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Danza/BallettoProsa

Nuovo Teatro Ateneo, Kapila Venu (India) – prima italiana in Pārvatīviraham

Redazione Roma
Ultima modifica: 29 Aprile 2026 11:09
Redazione Roma
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7 maggio 2026 – ore 20.30 - Teatro classico indiano

Il 7 maggio 2026, alle ore 20.30, il Nuovo Teatro Ateneo ospita la prima italiana Pārvatīviraham di Kapila Venu, figura di riferimento del teatro classico indiano

. L’appuntamento ed è prodotto dal Natana Kairali di Irinjalakuda (Thrissur, India del Sud). In scena, Kapila Venu—attrice-danzatrice formata nella rigorosa tradizione del teatro-danza—dialoga con un ensemble musicale composto da Kalamandalam Rajeev, Kalamandalam Hariharan e Kalanilayam Unnikrishnan, interpreti di una prassi esecutiva radicata.
L’iniziativa è organizzata con il contributo scientifico del professor Vito Di Bernardi e della professoressa Carmela Mastrangelo, configurandosi come dispositivo di mediazione tra sistemi performativi e contesti culturali differenti.

In Pārvatīviraham (“La separazione di Pārvatī da Śiva”), Kapila Venu inserisce la sua visione poetica femminista dentro il Naṅṅyār-kūttu, la forma femminile del Kūṭiyāṭṭam – dal 2001 riconosciuto dall’UNESCO come Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità – spingendo uno dei pezzi teatrali più famosi del repertorio classico verso sottili e radicali cambiamenti che sono in sintonia con la sensibilità indiana contemporanea. Kapila Venu è stata allieva del leggendario maestro di Kūṭiyāṭṭam Ammannūr Mādhava Cākyār ed è considerata oggi una delle più importanti attrici-danzatrici dell’India. È anche una protagonista della scena internazionale della danza contemporanea per la partecipazione agli spettacoli di Min Tanaka e Akram Khan.

