro Michelangelo Pistoletto, che a 90 anni riesce ancora a elaborare una produzione artistica capace di rigenerarsi attraverso la rielaborazione del simbolo dell’infinito, le porte stilizzate, i labirinti di cartone, lo specchio.
Spezzoni di intervista all’artista si innestano come parti integranti della costruzione drammaturgica in cui lo scultore definisce la funzione dello specchio come simbolo e tramite: “Nello specchio non c’è per me niente, c’è soltanto la possibilità di rispecchiare… tutte le immagini che esistono… attraverso il riflesso materico permette che il nulla e il tutto siano presenti”.
Il teatro attraverso l’arte diventa contemporaneo, rivelando nel contempo la sua matrice universale incisa nel profondo dell’essere umano e nelle ataviche relazioni parentali, che lo specchio di Pistoletto fa affiorare davanti agli occhi di Lear alla ricerca di uno spazio mentale dove si rifletta una raggiunta maturità.
Alessandro Preziosi è intenso nel ruolo di un Lear pervaso di affaticata umanità nel percorso dalla pazzia alla lucidità della rinascita. Al suo fianco, con più di un ruolo, Nando Paone, Federica Fresco, Roberto Manzi e Valerio Ameli, oltre alla presenza di Michelangelo Pistoletto che attraverso l’illustrazione delle sue opere sottolinea il percorso di crescita, maturità e rinascita, approfondendo i temi dell’eredità, della follia, della responsabilità tra generazioni e della funzione speculare dell’arte.
La colonna sonora del compositore Giacomo Vezzani accompagna e sottolinea le varie fasi tra sogno e realtà del vecchio re.
Il docufilm, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024, è stato proiettato al Cinema Farnese di Roma dal 5 al 7 maggio.
La sera della prima, Alessandro Preziosi ha ricordato di aver preso parte, 20 anni fa, all’allestimento teatrale di re Lear con l’eccellente Roberto Herlitzka per la regia di Antonio Calenda, che gli ha permesso di osservare l’attesa che i personaggi di questo dramma vivono nel concludere la propria vita. Questo spazio mentale, teatralmente e scenicamente è stato reso materico dalle opere di Michelangelo Pistoletto.
“Ho voluto raccontare il Lear non solo come testo, ma come stato mentale – dichiara Preziosi – Un’esperienza collettiva e personale, in cui gli attori, come i personaggi, si confrontano con la fragilità, la follia, la perdita. Venezia è il nostro specchio: città reale e al tempo stesso allucinata, teatro di tutte le trasformazioni. L’incontro con Michelangelo Pistoletto è stato poi cruciale: le sue opere non sono solo scenografie, ma parte viva della riflessione sul rapporto tra padri e figli, tra generazioni che non si ascoltano, tra verità negate e identità frammentate. “Aspettando Re Lear” è il mio modo per interrogarmi – e interrogarci – su chi siamo, oggi, quando le nostre certezze vacillano”.
Il documentario è anche un viaggio attraverso una nuova idea di costume teatrale, sviluppato con Fashion BEST della Fondazione Cittadellarte di Biella, attraverso un processo sostenibile, tracciabile ed etico, sotto la direzione creativa di Olga Pirazzi, con i designer Flavia La Rocca e Tiziano Guardini.
Tania Turnaturi

