Dal 5 al 17 maggio il Teatro Greco di Roma ospita Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford.
NOTE DI REGIA
Negli ultimi vent’anni mi è capitato di lavorare tre volte, compresa l’odierna, sul presente testo di John Ford, anche se quest’ultima è la prima volta che riesco a portarlo in scena, ma nella mia testa è già la terza versione dello spettacolo, avendo io l’abitudine di immaginarmi molto prima le modalità di allestimento. Quindi nella mia mente avevo già fatto tre spettacoli completamente diversi.
Sicuramente il tradurlo mi ha aiutato molto, anche se è stato il momento probabilmente più faticoso e forse più linguisticamente di routine dell’impresa. La scelta di partire dalla traduzione, cosa che forse non avrei mai fatto in origine, si è resa necessaria per me perché le versioni italiane fino ad ora pubblicate hanno sempre qualcosa di troppo personale, probabilmente anche per i giochi ambigui di parola e per i doppi sensi spesso troppo difficoltosi da trasportare dall’inglese tardo giacobiano all’italiano. La mia traduzione prende in esame semplicemente quello che dice John Ford, e lui di sicuro non scrive una storia d’amore tra due giovani, anche se fratelli, perché intorno all’incesto non c’è amore, ma desiderio carnale, possesso, vendetta e morte: queste cose riguardano tutti i personaggi.
Quindi rispetto alle due circostanze precedenti in cui mi ero immaginato due spettacoli abbastanza simili, come direbbe il giovane Torless di Musil, ho cominciato a vedere tutto con occhi diversi e non con quelli della ragione, e ho iniziato a immaginarmelo come se fosse una stagione della serie tv American Horror Story. Ma invece di usare il metafisico come mostro, qui John Ford usa l’incesto come metafora per esplorare il lato più oscuro dell’essere umano: la paura del diverso, il fanatismo religioso, l’abuso di potere e il desiderio di controllo. In un dramma come “Peccato che fosse una sgualdrina”, grazie anche alla coralità dei personaggi, la sgualdrina è un fulcro, e tali strani personaggi riescono a far venir fuori tutti questi aspetti, ognuno con la sua verità.
Lorenzo Lavia
TEATRO GRECO
(via Ruggero Leoncavallo 10)
3773474023
ORARIO SPETTACOLI
Mar–Mer -Ven ore 20.30
Giovedì ore 17.00
Sabato ore 19.00
Domenica ore 17.00
TEATRO GRECO
5-17 maggio
PECCATO CHE FOSSE UNA SGUALDRINA
di JOHN FORD
con Giorgio Crisafi, Marial Bajma-Riva,Erika Puddu,
Fabrizio Apolloni, Riccardo Floris,Antonio Tallura,
Giuseppe Coppola,Gabriele Anagni, Pavel Zelinskiy,
Eros Pascale,Mauro Racanati,
Clara Danesi,Giacomo Mattia, Angelica Accarino
scenografia Paola Castrignano’
costumi Mara Gentile
regia LORENZO LAVIA
produzione United Artists
Personaggi e interpreti
Florio, cittadino di Parma Giorgio Crisafi
Annabella, figlia di Florio Marial Bajma-Riva
Lucciola, tutrice di Annabella Erika Puddu
Ricciardetto Fabrizio Apolloni
Bergetto, nipote di Donato – Un Cardinale Riccardo Floris
Donato, altro cittadino Antonio Tallura
Poggio, servo di Bergetto Giuseppe Coppola
Giovanni, figlio di Florio Gabriele Anagni
Soranzo, nobile Pavel Zelinskiy
Bonaventura, Frate Eros Pascale
Vasques, servo di Soranzo Mauro Racanati
Ippolita, moglie di Ricciardetto Clara Danese
Grimaldi, gentiluomo romano Giacomo Mattia
Filoti, nipote di Ricciardetto Angelica Accarino

