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Teatrionline > Blog > Pisa > STEFANO MASSINI RACCONTA GLI OPERAI DELLA PIAGGIO A PONTEDERA
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STEFANO MASSINI RACCONTA GLI OPERAI DELLA PIAGGIO A PONTEDERA

Redazione
Ultima modifica: 12 Maggio 2026 08:56
Redazione
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www.teatrodellatoscana.it

 

STEFANO MASSINI RACCONTA GLI OPERAI DELLA PIAGGIO A PONTEDERA

Viaggio nell’Italia che si rialza dal dopoguerra e produce dall’Ape alla Vespa, dal Ciao al Sì.   

Al Teatro Era, il 16 maggio, ore 21, a ingresso gratuito, per rendere accessibile a tutti una narrazione su memoria industriale e lavoro.

La fabbrica è un incrocio di storie, non è soltanto un luogo in cui si produce qualcosa. La fabbrica vive di occhi, di mani, di respiri, di teste. Anche di battaglie sindacali, di passioni politiche e di amori. Parte dagli operai della Piaggio di Pontedera (Pisa) il racconto costruito da Stefano Massini E l’Ape disse alla Vespa: “Sì, Ciao” in scena al Teatro Era di Pontedera il 16 maggio, alle ore 21 (data unica), a ingresso gratuito, con prenotazione online su https://tinyurl.com/massinipiaggio. L’evento sarà registrato da Radio Rai 3 e poi trasmesso in prima serata nazionale il prossimo 28 giugno.

Una narrazione accessibile a tutti su memoria e lavoro quella realizzata dal Teatro della Toscana con il suo direttore artistico. “Materiali” per un’epica della Metalmeccanica che attraversa l’Italia dal primissimo dopoguerra alla metà degli Anni Ottanta e che cresce e si evolve insieme a prodotti che dallo stabilimento toscano vanno nei mercati di tanti Paesi del mondo: l’Ape, la Vespa, il Ciao, il Sì. Prodotti che diventano iconici, simboli di un paese che si rialza e la cui economia ricomincia a correre. Prodotti che lanciano il Made in Italy e che sono il frutto del lavoro di una classe operaia che non è una massa indistinta, ma ha nomi e facce, dignità e condivisioni dentro i capannoni industriali a Pontedera.

Ha affermato Stefano Massini: «C’è una storia che mi ha sempre colpito, quasi un paradosso dell’orgoglio: quella del bambino di Pontedera che, entrando in classe il primo giorno di scuola, dichiara fiero alla maestra: “Il mio babbo e la mia mamma fanno le Vespe”. In quella frase non c’è solo il lavoro, c’è un’identità. In quella classe, ventisette bambini su ventotto rispondevano allo stesso modo. Ecco, io in questo spettacolo non ho voluto raccontare semplicemente la cronaca di una fabbrica, ma la storia di un sistema e di una città che ha letteralmente messo le ruote all’Italia. Sono orgoglioso di raccontare questa storia profondamente toscana e profondamente nostra. È la storia di un Paese che ha avuto una gloriosa tradizione meccanica e umana, nata dalla Resistenza e cresciuta con il lavoro. Era ora che questa epopea arrivasse a teatro, perché conoscere cosa è accaduto dentro quegli stabilimenti significa capire chi siamo stati e chi, forse, potremmo ancora essere».

Ha dichiarato Matteo Franconi, Vicepresidente del Teatro della Toscana: «E l’Ape disse alla Vespa: “Sì, Ciao” non racconta solo una storia locale, ma un vero pezzo d’Italia. Sebbene il cuore del racconto sia Pontedera, la narrazione abbraccia l’intera nazione. Sappiamo bene quanto la Piaggio rappresenti un patrimonio nazionale, così come lo sono gli uomini e le donne che l’hanno pensata e costruita. Considero quest’opera di Stefano Massini un grande omaggio che il Direttore artistico del Teatro della Toscana ha voluto dedicare a quei lavoratori: un racconto che attraversa uno spaccato fondamentale del nostro Paese, fatto di diritti conquistati, nuove opportunità e mutamenti profondi nelle abitudini e nei bisogni dei cittadini».

Stefano Massini, con il suo stile narrativo tagliente, ironico e attento alla Storia, ricostruisce una geografica affettiva fatta di nomi, volti e personaggi ispirati a figure reali in E l’Ape disse alla Vespa: “Sì, Ciao”. C’era un tempo in cui il lavoro che si tramandava di padre in figlio come una eredità preziosa, come una sapienza, come una risorsa: il padre in Piaggio, il figlio in Piaggio, il nipote in Piaggio. Un testimone che passa da una generazione all’altra: Massini prenderà una famiglia e racconterà la dinasty di una classe operaia, tra sacrifici, orgoglio e risparmi. Del resto, proprio il lavoro emerge come asse centrale del racconto: un tema caro a Massini, che torna a interrogare il valore umano, sociale e civile dell’esperienza operaia e industriale come aveva già fatto in altre sue opere precedenti come in tanti monologhi in tv a Piazza Pulita e in teatro con Sette minuti o con Shenzhen.

In E l’Ape disse alla Vespa: “Sì, Ciao” un ruolo importante è quello della musica con le esibizioni di Saverio Zacchei e Luca Roccia Baldini. La colonna sonora è un viaggio emotivo che segue l’evoluzione dei tempi, spaziando tra generi e suggestioni diverse: dalle note di Amado mio, al canto di lotta e speranza di Fischia il Vento. Insomma, un evento che non celebra solo macchine straordinarie, ma la straordinaria umanità che le ha rese possibili.

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