Gli eventi del 23 e del 25 giugno all'Orto Botanico
Prosegue la nona edizione Classica al Tramonto, la rassegna estiva dell’Istituzione Universitaria dei Concerti ospitata in uno dei posti più suggestivi della Capitale, il Museo Orto Botanico, negli ex Giardini di Cristina di Svezia, nel cuore di Trastevere.
Sempre più interessanti gli eventi della rassegna che si svolgerà dall’11 giugno al 15 luglio proponendo serate all’insegna di concerti unici (ore 21.00) oppure serate con due appuntamenti con la formula del doppio concerto (alle 20.30 e alle 21,30) oltre che ad eventi speciali.
Classica al Tramonto prosegue martedì 23 giugno con una nuova serata dal doppio concerto.
Martedì 23 giugno alle ore 20.30 l’Orto Botanico ospita la Jazz Campus Orchestra, orchestra giovanile di Fondazione Musica Roma e diretta dal M° Massimo Nunzi, con il concerto “Italian Jazz Boom! (In Swing)” un programma dedicato a un capitolo poco frequentato, seppur ricchissimo della nostra storia musicale analizzando la musica italiana attraversata dal linguaggio del jazz tra anni ’30, ’40, ’50 e ’60.
“Italian Jazz Boom! (In Swing)” si propone come un itinerario nella canzone e nella musica popolare di quegli anni, quando il Paese attraversava trasformazioni profonde: dal dopoguerra fino al periodo del boom. In quelle stagioni il jazz, ascoltato, studiato, rielaborato, entra nelle orchestre, nei teatri, nelle radio, e diventa parte di un modo tutto italiano di intendere ritmo, armonia e fraseggio. La Jazz Campus Orchestra affronta questo materiale con cura stilistica e slancio esecutivo, valorizzando sezioni e solisti in un concerto che unisce memoria e scoperta, e restituisce al pubblico un patrimonio musicale italiano di rara qualità. Ospiti dell’Orchestra saranno Cristiana Polegri e Stefano Fresi.
La serata di martedì 23 giugno prosegue alle 21.30 con il progetto Pangea di Pietro Leveratto, special guest il clarinettista Gabriele Mirabassi.
Il nome Pangea evoca una dimensione creativa in continua evoluzione: è un progetto al quale Pietro Leveratto ha dato vita in diverse occasioni durante la sua ricchissima carriera concertistica, modulando sempre in modo diverso i musicisti coinvolti, la formazione e i repertori, esaltando così ogni volta la natura mutevole e imprevedibile di questo genere musicale. Pangea assume qui la forma di un quartetto che racchiude in sé l’incontro fra due generazioni di musicisti: il contrabbassista ospita sul palco il clarinettista Gabriele Mirabassi, musicista di assoluto rilievo con il quale condivide da diversi anni numerose esperienze musicali. A completare il gruppo, Francesco Zanotti alla chitarra e Federico Chiarofonte alla batteria. Il repertorio si compone di musica interamente originale, ricca da un punto di vista compositivo, sebbene l’elemento centrale di questa musica rimanga il gesto improvvisativo, come lo stesso Leveratto ama spesso sottolineare.
Giovedì 25 giugno alle ore 20.30 il palco dell’Orto Botanico ospita il pianista Alessandro Simoni con un programma che propone un percorso, fra Bach, Chopin, Beethoven, Skrjabin e Kurbatov che attraversa diverse epoche della letteratura pianistica, mettendo in relazione forme, linguaggi e sensibilità differenti, dalla rigorosa architettura barocca fino alle sonorità contemporanee.
Il Preludio e Fuga BWV 854 dal Clavicembalo ben temperato II di Bach si fonda su un impianto contrappuntistico in cui la chiarezza della disposizione delle voci convive con una significativa densità imitativa. La Sonata Op. 10 n. 3 di Beethoven si colloca in una fase di ridefinizione della forma-sonata dove, accanto alla chiarezza strutturale dei movimenti estremi, il Largo e mesto introduce un livello di intensificazione espressiva. Nella produzione pianistica di Chopin, il rapporto tra modelli formali e scrittura idiomatica è centrale: la Mazurka Op. 24 n. 1 rielabora infatti i tratti ritmico-metrici della danza polacca attraverso dislocazioni accentuative e una certa instabilità armonica; lo Scherzo op. 39 n. 3, invece, si configura come una forma ampia e contrastiva, dove il virtuosismo è funzionale all’articolazione delle tensioni tematiche e tonali. Con la Sonata op. 30 n. 4, Skrjabin porta a esito la crisi della sintassi tonale funzionale: la forma unitaria e continua dissolve la segmentazione in movimenti, l’organizzazione armonica privilegia campi sonori e tensioni intervallari. Il brano “Lost in Darkness” op. 34 di Kurbatov si inserisce in una prospettiva contemporanea in cui il pianoforte è concepito come spazio di esplorazione timbrica e la scrittura privilegia parametri come densità, registro e articolazione, rispetto allo sviluppo tematico in senso tradizionale.
Classe 1996, Alessandro Simoni ha frequentato il Conservatorio di Frosinone nella classe del M° Gilda Buttà, conseguendo il diploma con la massima votazione, la lode e menzione d’onore. Ha frequentato corsi e masterclass sotto la guida di prestigiosi Maestri e si è diplomato cum laude ai Corsi di Perfezionamento presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, sotto la guida di Benedetto Lupo. Si è esibito in numerose città e nel 2021 è stato selezionato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia come pianista dell’Ensemble Novecento. Ha partecipato a numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali: fra i premi più recenti, il riconoscimento nel 2023 come “miglior finalista italiano” al Sigismund Thalberg International Piano Competition. Di recente ha firmato un contratto discografico con l’etichetta Brilliant Classic, per l’incisione della raccolta completa di Studi del compositore Adolf von Henselt.
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Giovedì 25 giugno alle ore 21.30 spazio al debutto alla IUC del pianista austriaco Martin Nöbauer con il recital Beethoven: Sturm che propone tre celeberrimi pezzi di repertorio, la Sonata Op. 27 No. 2 “Chiaro di luna”, la Sonata n. 17 in re minore, Op. 31 n. 2 “La tempesta”, la Sonata Op. 57 “Appassionata”
Sebbene nessuno di questi titoli sia stato dato dal compositore, “Al chiaro di luna”, “Tempesta” e “Appassionata” hanno probabilmente contribuito alla straordinaria popolarità di questi capolavori. Beethoven è radicato nel classicismo, ma la sua musica appare spesso, per certi aspetti, più “romantica” di quella successiva. È difficile infatti trovare pagine che esprimano con altrettanta immediatezza e intensità un’ampia gamma di emozioni, inclusi il senso di tragedia e il destino con cui il compositore dovette confrontarsi. Solo cinque anni dopo il primo gruppo delle 32 sonate, dedicato a Haydn, Beethoven scrive opere dal carattere quasi fantastico, lontane dalla pura forma classica. “Sonata quasi una fantasia”, titolo autentico della celebre “Al chiaro di luna”, potrebbe valere per tutte e tre le sonate in programma. I loro slanci emotivi, i bruschi mutamenti e le ricche sfumature sonore saranno affidati a Martin Nöbauer.
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