Note del prof. Vito Di Bernardi e la prof.ssa Carmela Mastrangelo

Kapila Venu, una delle protagoniste più rigorose, poliedriche, e versatili dell’odierno revival del teatro classico indiano, con esperienze anche nella danza contemporanea grazie alle collaborazioni con Min Tanaka e Akram Khan, torna a Roma quasi vent’anni dopo la sua partecipazione al Romaeuropa Festival nel 2008. Lì Interpretò e danzò il ruolo di Śakuntalā, il romantico personaggio teatrale creato da Kālidāsa, il grande poeta e drammaturgo vissuto tra il IV e il V secolo d.C. Questa sera presenta al Nuovo Teatro Ateneo in prima italiana Pārvatīviraham (“La separazione di Pārvatī da Śiva”). Si tratta di un “assolo” che fu uno dei cavalli di battaglia del leggendario attore-sacerdote keralese Ammannūr Mādhava Cākyār, uno degli ultimi grandi interpreti di Kūṭiyāṭṭam, il genere più antico e longevo di teatro classico indiano riconosciuto dall’Unesco come “Capolavoro del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità”.
Kapila Venu, allieva diretta di Ammannūr, in questo assolo interpreta più personaggi, passando fluidamente dall’uno all’altro, utilizzando una tecnica drammatica tradizionale chiamata pakaṟnnāṭṭam (alternanza di ruoli). Tutti gli assoli, che costituiscono il cuore di uno spettacolo completo di Kūṭiyāṭṭam, sono una creazione degli attori, sono flash-back della vita passata dei personaggi, sono storie parallele, interpolazioni, elaborazioni che prendono spunto dai testi drammatici dei grandi autori del passato. Quella del Kūṭiyāṭṭam è una vera e propria “drammaturgia d’attore” che si basa sulla trasmissione orale dei repertori, da maestro ad allievo, e sull’uso, come avveniva nella nostra Commedia dell’arte, di canovacci scritti dagli attori stessi.
L’azione del Pārvatīviraham si inserisce nel terzo atto del dramma sanscrito L’incoronazione di Rāma attribuito a Bhāsa: inizia quando Rāvaṇa, il re-demone dalle dieci teste e venti braccia, antagonista di Rāma nel Rāmāyaṇa, sradica furiosamente il Monte Kailāsa, dimora sacra di Śiva e della sua sposa Pārvatī. In quel momento è in corso una querelle amorosa tra le due divinità. Pārvatī, seduta sensualmente sulle ginocchia di Śiva, vede sulla testa dello sposo Gaṅgā, la dea del Gange. La tensione, all’inizio controllata e repressa da Pārvatī, emerge in superficie. Pārvatī interroga il suo sposo con crescente sospetto:
«Che cos’è ciò che vedo sulla tua testa, o Maheśa?»
«È solo acqua, amore mio.»
«Ma l’acqua ha forse un volto, occhi e seni?»
Śiva tenta di sviare ogni sospetto con evasive e giocose invenzioni. Ciò che vede Pārvatī sulla sua testa sono fiori di loto, api, onde, pesci, uccelli cakravāka. Non c’è nessuna donna. Ma Pārvatī non cade nell’inganno. Gelosa, ferita e furiosa, decide di andarsene e tornare dal padre, il sovrano divino dell’Himālaya. Mentre sale sulla vetta del Kailāsa con le sue ancelle, la montagna trema scossa dalla forza sovraumana di Rāvaṇa, e Pārvatī, spaventata, corre di nuovo tra le braccia di Śiva. Il litigio si scioglie in una riconciliazione.
Ricorda Kapila Venu in un’intervista su “The Hindu”: “Ho imparato il Pārvatīviraham molto tempo fa, ma solo da poco ho iniziato a portarlo in scena. Poiché in passato veniva sempre interpretato dagli uomini, Pārvatī è stata rappresentata secondo una prospettiva maschile. Io interpreto il Pārvatīviraham in modo diverso. La mia rappresentazione non è caricaturale né satirica; al contrario, scelgo di esplorare la profondità emotiva di questo pezzo. Parlo di profondità perché non c’è soltanto la comicità come nella versione maschile. La mia Pārvatī è dubbiosa, ferita, e io mostro le sue emozioni contrastanti con sincerità. Pārvatī decide di andare via e questa è una decisione forte. Come per la maggior parte dei personaggi femminili che interpreto, c’è molto di me in Pārvatī. Tendo poi a rendere il personaggio maschile più vulnerabile, un po’ più emotivo. Vediamo sempre le donne struggersi, ma credo che anche gli uomini soffrano per le donne che amano. Nel Pārvatīviraham, Śiva è diviso tra due donne e se inizialmente trova divertente la gelosia di Pārvatī, in seguito prova tristezza quando lei se ne va, e gioia quando lei ritorna.”
Kapila Venu mette in scena il Pārvatīviraham nello stile del Naṅṅyār-kūttu, una forma teatrale che fu concepita all’inizio come una lunga sezione posta all’interno di uno spettacolo di Kūṭiyāṭṭam e affidata a una delle Naṅṅyār, attrici della compagnia teatrale. La Naṅṅyār, da sola in scena, danzava e narrava per diversi giorni di seguito la storia di Kṛṣṇa. Oggi il Naṅṅyār-kūttu è un genere autonomo di teatro classico con un vastissimo repertorio ed è diventato il simbolo stesso delle potenzialità di una “drammaturgia d’attrice” che, come nel caso di Kapila Venu, pur restando dentro i codici scenici tradizionali, riscrive i personaggi femminili del mito e dei poemi epici indiani.

Note di contesto sulla stagione

I prossimi appuntamenti che concluderanno la stagione del Nuovo Teatro Ateneo vedranno in scena il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.

Ingresso gratuito
Prenotazioni: https://teatroateneoparvativiraham.eventbrite.it

Info
Polo Museale – Sapienza Cultura – Sezione Nuovo Teatro Ateneo
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma – Edificio CU017

Orario spettacoli: 20.30
L’ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link
https://bit.ly/parcheggiocusapienza

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