In scena al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 1° marzo 2026
Metateatro. Ribaltamento dei ruoli. Teatro delle maschere.
Essere e apparire, lucidità e follia sono le dicotomie pirandelliane che lasciano lo spettatore col dubbio circa la verità che sta dietro la realtà delle cose. L’essere umano è come egli si percepisce o come gli altri lo vedono? L’autentica natura delle cose viene camuffata dalla maschera grottesca delle convenzioni, ma può anche approdare alla catarsi di una vita coerente con la nuova immagine di sé, in uno sforzo di avvicinamento fra apparire ed essere?
È il paradosso borghese che Pirandello ha eletto a paradigma, spesso giocato su sofismi filosofici, restituendoci opere talvolta post-moderne in cui il testo viene destrutturato e trasformato in rappresentazione meta teatrale, con frequenti abbattimenti della quarta parete.
Così avviene ne Il giuoco delle parti, che questa pièce richiama, rimaneggiata e riproposta in ottica contemporanea.
Maurizio, il regista dell’opera di Pirandello, aspetta il tecnico per il montaggio delle luci, ma si presenta Carmine, che non sa nulla della messinscena e soffre di vertigini. Maurizio, indispettito, è costretto a ripercorrere tutto il testo descrivendo i personaggi e le dinamiche e Carmine, pur di non salire sulla scala a orientare le luci, si mette a discutere ogni aspetto della regia.
Travolto dall’enfasi, rivela all’ignaro teatrante di partecipare a incontri amorosi con coppie che cercano forti emozioni sessuali. Propone, così, di aggiornare il testo pirandelliano in versione pulp contemporaneo, e imbastisce una riscrittura della sceneggiatura con idee innovative ispirate alla sua spericolata vita sessuale notturna.
I ruoli si rimescolano, le identità si confondono e, come in una serie di scatole cinesi, ciascuno presenta varie personalità. Quando sembra che tutto si chiarisca e ognuno non è quello che sembra, ci si accorge che non è nemmeno quello che dice di essere, e tutto si ingarbuglia di nuovo.
Maurizio si irrita, poi si entusiasma, concependo infine l’idea di una innovativa regia pulp.
Ne Il giuoco delle parti Silia è una giovane moglie annoiata, capricciosa e infelice che vorrebbe sottrarsi all’impalpabile dominio mentale del marito da cui vive separata e le concede perfino la libertà di avere un amante, ma è tuttavia incombente fino al punto di indovinare e prevenire i suoi pensieri.
Nella versione pulp il triangolo è ambientato in uno squallido parcheggio di periferia illuminato da luci al neon, dove si consumano scambi di coppie.
L’apparente gioco di ruolo fa emergere realtà insospettabili, che potrebbero non essere definitive, ma essere maschere di altre inquietanti verità, in un gioco esistenziale in cui finzione e realtà si mescolano e si rincorrono. Carmine non è quello che Maurizio aspettava, ma forse non è giunto per caso, e perfino il regista potrebbe non esserne all’oscuro.
“Lui di nascosto osserva te / tu sei nervosa vicino a me / lui accarezza lo sguardo tuo / tu ti abbandoni al gioco suo…” canta Maurizio creando un ideale trait-d’union fra Pirandello e Aznavour.
Metateatro, irriverente, grottesco e comico, con incursioni nel linguaggio e nelle dinamiche dei triangoli erotici tra cuckold, sweet e bull, ossia tra marito tradito, moglie e amante. Il finale è imprevedibile.
Edoardo Erba riprende i due protagonisti maschili pirandelliani, Leone e Guido, e li proietta nell’anziano ed eccentrico regista Maurizio e nell’impacciato tecnico delle luci Carmine.
Massimo Dapporto tratteggia a tinte forti il personaggio di Maurizio: voce impostata a evocare il leggendario “Vittorio”, autocompiacimento e sicurezza di sé quando veste i panni del regista. Camminata tremolante e ghigno che gli deforma l’espressione quando entra nella parte che gli cuce addosso Carmine, e sembra divertirsi a costruire un personaggio inverosimile.
Fabio Troiano disegna una figura speculare. Inizialmente sprovveduto e incerto, si trasforma in uno sceneggiatore che delinea con sicumera dinamiche e relazioni dedotte dalla sua condotta sessuale, trasformando una visione artistica in una rappresentazione pratica.
Scene di Angelo Lodi, luci di Cesare Agoni, costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni.
La regia di Gioele Dix tesse una tela sottile di stati d’animo, dove la risata si mescola alle inquietudini.
Pirandello risulta sempre contemporaneo.
Tania Turnaturi

