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Danza/BallettoRoma

Romaeuropa Festival, Borda della brasiliana Lia Rodrigues

Redazione Roma
Ultima modifica: 9 Ottobre 2025 15:23
Redazione Roma
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Il 10 e 11 ottobre al Teatro Argentina di Roma

Proseguono le corealizzazioni della quarantesima edizione del Romaeuropa Festival con Fondazione Teatro di Roma nel segno della grande danza internazionale. Torna a Roma, il 10 e l’11 ottobre al Teatro Argentina, dopo aver conquistato il pubblico con il suo Furia, opening del Romaeuropa Festival 2019, la coreografa brasiliana Lia Rodrigues per presentare in prima nazionale la sua ultima produzione Borda.

Con una carriera quarantennale, dal 2004 Rodrigues unisce creazione artistica e attività pedagogica nella favela di Maré – una delle aree più popolose di Rio de Janeiro con oltre 140 mila abitanti – dove ha sede la Lia Rodrigues Companhia de Danças giunta al suo trentacinquesimo anno di attività. Borda è stato sviluppato nel corso di sei mesi di lavoro al Centro de Artes da Maré, sede e laboratorio creativo della compagnia, situato nel cuore della favela. In questo spazio, da anni punto di riferimento per la formazione e la produzione artistica della comunità, Rodrigues ha condotto un processo di creazione collettiva che ha coinvolto danzatori professionisti e non professionisti, intrecciando pratica artistica e impegno sociale.

Le intenzioni dell’artista sono manifeste fin dal titolo. In portoghese borda deriva dal verbo bordar, che significa ricamare, arricchire, decorare, valorizzare, elaborare; ma indica anche confine, margine, limite, barriera, frontiera — tutto ciò che separa. Eppure i confini, suggerisce Rodrigues, non sono linee immobili: sono spazi attraversati da movimenti e scambi, da una continua mescolanza di identità, profumi, suoni, linguaggi e rituali. È in questa soglia viva che l’artista colloca la propria ricerca, dove tradizione e innovazione si incontrano e i rituali ancestrali dialogano con le forme della vita urbana contemporanea. Ma c’è anche una dimensione più immaginativa: borda infatti, in senso figurato, significa “fantasticare”, usare l’immaginazione per intensificare sogni, favole, miraggi e oltrepassare i confini. Il margine diventa così uno spazio in cui culture e discipline si intersecano per generare attriti creativi piuttosto che conflitti. Ed è proprio nel solco di questa ambiguità che Lia Rodrigues costruisce la sua performance, intrecciando paure e speranze, identità e movimenti in continua trasformazione insieme ai suoi collaboratori. «Attraversare un confine è prima di tutto un processo interiore, un limite che superiamo dentro di noi—è così che avviene la trasformazione, la transizione, tutto ciò che ci spinge a passare da un luogo all’altro, da uno stato all’altro, da una prospettiva all’altra. I confini immaginari ci portano in luoghi porosi, popolati da flussi nomadi, sogni e alterità. Tra i diversi significati di “borda”, quello che mi interessa di più è quello che si riferisce ai margini, a quelle zone di biodiversità così ricche e resilienti» ha affermato l’artista.

Sulla scena nove performer danno forma a sequenze in cui i corpi si aggregano in masse organiche per poi sciogliersi in movimenti individuali ed esplosivi. I performer attraversano spazi in cui sogni e memorie si intrecciano e si reinventano in un nuovo arazzo di corpi e materia, tessuti e plastiche che si fondono e si separano per dare vita a tableaux vivants di grande potenza visiva. Spiega Rodrigues: «Lo sviluppo di “Borda” è iniziato quando ho riunito in scena quasi tutti i costumi che avevamo utilizzato nei nostri 35 anni di spettacoli, persino quelli di “May B”—uno spettacolo che Maguy Marin ci ha presentato nel 2017, in seguito a un progetto tra la nostra scuola di danza a Maré e Lione—fino ad arrivare alle plastiche usate in “Pindorama”. Ho ridato vita a tutti questi oggetti e costumi e mi sono detta: “Creeremo un mondo con tutto questo!” Utilizzando tutti questi elementi che erano rimasti con noi dopo la conclusione delle nostre creazioni, alcuni dei quali giacevano nelle mie valigie da anni, abbiamo cominciato a ricamare e a creare personaggi che formano una sorta di organismo in cui ognuno dipende dall’altro. Si tratta del rapporto che abbiamo con tutti questi oggetti e costumi, ma anche del modo in cui i danzatori costruiscono le loro interazioni. Va anche sottolineato che Borda è la continuazione di “Fúria” (2018) ed “Encantado” (2021), costituendo così la parte finale di questo trittico. Per me, è come se due pianeti fossero collassati e avessero dato vita a “Borda”, anche se molte delle altre creazioni della compagnia sono presenti in questo spettacolo in modo meno esplicito».

Nata nel 1956 a San Paolo, dove ha studiato danza classica e Storia presso l’Università di San Paolo (USP), Lia Rodrigues si è avvicinata al movimento della danza contemporanea negli anni ’70 e ha fatto parte della Compagnia di Danza di Maguy Marin dal 1980 al 1982.
Nel 1990 ha fondato a Rio de Janeiro la Lia Rodrigues Companhia de Danças, attiva tutto l’anno con laboratori, creazioni e prove. Nel 1992 ha creato e diretto per quattordici anni il Panorama Festival, il più importante festival di danza della città. Dal 2004, la compagnia concentra la propria attività su progetti artistici ed educativi nella favela da Maré, in collaborazione con l’ONG Redes de Desenvolvimento da Maré. Da questa sinergia sono nati il Centro de Artes da Maré (2009) e l’Escola Livre de Danças da Maré (2011). In oltre quarant’anni di carriera, Lia Rodrigues ha saputo coniugare formazione, creazione artistica, tournée internazionali e workshop educativi in tutto il mondo. Ha ricevuto dal governo francese le onorificenze di Chevalier e Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres, oltre al Prince Claus Award nel 2014.

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