In scena al Teatro di Villa Lazzaroni di Roma fino al 30 novembre 2025
Tre opere del Premio Nobel per la Letteratura 2022 Annie Ernaux, condensate in una drammaturgia che esplora il legame fisiologico e vitale dell’autrice francese con la scrittura.
Tre donne in scena per raccontare, in parallelo, tre esperienze di vita. Della vita della Ernaux, poiché tutta la sua opera è autobiografica, ma universali poiché rispecchiano il vissuto di intere generazioni.
“La donna gelata”, uscito nella traduzione italiana di Lorenzo Flabbi per L’Orma editore nel 2021, analizza il ruolo della donna ancorato a schemi tradizionali nella famiglia borghese degli anni Settanta. Pubblicato in Francia nel 1981, suscitò molte polemiche poiché si ritenevano consolidate le conquiste dei movimenti femministi.
Cresciuta nella provincia francese degli anni Quaranta, in una famiglia sganciata dai ruoli e una figura materna che la educa alla libertà, la scrittrice sperimenterà che il mondo è dominato dagli uomini. Col matrimonio crolla la convinzione che la cultura l’avrebbe protetta da tutto, anche dal potere maschile. La gabbia coniugale è opprimente anche socialmente e condanna l’autrice alla glaciazione dell’interiorità e del desiderio.
L’arrivo di un figlio aumenta il divario dei ruoli, facendo esplodere il senso di alienazione per l’impossibilità di coltivare una rete sociale, come invece è consentito al marito.
La spietata radiografia della coppia è un manifesto sociale sulla disparità di genere e anche sulla differenza di classe, tra donne operaie appartenenti al ceto d’origine di Ernaux e donne della classe borghese, cui apparterrà in seguito.
In “Passione semplice” un amante, sposato, appare e scompare a piacimento mentre lei riempie l’attesa con rituali ossessivi. “Non avevo altro avvenire che la prossima telefonata d’appuntamento”, scrive Annie Ernaux, rivelando la sua dipendenza emotiva da A. È una passione, fatta di sesso e dissociazione dalla realtà. Nel tempo fra due incontri, tutto riconduce a lui, niente più ha significato, nemmeno i figli. Tra la presenza di A. e l’assenza solo il dolore al pensiero dell’abbandono, che aumenta ulteriormente il desiderio. Quando l’idillio finisce, Annie ne coltiverà il ricordo trasformando in parole le sensazioni vissute. Così la passione si fa scrittura per raccontare la società, per collegare, come sempre accade nei romanzi di Ernaux, esperienza individuale e universale.
A maggio 2022 esce in Francia da Gallimard “Le jeune homme”, che racconta la relazione di una cinquantenne con un ragazzo più giovane di trent’anni. Abbattendo il cliché della donna matura e benestante che vive un amore per un ragazzo squattrinato che tradisce la fidanzata, la Ernaux dichiara che il rapporto è equilibrato perché alla dedizione di A. nei suoi confronti lei corrisponde con regali e viaggi: “mi sembrava un accordo equo, un buon affare, tanto più che ero io a stabilirne le regole”.
Per lui la scoperta della letteratura e delle abitudini borghesi, per lei il gusto di riassaporare i rapporti sociali e sessuali della giovinezza trascorsa.
Il rapporto la spinge a sfidare le convenzioni, gli sguardi di disapprovazione dei passanti, i giudizi malevoli: “lo sguardo dei clienti del tavolo accanto al nostro […] ben lontano da provocarmi vergogna, rafforzava la mia determinazione a non nascondere quella relazione”.
La consapevolezza che il ragazzo rappresenta un futuro che a lei è precluso, le dà la misura dell’impossibilità di quell’amore.
L’autrice compara il piacere sessuale con quello della scrittura: “spesso ho fatto l’amore per obbligarmi a scrivere”, fino a concludere che non esiste piacere superiore a quello di scrivere un libro.
Francesca Fava, Arianna Ninchi e Anna Paola Vellaccio portano in scena le parole di Annie Ernaux, elaborandole dai tre momenti diversi della sua vita, intrecciandole e ambientandole in una casa della memoria, alternando il proprio racconto ma contemporaneamente presenti sul palcoscenico. Ciascuna vede se stessa più giovane: l’amante matura vede le altre due, l’innamorata ossessiva vede solo la più giovane, la moglie delusa non le vede entrambe.
Anna Maria Vellaccio, che cura anche la regia, incarna la donna âgée con una morbidezza corporea plasticamente suadente. Francesca Fava è nevroticamente attraversata da singulti di passione e frenesie maniacali per il misterioso uomo. Arianna Ninchi attraversa tutte le fasi del passaggio dalla giovane studentessa che sogna un roseo futuro, alla donna con marito maschilista e due figli piccoli che delimitano il suo raggio d’azione. E il suo viso, che inizialmente irradia la luce della realizzazione di sé, trascolora in un’espressione di crudele disillusione, mentre indossa il grembiule, raccoglie i capelli e si appresta a cucinare appuntandosi sul petto due fiocchi azzurri. Nel finale, il fil rouge tra le tre età della donna sarà una collana di perle.
Dalle note di regia: “Attraverso la narrazione di queste vicende legate al mondo sentimentale, si possono leggere in filigrana anche i temi che Ernaux affronta più approfonditamente in altri suoi libri: il suo percorso di emancipazione sociale e culturale, dalle sue origini popolari e provinciali al suo entrare nel mondo borghese e intellettuale della capitale. La sua crescita e maturazione umana, che passa attraverso gli studi, la famiglia, il lavoro, il femminismo e l’impegno. E attraverso l’amore e la sensualità, perché nulla è disgiunto nella vita di questa donna (di ogni donna) che attraversa il ‘secolo breve’ per ‘scoprirsi felice di entrare sola e libera nel terzo millennio’”.
Tania Turnaturi

